PAROLE CHE PARLANO/303

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Ciao

 È un saluto così conosciuto da essere diventato internazionale. Eppure merita ugualmente di essere preso in considerazione, nonostante sia noto che derivi dal veneziano antico s-ciào o s-ciàvo, forme riconducibili a “schiavo”.

Per comprenderne la storia dobbiamo risalire all'Alto Medioevo. Il latino medievale sclavus, da cui deriva l'italiano “schiavo”, era originariamente collegato al nome degli Slavi. Nel corso del Medioevo, poiché numerose popolazioni slave furono ridotte in schiavitù e vendute in diversi territori d'Europa e del Mediterraneo, il termine etnico finì per assumere anche il significato di “schiavo”. La nuova accezione si affiancò a quella del latino servus, che indicava la persona in condizione servile.

Nella Repubblica di Venezia, importante centro di scambi commerciali tra l'Adriatico e l'Oriente, la parola passò nel dialetto locale nella forma s-ciavo. In ambito cortese si diffuse l'espressione “sono vostro s-ciavo”, equivalente a “sono vostro schiavo” o “sono al vostro servizio”, utilizzata come formula di deferenza nei confronti dell'interlocutore.

In Austria, in Baviera e in altre regioni dell'Europa centrale è tuttora vivo il saluto Servus!; in ungherese szervusz. Anche in questi casi ritroviamo il latino servus, “servo”, all'origine di una formula di saluto. Espressioni come “servo vostro” e “sono vostro servitore” appartenevano del resto anche alla tradizione italiana della cortesia.

Ciao e servus rappresentano dunque due esempi di una stessa usanza culturale: trasformare una dichiarazione di servizio o di subordinazione in una formula convenzionale di saluto.

Ma come si è arrivati dal deferente “sono vostro schiavo” al confidenziale “ciao” di oggi?

Le parole non cambiano soltanto nel suono, ma anche nel significato e nelle situazioni in cui vengono usate.

Nel caso di ciao, il passaggio verso un uso confidenziale era già avvenuto nell'Ottocento; in seguito, la parola si diffuse ben oltre l'area veneziana, fino a diventare un saluto comune in tutta Italia e, infine, internazionale.

Oggi diciamo “ciao” agli amici, ai familiari e alle persone con cui abbiamo confidenza, senza pensare minimamente di dichiararci loro schiavi. La storia della parola ci ricorda così che il significato di un'espressione non dipende soltanto dalla sua origine, ma anche dall'uso che le persone ne fanno nel corso del tempo.

Rubrica a cura di Dino Ticli
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