Lecco: i preziosi di Teresina Ponchielli esposti nella villa di Maggianico

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Un’altra domenica di visita a Villa Ponchielli, questa volta con l’esposizione di alcuni gioielli di famiglia. In apertura della giornata, Francesco D’Alessio e Anna Molinari hanno accompagnato l’assessore alla cultura Cinzia Bettega e altri esponenti del Comune. Nel gruppo anche un’ospite d’eccezione: Maria Antonietta Ponchielli, bisnipote del compositore ottocentesco.
In realtà – ha esordito D’Alessio – questa dovremmo chiamarla Villa Brambilla e non Ponchielli, perché se l’era opportunamente  intestata la moglie del musicista, appunto Teresina Brambilla, che diresse anche un po’ tutte le operazioni. Considerate anche certe stravaganti distrazioni del marito. Si narra spesso – e lo ha fatto in questa occasione anche la bisnipote – l’episodio di Giuseppe Verdi che un giorno per Milano incontrò un Ponchielli un po’ disorientato che sapeva d’avere un impegno senza ricordare quale; fu Verdi a rammentargli che lo stessero aspettando alla Scala per dirigere “La Gioconda”. E dunque che s’affrettasse.
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Alcune immagini scattate durante la mattinata di visite

''Villa Teresina'' è il nome che compare sulla porta d’ingresso. Fu costruita nel 1880 secondo il progetto dell’architetto Attilio Bolla, lo stesso della villa di Carlo Gomes, l’una così diversa dall’altra: quasi sontuosa e teatrale la dimora del brasiliano che doveva farne sede di feste, serate e divertimento; più dimessa quella del lombardo che voleva un ''nido'' famigliare e se c’erano feste le si organizzavano nella cornice di un parco di straordinario fascino. Oggi un po’ perduto, invero: dal belvedere della villa, lo sguardo non vede infatti più il lago ma i binari dello scalo merci. A far da quinta, rimane comunque il Monte Barro, in questa giornata velato dalle brume autunnali.

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Proprio la particolarità del parco - ha sottolineato D’Alessio – costituisce uno degli aspetti più delicati in vista di una eventuale riapertura al pubblico della villa. La sua estensione, la rete dei camminamenti, la limonaia, una grotta e il laghetto sono l’aspetto affascinante ma nel contempo richiedono un presidio attento e costante.
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Maria Antonietta Ponchielli

La villa è sostanzialmente chiusa dal 1995. Morto Amilcare Ponchielli nel 1886, Teresina decise di venderla a un’industriale caseario milanese, il quale nel 1927 la vendette a Valentino Gerosa Crotta. La cui vedova, Maria Gerosa Crotta, la abitò fino al 1991. Per lascito testamentario, la donò all’istituto Airoldi-Muzzi perché ne facesse una cosa di riposo per donne nubili, destinazione che per ragioni tecniche non si poté rispettare. L’istituto vendette dunque la villa al Comune e nella sua sede centrale di Germanedo eresse un nuovo padiglione intitolando appunto ai Gerosa Crotta.
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Al momento dell’acquisto, in municipio non avevano però idee chiare sull’utilizzo dello stabile di Maggianico che sostanzialmente è rimasto allo stato di abbandono per decenni, nonostante più di una volta se ne ipotizzasse un recupero poi mai intrapreso. Con il rischio, peraltro, che la villa imboccasse la china di un inarrestabile e irreversibile degrado.
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La scritta Villa Teresina riportata sulla porta d'ingresso

Da qualche tempo, grazie alla mobilitazione di alcune associazioni, tra cui quella storiografica intitolata a ''Giuseppe Bovara'', la villa è tornata all’attenzione della città. E in Comune, cresce la sensibilità. Già palesata dalla precedente amministrazione, è stata confermata dall’attuale. Lo ha ribadito, proprio nella domenica di visita, l’assessore Bettega che ha ripetuto come Lecco non abbia solo Manzoni, ma debba puntare anche sulla Scapigliatura per mettere a punto una politica di turismo culturale.
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Il quadro raffigurante Teresina e Amilcare Ponchielli

La visita è poi proseguita all’interno della villa. Una stanza è stata dedicata alla Belle époque con alcuni abiti e arredi d’epoca. Appesa al muro, la riproduzione di un quadro raffigurante Teresina e Amilcare Ponchielli, dipinto realizzato a San Pietroburgo durante uno dei viaggi in Russia del compositore e della moglie. Introducendo così la ''chicca'' della giornata e cioè l’esposizione dei gioielli in una stanza gonfia d’atmosfera, raggiunta dopo aver attraversato la ''camera dei ragazzi'' illuminata da una finestra dove i vetri sono tornati a splendere dopo decenni a cui nessuno metteva mano. Immaginatevi quanto olio di gomito. Ci ha pensato lo stesso D’Alessio, tanto che l’assessore Lorella Cesana se l’è già prenotato per casa propria.
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A sinistra Francesco D'Alessio

In passato, erano stati annunciati come i ''gioielli degli zar'' e cioè i gioielli che lo zar Alessandro III aveva donato proprio ai Ponchielli ai quali era particolarmente legato. In realtà, soltanto un paio di anelli sono riconducibili al bauletto proveniente dalla Russia.  Gli altri – collane, orecchini, un medaglione, una spilla - sono comunque gioielli che appartennero a Teresina Brambilla, compreso un prezioso binocolo da teatro, poi passati agli eredi. C’è anche una collana ''macabra'' che proprio Maria Antonietta Ponchielli racconta così: «Da Teresina Ponchielli quella collana passò a mia nonna che ne aveva sposato il figlio Annibale. Quando riesumammo i resti della nonna al cimitero, c’erano ancora i capelli, il teschio e quella collana. Che chiesi a mia madre di regalarmi quale ricordo: lei mi raccontò tutta la storia e concluse: ''Vedi tu''. Però, la indosso ancora.» 
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Anna Molinari

L’angolo sul quale si concentra una particolare attenzione è anche quello della ''collana perduta'': è la ricostruzione della collana di perle che Amilcare donò a Teresina in occasione del matrimonio. Purtroppo, circa 25 anni fa, venne rubato dai ladri che svaligiarono l’abitazione proprio della bisnipote. Ora quella collana è stata ricostruita con pezzi d’epoca dal laboratorio orafo lecchese Chrisophile.
La storia dei gioielli ''perduti'' dello zar è peraltro incresciosa. Alla morte di Teresina Brambilla, infatti, dei beni si occupò un amministratore testamentario che ne approfittò non poco, sottraendo denario e buona parte di quei preziosi del bauletto russo.
D.C.
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