Lecco: 130 anni di vita per il Caleotto, da due lustri in fase di rilancio

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Giornata celebrativa per i 130 anni del Caleotto. Anzi: 120+10, a sottolineare la decina d’anni - mese più mese meno – che il laminatoio rimasto della storica e gloriosa acciaieria lecchese è di proprietà del gruppo Feralpi di Brescia che appunto lo ha rilevato nel 2025. E che in questi dieci anni ha investito 10 milioni di euro sul Caleotto.
Appuntamento non casuale alla sede lecchese del Politecnico, peraltro a poche decine di metri di distanza, a voler sottolineare la necessità di un sempre più stretto legame tra le imprese e il sistema scolastico e universitario come ormai si sente un po’ in tutte le sedi e come è stato ripetuto anche in questa mattinata, durante la quale è stato anche sparso un po’ di ottimismo – che di questi tempi certo non guasta – sul futuro dell’azienda, ma anche del sistema industriale lecchese e lombardo nel loro complesso.
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Giuseppe Pasini

«Dieci anni fa – ha esordito il presidente di Feralpi, Giuseppe Pasini – abbiamo preso un’azienda a rischio chiusura. Oggi, il Caleotto è ancora qui a fare manifattura. Il sistema lombardo è resiliente, capace di rinnovarsi. Mai come in questo momento, ci sono in Europa regioni che si sono sviluppate come la Lombardia negli ultimi cinque anni con l’export aumentato. E abbiamo potuto constatare quanto il prodotto lombardo sia apprezzato in Usa. Abbiamo creato un vero e proprio sistema, anche se quando questo sistema viene bombardato o minato resto incredulo».
Il riferimento è ad alcune politiche industriali europee sulle quali Pasini si è definito scettico, trattandosi di scelte ideologiche, disallineate dal mondo.
«Va detto- ha continuato Pasini – che, qui in Lombardia, non abbiamo solo grandi azienfe, ma anche grandi lavoratori, grandi università, Nel futuro, vedo la Lombardia continuare a trainare l’Italia».
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Marco Tarabini

Nel fare gli onori di casa, il prorettore dell’università Marco Tarabini ha detto come solitamente i compleanni si festeggino nei posti del cuore e così sia da ritenersi anche in questa circostanza: «Negli anni è stata costruita una collaborazione che va al di là dei rapporti tra istituzioni e ormai si è creato un rapporto inscindibile, c’è soltanto una ferrovia a dividerci. E del resto è importante per l’università poter contare su una fabbrica così vicina. Poche università al mondo possono contare su una fabbrica d’eccellenza raggiungibile a piedi in pochi minuti.»
Il sindaco Filippo Boscagli si è soffermato sull’orgoglio lecchese per una fabbrica che è un aspetto identitario della città, rilevando come l’attenzione per la storia non sia soltanto guardare al passato e riconoscendo che siamo ancora una città produttiva, certo differente da quella di 130 anni fa. E allora «grazie a chi dà lavoro e benessere a questa città fatta con le mani di chi crea i prodotti e l’intelligenza di chi li progetta».
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Il sindaco Filippo Boscagli

Da parte sua, l’assessore regionale alle attività produttiva Guido Guidesi ha ricordato che la Lombardia è la prima regione manifatturiera d’Europa e ciò comporta scelte come quella fatta nel 2022 per l’adizione di un un piano industriale che prevede la creazione di ecosistemi funzionanti perché le aziende possano continuare a essere competitive e a vincere sui mercati: «Vogliamo continuare a essere una regione manifatturiera. L’importante è che ci consentano di essere competitivi» e su questo fronte non sono mancate critiche all’Unione Europea». «L’impegno della Regione – ha continuato Guidesi -è avere come principio culturale la difesa della cultura d’impresa tre le giovani generazioni. Ha ricordato le Zis (le Zone di innovazione e sviluppo appena adottate dalla Regione) per sottolineare come vi sia ancora possibilità di sviluppo ulteriore e a questo servono le “zis”, per mettere a sistema e cioè in comune quello che è già efficiente singolarmente e quindi svolgere un ruolo moltiplicatore».
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L'assessore regionale alle attività produttiva Guido Guidesi

Dopo gli interventi introduttivi è seguita una breve tavola rotonda (“Fabbrica viva: 120-10 di innovazione e sostenibilità”, il tema) con l’intervento di Giovanni Pasini, presidente dell’azienda Caleotto; di Annalisa Bellante del consiglio di presidenza di Confindustria Lecco-Sondrio; dello stesso protettore Tarabini. A moderare, la giornalista Laura La Posta.
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Laura La Posta

Pasini ha cominciato parlando del territorio lecchese e della sua dedizione al lavoro, della sua industriosità e della sua imprenditorialità diffusa che ne hanno fatto un distretto incredibili, peraltro molto simile alla bresciana Valle Sabbia da dove vengono le famiglie proprietarie di Feralpi. Dunque, molte analogie.

