Vietato il 7 ottobre. La realtà quando?
Articolo: Lecco, 7 ottobre: la Questura vieta il corteo per la Palestina
Messaggio: È confermato che la Questura di Lecco ha vietato il corteo-presidio per la Palestina del 7 ottobre, attendiamo naturalmente le motivazioni ufficiali. Magari le ammantano con l'incapacità di garantire la sicurezza e pure la Costituzione per mascherare che la ragione, ancora una volta, cone altrove, è la particolare "simbologia della data". In ogni caso comunque c'è da chiedersi dove finisce la sicurezza e dove comincia la rimozione della realtà. Perché il 7 ottobre è una data. Non è l'inizio della storia. E ricordarlo non significa giustificare Hamas, il terrorismo o le vittime israeliane. Significa anche non fingere che prima di quella data non esistessero occupazione, guerra, violenze, morti, risoluzioni Onu disattese e violate e una questione palestinese che dura da decenni. Una democrazia dovrebbe riuscire a tenere insieme entrambe le cose. E di conseguenza pure la Questura.
E poi c'è un curioso paradosso. Proprio mentre a Lecco si vieta un presidio perché nella realtà organizzato il 7 ottobre, "Naza”, il film documentario premiato a Venezia sulla tragedia palestinese narrata da ufficiali dell'intelligence e dell'esercito israeliano viene visto da decine di migliaia di italiani e continua a suscitare discussione. A questo punto viene quasi da chiedersi: se il problema è davvero la data e l'incapacità della sicurezza, dovremmo aspettarci che il 7 ottobre si vieti anche di proiettarlo e di andare al cinema a vedere quel film? Naturalmente no. Sarebbe assurdo. Vero? (Speriamo, a questo punto, non sia un suggerimento per la Questura)
Ma è proprio per questo che il divieto di una manifestazione pacifica appare ancora più difficile da comprendere. A meno che non si pensi che il problema non siano ciò che accade, le vittime o la solidarietà. Ma soltanto che qualcuno ne parli. E allora facciamo così. Niente corteo. Niente presidio. Niente assembramenti. Il 7 ottobre, ognuno per conto proprio, guardi le stelle. Nello stesso momento nella stessa direzione Senza organizzarsi, senza chiamarsi, senza manifestare. Chissà se anche quello sarà considerato troppo simbolico troppo pericoloso per la sicurezza
E chissà se i partiti e i movimenti che han detto solo pochi giorni fa che "la Città è di chi se ne prende cura" sentiranno, questa volta, il bisogno di dire alla Questura che è una censura, con sicurezza. In fondo "la nostra città è il mondo intero", vero? Perché le stelle e i corpi si si possono oscurare con un divieto. La realtà, purtroppo, no.
Messaggio: È confermato che la Questura di Lecco ha vietato il corteo-presidio per la Palestina del 7 ottobre, attendiamo naturalmente le motivazioni ufficiali. Magari le ammantano con l'incapacità di garantire la sicurezza e pure la Costituzione per mascherare che la ragione, ancora una volta, cone altrove, è la particolare "simbologia della data". In ogni caso comunque c'è da chiedersi dove finisce la sicurezza e dove comincia la rimozione della realtà. Perché il 7 ottobre è una data. Non è l'inizio della storia. E ricordarlo non significa giustificare Hamas, il terrorismo o le vittime israeliane. Significa anche non fingere che prima di quella data non esistessero occupazione, guerra, violenze, morti, risoluzioni Onu disattese e violate e una questione palestinese che dura da decenni. Una democrazia dovrebbe riuscire a tenere insieme entrambe le cose. E di conseguenza pure la Questura.
E poi c'è un curioso paradosso. Proprio mentre a Lecco si vieta un presidio perché nella realtà organizzato il 7 ottobre, "Naza”, il film documentario premiato a Venezia sulla tragedia palestinese narrata da ufficiali dell'intelligence e dell'esercito israeliano viene visto da decine di migliaia di italiani e continua a suscitare discussione. A questo punto viene quasi da chiedersi: se il problema è davvero la data e l'incapacità della sicurezza, dovremmo aspettarci che il 7 ottobre si vieti anche di proiettarlo e di andare al cinema a vedere quel film? Naturalmente no. Sarebbe assurdo. Vero? (Speriamo, a questo punto, non sia un suggerimento per la Questura)
Ma è proprio per questo che il divieto di una manifestazione pacifica appare ancora più difficile da comprendere. A meno che non si pensi che il problema non siano ciò che accade, le vittime o la solidarietà. Ma soltanto che qualcuno ne parli. E allora facciamo così. Niente corteo. Niente presidio. Niente assembramenti. Il 7 ottobre, ognuno per conto proprio, guardi le stelle. Nello stesso momento nella stessa direzione Senza organizzarsi, senza chiamarsi, senza manifestare. Chissà se anche quello sarà considerato troppo simbolico troppo pericoloso per la sicurezza
E chissà se i partiti e i movimenti che han detto solo pochi giorni fa che "la Città è di chi se ne prende cura" sentiranno, questa volta, il bisogno di dire alla Questura che è una censura, con sicurezza. In fondo "la nostra città è il mondo intero", vero? Perché le stelle e i corpi si si possono oscurare con un divieto. La realtà, purtroppo, no.
Paolo Trezzi





















