Gli ottant’anni dei “Ragni”. Un fine settimana di festa

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Fine settimana di festa per l’ottantesimo del gruppo alpinistico dei “Ragni”. Da ieri a domani, il centro di Lecco ospita una serie di eventi per celebrare l’anniversario: una torre di arrampicata in piazza Garibaldi sulla quale si è cimentato anche il sindaco Filippo Boscagli, un altro paio di pareti in piazza Cermenati e poi i gazebo degli sponsor, due mostre allestite a Palazzo del commercio, incontri con gli alpinisti, conferenze, presentazione di libri tra cui quello pubblicato dal Cai nazionale proprio per gli 80 anni di uno dei gruppi d’élite dell’alpinismo mondiale.
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La tre giorni di festa è stata aperta dal presidente dei maglioni rossi Matteo De Zaiacomo e dallo stesso sindaco Boscagli: «Abbiamo creduto in questa manifestazione perché abbiamo visto la volontà e l’entusiasmo dei “ragni”. È una storia che è cominciata qui e che ha portato il nome di Lecco nel mondo. Ed è bello che ci sia dialogo tra tutti, che ci sia collaborazione tra Ragni e Gamma.»
Una storia sofferta, una lacerazione nell’alpinismo lecchese la divisione tra i due gruppi che da qualche anno, pur mantenendo ciascuno le proprie insegne, sembra in qualche modo ricomporsi. Dopo un mezzo secolo tondo tondo.
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È stata poi presentata la mostra degli ottant’anni curata da Serafino Ripamonti e Mario Giacherio Mistra nella quale si ripercorre l’evoluzione del gruppo partendo dalle origini del 1946 quando «i fratelli Bartesaghi, Giulio e Nino, veri trascinatori, con Franco Spreafico “Piccolo”, Emilio Ratti “Topo” e Gigino Amati danno vita al goliardico gruppo dei “Sempre al verde”, cominciando ad avventurarsi nelle prime scalate. Quando alla compagnia si unisce anche Gigi Vitali, che per la sua eleganza in arrampicata era stato paragonato a un ragno dalla celebre guida Tita Piaz, il nuovo nome del sodalizio nasce spontaneo: “Chiamiamoci Gruppo Ragni”.»
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La mostra – ha spiegato Serafino Ripamonti, ragno e già autore di una storia del gruppo, non può naturalmente ritenersi esaustiva. Ma le fotografie esposte sono scatti che illuminano certi momenti, certi eventi, certi personaggi.
«Vero – ha proseguito - ci sono immagini di scalate, ma è anche la storia dell’evoluzione della società in questi ottant’anni. Basta guardare gli abiti, i volti. C’è, per esempio, la foto di una partenza in moto, non è un’immagina alpinistica, ma allora ci si muoveva così. Si partiva in due in moto, carichi all’inverosimile di corde e altri attrezzi. Oggi è impensabile. Oppure la foto di Luigi Castagna, in primo piano a torso nudo: ci sono lui, una corda di canapa, due scarponacci ai piedi e la roccia: esprime la gioia di quei momenti.»
Giacherio ha aggiunto: «una mostra riguarda il passato, ma la speranza è di rivederla sempre, aggiornata con nuovi tabelloni dedicate alle imprese dei giovani.»
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Più tardi è stato poi presentato il libro “La storia dei Ragni in 80 vie. Gli ottant’anni dei Maglioni rossi raccontati attraverso le più belle salite”, un libro edito, come detto, dal Cai nazionale che da un paio d’anni ha avviato una casa editrice a tutti gli effetti – come ha spiegato il responsabile Andrea Greci – arrivando in tutte le librerie e non soltanto nelle sezioni e ai soci.
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Il libro è stato curato dallo stesso Ripamonti con Marco Zanchetta. Anzi l’idea era partita da Zanchetta: proposta al presidente De Zaiacomo, aveva ricevuto un incitamento a darsi da fare. Eccolo qui, il nuovo libro, dunque: brossura, carta patinata, 400 pagine, con schede tecniche e i disegni di Marco Romanelli a tracciare in rosso le linee di salita.
Già sono state scritte storie del gruppo: una di Alberto Benini nel 1996 e una seconda a proseguire il racconto interrotto da Benini, appunto di Ripamonti.
Questa nuova, però, si discosta, dai precedenti. Gli ottant’anni sono raccontati attraverso trenta vie, non necessariamente prime assolute. 
La scansione è per decenni, introdotti con un breve testo che racconta il clima dei singoli periodi. In ciascun decennio sono state individuate le ascensioni più significative del gruppo, arrivando appunto a un totale di 80.
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«Scegliere ottanta via – ha detto Zanchetta – è stato bellissimo, ma il problema non era tanto sceglierle, quanto decidere quali scartare. Avevamo fatto un primo elenco di duecento vie. Per ogni decennio siamo riusciti a toccare personaggi e luoghi differenti. Ma né solo un elenco di vie. È un raccontare la nostra storia in maniera alternativa».
Ha aggiunto Ripamonti: «Ci sono le grandi spedizioni, certo. Ma non solo. Soprattutto non ci sono solo vie aperte da “ragni”, ma anche semplici ripetizioni come quella del 1949 di Luigi Castagna e Carlo Mauri, 23 anni il primo e 19 il secondo, della “Cassin” sulla parete Nordest del Badile. Era una salita ritenuta tra le più ardite delle Alpi e dopo l’impresa di Castagna e Mauri il nome dei “Ragni” cominciò a circolare come quello di un gruppo di arrampicatori fortissimi. E poi ci sono anche piccole vie, nemmeno troppo importanti, ma significative per noi “ragni”, come la “Castagna alta” sul secondo torrione dei Magnaghi, rappresentativa di uno dei grandi talenti dei Ragni e delle ascensioni in Grignetta negli anni Quaranta e Cinquanta: appunto Luigi Castagna.»
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A Palazzo del commercio è stata inoltre inaugurata la mostra del progetto Mors della disegnatrice Sara Filippi Plotegher che riflette sul tema del limite, fino a quell’estremo della morte. Contestualmente si è tenuto un incontro condotto da Sofia Farina che ha dialogato con Gerry Re Depaolini ed Eleonora Delnevo, la quale dieci anni fa è rimasta paralizzata dopo una caduta su una cascata di ghiaccio. Entrambi hanno detto come la montagna te la porti dentro e non c’è incidente che ti frena. La stessa Delnevo è tornata ad arrampicare.
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La giornata inaugurale della rassegna ha poi visto la presentazione del libro “Le vie dei sogni” che raccoglie le interviste di Andrea Greci a trenta alpinisti contemporanei.

