Sulla rabbia e sulla paura
Mass e social media ci stanno incalzando da settimane con le immagini degli scontri in Francia e Albania, accusando il popolo italiano di non saper manifestare il proprio dissenso. Ma ora che le persone sono scese in piazza entra in gioco una narrazione divisiva e semplicistica, che parla di manifestazioni giuste e sbagliate, di "infiltrati", di "violenti" e dei "maranza". Come se le persone scese nelle piazze delle principali città italiane fossero in preda alla follia, interessate solo a distruggere vetrine e saccheggiare negozi. Persone da cui ci si deve difendere. Questa narrazione serve solo a seminare panico al fine di giustificare l’aumento del controllo e della repressione. Riceviamo una lettura comoda e superficiale da parte dei politici e dei mezzi di comunicazione, una lettura che esclude volutamente le problematiche sociali, politiche ed economiche che affliggono l'intero paese, una situazione che ormai conosciamo fin troppo bene, che sta peggiorando drasticamente e che grava in particolare sulle nuove generazioni, che hanno lo sguardo rivolto verso il futuro. Infatti il futuro si fa sempre più incerto: il costo degli affitti in aumento crea la paura di ritrovarsi senza un tetto sopra la testa, prezzi che salgono, stipendi che non crescono, per non parlare della catastrofe climatica che si fa sempre più evidente. I governi non provano nemmeno a risolvere queste crisi, e nel frattempo sempre più posti di lavoro spariscono a causa dell’impiego di tecnologie che rientrano sotto il cappello dell’intelligenza artificiale, da cui nascono persino algoritmi impiegati nelle molteplici guerre che affliggono il pianeta. Piuttosto che pensare a questi problemi molti politici preferiscono puntare il dito contro le persone che vivono nelle situazioni più precarie, al punto che termini come “remigrazione” sono ormai normalizzati, alimentati dalle politiche razziste e xenofobe. Evidenziare l'assenza di un messaggio politico nelle proteste di questi ultimi giorni è volutamente fuorviante e fa parte di una strategia ben precisa: il totale rifiuto di riconoscere le cause che hanno scatenato queste reazioni e la negazione di una coscienza politica delle nuove generazioni. Partiti e istituzioni preferiscono nascondersi dietro le menzogne piuttosto che riconoscere i veri motivi di quanto sta accadendo. Non si tratta di un problema dei partiti di destra o di sinistra, ma di qualcosa di ben più diffuso. La campagna repressiva in Italia dura da decine di anni e prende di mira chi si muove fuori dalle logiche della politica istituzionale, vedi gli sgomberi di centri sociali, le multe, i procedimenti penali, i fermi e la violenza da parte della polizia. Lo scopo è quello di rimuovere ogni spazio di confronto, di arginare il dissenso e di far sentire sempre più isolate e impotenti tutte le persone che riconoscono la criticità della situazione in cui ci troviamo. Per questi motivi lo stato, anziché ascoltare il malcontento dei giovani e analizzarne le cause, ha deciso di girarsi dall'altra parte e promettere misure repressive più severe e nuovi pacchetti sicurezza. Alla luce di tutto questo, a Lecco è stata diffusa sui social una mobilitazione per oggi, martedì 20 ottobre. Subito dopo, per delegittimarla, è iniziata una campagna di terrorismo psicologico che riportava pericoli di stupri di massa per le strade e false occupazioni di istituti scolastici, inserendosi in un contesto di disinformazione che sta dilagando per molte città italiane. Queste accuse sono particolarmente gravi, da una parte perché fanno leva sulla paura delle donne nell'immaginare il proprio corpo abusato come uno strumento di guerra, dall'altro per l'infame strumentalizzazione di tale paura come deterrente, accostando la violenza sessuale e la sensazione di pericolo ad ogni forma di dissenso. L'indifferenza delle istituzioni e dei media nei confronti di queste problematiche e la crescente volontà di controllo e repressione da parte dello stato hanno portato alla sempre più intensa militarizzazione delle strade e quindi delle nostre vite. Vogliono che la paura si insidi ovunque, creando un senso di insicurezza a cui rispondere così con decreti ancora più severi e repressivi. Questo è il risultato di una strategia della tensione che si diffonde in maniera capillare tramite tutti i mezzi di comunicazione. Lecco oggi è completamente paralizzata da camionette e militari. Condanniamo con assoluta fermezza ogni tentativo di seminare panico e terrore, una strategia messa in atto con l’intento di dissuadere le persone a manifestare il loro dissenso.
A QUESTO AUTUNNO CALDO E AL SUO VENTO DI RIVOLTA
A QUESTO AUTUNNO CALDO E AL SUO VENTO DI RIVOLTA
Rete Antifascista Lecchese




















