Lecco: cerimonia per ricordare i morti sul lavoro, tre nel nostro territorio

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In occasione della 76ª Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro, promossa dall’ANMIL con il Patrocinio della Rai e della TGR, anche la nostra provincia si è stretta attorno al ricordo di chi non c’è più.  La cerimonia si è tenuta questa mattina al Monumento dedicato alla Civiltà e alla Cultura del lavoro lecchese in Largo Caleotto.
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“Non dobbiamo abituarci alle morti sul lavoro, serve un cambio di paradigma” è l’espressione che meglio riassume il senso della commemorazione, il cui pensiero centrale è andato ai tre lavoratori lecchesi, Silvester, Emanuele e Roberto, che, nell’ultimo anno, hanno perso la vita sul lavoro.
Per onorare il loro ricordo, e quello di tutte le vittime, il presidente di ANMIL Lecco, Gianfranco Longhi, ha introdotto l’incontro chiedendo diosservare un minuto di silenzio, prima di dare spazio agli interventi delle autorità presenti.
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Tra queste Francesca Felice Vaccari, Capo di Gabinetto della Prefettura di Lecco, che ha portato i saluti del Prefetto Paolo Ponta e ha sottolineato come la prevenzione rappresenti oggi un valore supremo da perseguire costantemente per evitare nuove tragedie, accennando anche alle nuove sfide poste dall’intelligenza artificiale, definita ancora come un “terreno inesplorato” su cui occorre mantenere altissima l’attenzione e la tutela della sicurezza.
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In rappresentanza dell’Amministrazione Comunale ha preso la parola l’assessore al Welfare sussidiario Emilio Minuzzo che ha evidenziato la rilevanza e il valore dell’operato di ANMIL. “L’impegno di tutti noi nello svolgimento delle funzioni istituzionali deve mirare a far sì che questi numeri diminuiscano il più possibile, perché non si può andare a lavorare per fare il proprio dovere e perdere la vita”.
Numeri che in Italia, in questi primi sette mesi del 2026, sfiorano i 400.000 infortuni sul lavoro (di cui circa 60.000 in itinere), segnando un incremento del 7% rispetto al 2025. In Provincia di Lecco le denunce complessive di infortunio si attestano a 2127 (2160 lo scorso anno), mentre il bilancio delle vite spezzate conta 3 infortuni mortali sugli 89 di tutta la Lombardia.
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Forte, dunque, anche il richiamo giunto dal Consiglio Provinciale di Lecco con l’intervento del consigliere Antonio Pasquini: “La sicurezza non è un adempimento burocratico né una cosa da fare solo perché esiste una norma. Dietro ogni infortunio c’è la dignità della persona. La nostra Costituzione mette il lavoro al centro e dobbiamo costruire una vera cultura della tutela che parta fin dalle scuole, per una società che sia rispettosa dei diritti”.
Il direttore INAIL Sergio Ferrario si è soffermato sulle modalità di recupero e reinserimento dopo un infortunio sul lavoro, evidenziando come una delle strade maestre risieda nell’avviamento alla pratica sportiva. Lo sport, dalle discipline acquatiche come vela, canoa e nuoto fino a tennis e scherma, rappresenta uno strumento fondamentale tanto per il recupero psicofisico quanto come elemento di reintegro attivo all’interno della società. Difatti sono numerose le convenzioni con le realtà sportive dilettantistiche locali. 
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Accanto all’attività sportiva e alle prestazioni di cura, Ferrario ha ricordato anche la vicinanza economica e sociale garantita agli studenti cosiddetti “superstiti”: una misura che vede lo stanziamento di 26 milioni di euro per finanziare borse di studio a favore dei giovani che hanno perso un genitore sul lavoro, con contributi che vanno dai 3.000 euro per i bambini fino ai 7.000 euro per gli universitari. 
Con la cerimonia odierna, da Lecco, come da tante altre piazza d'Italia, si è levato un appello corale rivolto a politica e istituzioni, per prevenire e costruire insieme, nella stessa direzione, un nuovo futuro per un mondo del lavoro più sicuro.
D.R.
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