Tra il passato di un borgo e il presente di una comunità: Premana “rivive l’antico” anche nel 2026
Un autentico tuffo nel passato che per un intero fine settimana riporta indietro nel tempo un paese e il suo popolo. Un evento di grande valenza storica e culturale, che negli anni ha assunto dimensioni importanti e un’assoluta rilevanza a livello regionale, mentre inserisce costantemente delle novità all’interno di una proposta che mantiene l’anima delle prime edizioni. Una manifestazione che per mesi è in grado di coinvolgere nei preparativi un’intera comunità, dando testimonianza dello spirito di un popolo che sa unirsi per costruire qualcosa di bello e di grande, qualcosa che ne trasmette con gioia e orgoglio i valori e l’identità profonda.

Questo, tutto questo, è Premana Rivive l’Antico. Non una semplice rievocazione storica, ma un’esperienza da provare “almeno una volta nella vita”. In questo 2026, nel primo giorno del fine settimana di PRA, in tanti sono già saliti in Alta Valle. Numerosissimi, infatti, i visitatori che già di primo mattino hanno intrapreso il (lungo) percorso attraverso le oltre sessanta postazioni che caratterizzano l’itinerario dell’evento. Un tracciato che, a partire dalla zona di Giabbio (ai piedi di Premana, presso la zona industriale), si snoda inizialmente tra i pascoli e boschi del versante posto sotto l’abitato di Premana, tra carbonai, muratori e boscaioli, passando per la tradizionale festa premanese del “past” e per la spettacolare postazione della “palo della cuccagna”.

Si entra poi in paese, dove le viuzze del centro storico si animano con i canti della tradizione popolare, dove le case antiche che regalano scorci spettacolari, dove il fabbro lavora al centro della piazza, il macellaio prepara salsicce senza sosta, le donne producono gli abiti tradizionali e i bambini si divertono a giocare tra i vicoli del paese. L’atmosfera è calda, accogliente, suggestiva.
È un’esperienza unica, poi, quella che si vive al primo piano del Teatro San Rocco, verso la fine del percorso, dove è possibile accedere ad una sala semi-oscurata per immergersi con il corpo e la mente nel suono inconfondibile del canto premanese, grazie all’installazione con sistema di diffusione surround realizzata dall’etnomusicologo Giovanni Cestino.

Una proposta parte del progetto “Premana ascolta”, organizzato dalla Pro Loco in collaborazione con l’Associazione Culturale “Il Corno” (che gestisce il Museo Etnografico), che rappresenta la vera novità di questa edizione di PRA. Una proposta completata dall’installazione “Cantori di Premana”. Storia di un disco Albatros (1977) – a cura di Rebecca Favale e dello stesso Giovanni Cestino - collocata quest’ultima presso la Sala Archivio (piano terra) del Museo Etnografico.

Mentre numerosi visitatori continuano ad affollare il percorso della manifestazione, la tredicesima edizione di Premana Rivive l’Antico può già considerarsi un successo. Per un semplice motivo, che va al di là dei numeri. Perché ancora una volta un paese ha scelto di tornare al suo passato non con fare “nostalgico” e mettendolo sotto una teca, ma interpretando la propria storia e le proprie tradizioni come motivo del suo presente e come “speranza” per il suo futuro.

Il resto, si potrebbe dire, viene da sé… un mosaico spettacolare e coinvolgente che ricorda ai premanesi di tutte le età la propria identità e che racconta ai visitatori l’anima di un popolo. Come? Con un entusiasmo e una gioia che contagiano chiunque sale in Alta Valle per vivere una giornata di divertimento immersa nella Premana antica.

Questo, tutto questo, è Premana Rivive l’Antico. Non una semplice rievocazione storica, ma un’esperienza da provare “almeno una volta nella vita”. In questo 2026, nel primo giorno del fine settimana di PRA, in tanti sono già saliti in Alta Valle. Numerosissimi, infatti, i visitatori che già di primo mattino hanno intrapreso il (lungo) percorso attraverso le oltre sessanta postazioni che caratterizzano l’itinerario dell’evento. Un tracciato che, a partire dalla zona di Giabbio (ai piedi di Premana, presso la zona industriale), si snoda inizialmente tra i pascoli e boschi del versante posto sotto l’abitato di Premana, tra carbonai, muratori e boscaioli, passando per la tradizionale festa premanese del “past” e per la spettacolare postazione della “palo della cuccagna”.

Si entra poi in paese, dove le viuzze del centro storico si animano con i canti della tradizione popolare, dove le case antiche che regalano scorci spettacolari, dove il fabbro lavora al centro della piazza, il macellaio prepara salsicce senza sosta, le donne producono gli abiti tradizionali e i bambini si divertono a giocare tra i vicoli del paese. L’atmosfera è calda, accogliente, suggestiva.

Una proposta parte del progetto “Premana ascolta”, organizzato dalla Pro Loco in collaborazione con l’Associazione Culturale “Il Corno” (che gestisce il Museo Etnografico), che rappresenta la vera novità di questa edizione di PRA. Una proposta completata dall’installazione “Cantori di Premana”. Storia di un disco Albatros (1977) – a cura di Rebecca Favale e dello stesso Giovanni Cestino - collocata quest’ultima presso la Sala Archivio (piano terra) del Museo Etnografico.

Mentre numerosi visitatori continuano ad affollare il percorso della manifestazione, la tredicesima edizione di Premana Rivive l’Antico può già considerarsi un successo. Per un semplice motivo, che va al di là dei numeri. Perché ancora una volta un paese ha scelto di tornare al suo passato non con fare “nostalgico” e mettendolo sotto una teca, ma interpretando la propria storia e le proprie tradizioni come motivo del suo presente e come “speranza” per il suo futuro.

Il resto, si potrebbe dire, viene da sé… un mosaico spettacolare e coinvolgente che ricorda ai premanesi di tutte le età la propria identità e che racconta ai visitatori l’anima di un popolo. Come? Con un entusiasmo e una gioia che contagiano chiunque sale in Alta Valle per vivere una giornata di divertimento immersa nella Premana antica.
A.Te.




















