Manzoni, la soliderietà e quella domanda....
La Camminata Manzoniana è una bella tradizione lecchese.
Lo è da decenni, lo sono i suoi quadri manzoniani, lo è soprattutto la sua capacità di mettere insieme città, associazioni, volontariato e solidarietà.
E proprio per questo una fotografia come quella di oggi, con il marchio di Invernizzi Presse tra quelli che sostengono l'iniziativa, mi porta non a contestare la Camminata, né il suo valore, né tantomeno la legittimità dell'azienda.
Mi porta a porre una domanda.
È sufficiente che uno sponsor sia perfettamente in regola con la legge oppure, quando si parla di iniziative pubbliche, solidali o sostenute da Istituzioni e Terzo settore, dovremmo porci anche un problema di coerenza?
Non è una domanda teorica.
L'inchiesta di Duccio Facchini pubblicata da Altreconomia il 1° gennaio 2026 ha documentato, attraverso atti e autorizzazioni ufficiali, una fornitura di Invernizzi Presse a una società israeliana di attrezzature destinate alla fabbricazione di componenti per munizioni. La stessa azienda ha sempre rivendicato la piena legalità della propria attività.
Nessuna accusa, dunque. Nessuna richiesta di mettere alla gogna un'azienda.
Nessuna pretesa di stabilire da Lecco quali siano le responsabilità delle guerre nel mondo.
Ma una questione rimane.
La stessa Invernizzi Presse è stata tra i soci fondatori della Comunità Energetica Rinnovabile e Solidale di Lecco, insieme al Comune e a numerose realtà del mondo sociale e del Terzo settore.
E oggi la ritroviamo anche tra i sostenitori di un'iniziativa di solidarietà come la Camminata Manzoniana.
Forse è arrivato il momento di discutere, serenamente, ma pubblicamente, non della singola azienda ma dei criteri.
Quali attività sono compatibili con il ruolo di sponsor di un'iniziativa pubblica?
Quali con quello di partner di una realtà che si definisce solidale?
E quali invece, pur essendo perfettamente legali, meritano almeno una valutazione preventiva di opportunità e coerenza?
È significativo che proprio in questi giorni il Comune abbia aperto la procedura per la ricerca degli sponsor degli Open Masters Games Como Lake 2027.
Perché allora non costruire finalmente un criterio generale, trasparente e valido per tutti?
Non per fare liste di buoni e cattivi.
Non per sostituire la legge con un tribunale morale.
Ma per stabilire quali siano i confini etici delle partnership quando dall'altra parte ci sono il Comune, la solidarietà, il Terzo settore o iniziative che rappresentano l'intera comunità.
Del resto, se c'è un luogo nel quale questa domanda dovrebbe poter essere posta senza scandalo, è proprio Lecco.
La città di Alessandro Manzoni.
Quella dei Promessi Sposi, dove la violenza, anche quando viene esercitata dai potenti e dentro rapporti perfettamente riconoscibili, non diventa per questo moralmente neutra.
Don Rodrigo aveva il potere.
L'Innominato aveva la forza.
Ma Manzoni non si è mai accontentato di chiedere se ciò che facevano fosse consentito dalle regole del loro mondo.
È forse questa la differenza tra legalità e responsabilità.
E allora la domanda non è se Invernizzi Presse abbia il diritto di fare ciò che fa.
La domanda è se noi, quando scegliamo con chi condividere il nome di una festa, di una raccolta benefica, di una comunità energetica o di un'iniziativa pubblica, vogliamo fermarci alla legalità oppure pretendiamo qualcosa in più: la coerenza.
Non cambierà il corso delle guerre.
Ma potrebbe cambiare, almeno un poco, il modo in cui una comunità sceglie di rappresentare i propri valori.
Lo è da decenni, lo sono i suoi quadri manzoniani, lo è soprattutto la sua capacità di mettere insieme città, associazioni, volontariato e solidarietà.
E proprio per questo una fotografia come quella di oggi, con il marchio di Invernizzi Presse tra quelli che sostengono l'iniziativa, mi porta non a contestare la Camminata, né il suo valore, né tantomeno la legittimità dell'azienda.

È sufficiente che uno sponsor sia perfettamente in regola con la legge oppure, quando si parla di iniziative pubbliche, solidali o sostenute da Istituzioni e Terzo settore, dovremmo porci anche un problema di coerenza?
Non è una domanda teorica.
L'inchiesta di Duccio Facchini pubblicata da Altreconomia il 1° gennaio 2026 ha documentato, attraverso atti e autorizzazioni ufficiali, una fornitura di Invernizzi Presse a una società israeliana di attrezzature destinate alla fabbricazione di componenti per munizioni. La stessa azienda ha sempre rivendicato la piena legalità della propria attività.
Nessuna accusa, dunque. Nessuna richiesta di mettere alla gogna un'azienda.
Nessuna pretesa di stabilire da Lecco quali siano le responsabilità delle guerre nel mondo.
Ma una questione rimane.
La stessa Invernizzi Presse è stata tra i soci fondatori della Comunità Energetica Rinnovabile e Solidale di Lecco, insieme al Comune e a numerose realtà del mondo sociale e del Terzo settore.
E oggi la ritroviamo anche tra i sostenitori di un'iniziativa di solidarietà come la Camminata Manzoniana.
Forse è arrivato il momento di discutere, serenamente, ma pubblicamente, non della singola azienda ma dei criteri.
Quali attività sono compatibili con il ruolo di sponsor di un'iniziativa pubblica?
Quali con quello di partner di una realtà che si definisce solidale?
E quali invece, pur essendo perfettamente legali, meritano almeno una valutazione preventiva di opportunità e coerenza?
È significativo che proprio in questi giorni il Comune abbia aperto la procedura per la ricerca degli sponsor degli Open Masters Games Como Lake 2027.
Perché allora non costruire finalmente un criterio generale, trasparente e valido per tutti?
Non per fare liste di buoni e cattivi.
Non per sostituire la legge con un tribunale morale.
Ma per stabilire quali siano i confini etici delle partnership quando dall'altra parte ci sono il Comune, la solidarietà, il Terzo settore o iniziative che rappresentano l'intera comunità.
Del resto, se c'è un luogo nel quale questa domanda dovrebbe poter essere posta senza scandalo, è proprio Lecco.
La città di Alessandro Manzoni.
Quella dei Promessi Sposi, dove la violenza, anche quando viene esercitata dai potenti e dentro rapporti perfettamente riconoscibili, non diventa per questo moralmente neutra.
Don Rodrigo aveva il potere.
L'Innominato aveva la forza.
Ma Manzoni non si è mai accontentato di chiedere se ciò che facevano fosse consentito dalle regole del loro mondo.
È forse questa la differenza tra legalità e responsabilità.
E allora la domanda non è se Invernizzi Presse abbia il diritto di fare ciò che fa.
La domanda è se noi, quando scegliamo con chi condividere il nome di una festa, di una raccolta benefica, di una comunità energetica o di un'iniziativa pubblica, vogliamo fermarci alla legalità oppure pretendiamo qualcosa in più: la coerenza.
Non cambierà il corso delle guerre.
Ma potrebbe cambiare, almeno un poco, il modo in cui una comunità sceglie di rappresentare i propri valori.
Paolo Trezzi





