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Nella storia economica anche della città – ha continuato – ci sono stati andamenti altalenanti nella sua storia, ma il Caleotto, come un’araba fenice, ne è sempre uscito, consolidando anzi la propria struttura e fornendo un servizio al territorio.
Il presidente ha poi sintetizzato quanto fatto dal 2015 quando venne acquisita l’azienda da Feralpi con la collaborazione essenziale di Dufelco e poi nel 2020 la decisione di Feralpi di acquisire la società al 100%. Sin dal 2015 – ha detto Giovanni Pasini – abbiamo puntato su alcuni aspetti fondamentali: ampliare la gamma dei prodotti, aumentare le competenze del personale, essere attenti alle esigenze locali, migliorare l’ambiente di lavoro che passa anche per la realizzazione di dipinti murali. E poi: investimenti per 90 milioni di euro (che salgono a 170 se si comprende l’acciaieri di Calvisano nel Bresciano che fornisce i semilavorati al laminatoio di Lecco).
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La produzione del Caleotto è passata dalle 133mila tonnellate del 2016 alle 270mila previste per quest’anno e in dieci anni il fatturato è cresciuto dai 63 milioni di euro ai 180 previsti per il 2026. C’erano 73 dipendenti con una media di 54 anni di età: oggi sono 118 dipendenti con una media di 45 anni, sono state assunte 63 persone, metà dalle quali sotto i 30 anni. La manodopera femminile è al 16%, un dato assolutamente fuori scala visto che il livello nazionale nel nostro settore è dell’1%.
«Nel frattempo – ha aggiunto – ci siamo contrati cona una delle più grandi crisi europee, ma restiamo saldi e confermiamo i nostri obiettivi. Il nostro punto di forza è la flessibilità. Pensiamo a elevare la qualità a comportarci come i sarti e a creare l’abito su misura per il cliente.
E ancora, come detto, i legami rinsaldati con il sistema scolastico: il Politecnico con quasi 40 tesi di laurea dedicate proprio al Caleotto, con 14 neolaureati assunti dei quali cinque in ruoli di prima linea. Ma non solo università: la collaborazione è anche con gli istituti tecnici esistenti nella provincia».
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La consegna della targa da parte di Annalisa Bellante (Confindustria)

«Oggi è difficile dialogare con gli studenti – ha aggiunto il presidente Pasini - ma interagire con loro è importante, altrimenti rimangono agli stereotipi. La siderurgia non è più come una volta.»
E comunque – la conclusione – il Caleotto 2026 è finalmente attrezzato per vincere la sfida del futuro.
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Annalisa Bellante si è soffermata sul periodo da incubo costituito dall’ultimo lustro che abbiamo attraversato: «Nel 2000 e 2001 c’è stato il covid, quando si era bloccato tutto e nelle aziende c’era un assordante silenzio. Poi, piano piano, siamo ripartiti e abbiamo dovuto fare i conti la scarsità di materie prime: non avevamo componenti elettroniche. Dopo, è scoppiata la guerra in Ucraina con lo choc energetico, mentre tante aziende hanno dovuto interrompere le esportazioni in Russia, ma sono riuscite a a individuare nuovi sbocchi commerciali ma anche nuovi settori. È seguita l’inflazione con il rialzo dei tassi e con un contratto dei lavoratori metalmeccanici mai così oneroso, Non è finita: ci sono stati i dazi di Trump».
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Annalisa Bellante

«Siamo quindi ben oltre – il ragionamento – il concetto della capacità delle aziende di evolversi. Non abbiamo avuto a disposizione milioni di anni per evolverci, ma abbiamo dovuto farlo in sei anni. Ciò conferma la capacità di reiventarsi da parte del nostro territorio, Nel lecchese ci sono 2400 “localizzazioni” (cumulando sedi legali e operative) con 30mila addetti. Il 54% è rappresentato dal metalmeccanico, mentre in Lombardia è del 42%. La capacità di esportazione della provincia è stata di 4 milioni e mezzo nel 2025 e nel primo semestre di quest’anno eravamo già ai 2 milioni e 400mila».
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Infine, Tarabini si è concentrato sulle eccezionalità. Che tali sono se si verificano ogni dieci o vent’anni, ma diventano la nuova normalità si si verificano annualmente. Bisogna quindi essere pronti a rispondere in ogni momento. Tra vent’anni, i nostri competitor potrebbero essere qualcosa che oggi non esiste nemmeno. Di fronte a questo, le università debbono essere in grado di attrarre studenti, le italiane debbono poter competere con le americane e il futuro è fatto di rapporti reciproci tra università e industria.
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Fabio Schirru

A conclusione, dopo la consegna da parte di Bellante di una targa di Confindustria a Giovanni Pasini, è stata presentato l’aspetto artistico del Caleotto, la collaborazione con l’artista Fabio Schirru, in arte Tellas che in sardo vuol dire “pietre” per le pietre rappresentano uno dei temi più frequentato. Nelle scorse settimane, Tellas ha dipinto due mura esterne dei capannoni del Caleotto così da rendere più gradevole l’ambiente per gli stessi è lavoratori, è stato detto durante l’incontro.
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Carlo Sala

Dopo il convegno, i partecipanti sono accompagnati in visita all’azienda con la guida del responsabile di produzione Carlo Sala e con una introduzione da parte di Carlo Brivio e Paolo Colombo dell’Officina Gerenzone sulla storia dell’industria lecchese. Tra l’altro, proprio durante l’incontro al politecnico, lo stesso Giovanni Pasini aveva voluto sottolineare l’importanza dell’attività promossa dall’Officina e della collaborazione avviata in questi anni.
D.C.
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