Galleria fotografica (77 immagini)


Prima dell’incontro serale, si è infine parlato dell’affollamento della Grignetta, una delle “montagne di Milano”, con tutti i problemi che ne conseguono, e che si lega al fenomeno del cosiddetto overtourism.
A Palazzo delle paure ne hanno discusso Eugenio Pesci e Lorenzo Capitani con la moderazione di Roberto Cappucciati della casa editrice Versante Sud che ha ricordato come le guide alpinistiche alimentano il turismo nel bene e nel male. Pesci ha parlato della Grignetta come della montagna più “mediatizzata” delle Alpi, dopo il Monte Bianco.
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È stato rilevato come le Grigne del 2026 siano diverse da quelle del 2010, di come in questi anni, covid o non covid, sia avvenuta la “liberazione delle masse che hanno scoperto l’outdoor”. È uno scenario che va affrontato da chi si occupa della frequentazione del territorio. Molti degli arrampicatori sono preparati ma almeno il 50% «va a mettersi nei pericoli». C’è un pubblico nuovo: chi comprava una guida trent’anni fa sapeva già cosa aspettarsi e cosa andava a fare, Oggi non o più così: quelli che vengono dalle palestre indoor non sanno a cosa vanno incontro. Per non parlare degli influencer, per i quali Pesci ha sollecitato interventi drastici.

Il programma:  https://leccoclimbingfestival.it
D.C.
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