Ciao Fabrizio, la tua forza e il tuo coraggio rimarranno per sempre nel mio cuore
Ciao Fabri,
la tua forza, il tuo coraggio e il modo in cui affrontavi la vita me li ricorderò per sempre. La tua non è stata una vita inutile, tutt'altro. È stata una vita che ha lasciato un segno profondo in tutti noi, una vita capace di insegnarci il valore della dignità, dell'amicizia, della famiglia e della solidarietà.
Ogni volta che venivo a casa tua ti chiedevo: «Fabri, come va?».
Tu prendevi fiato attraverso la cannetta del respiratore e mi rispondevi: «Tutto bene, bene!».
Ma tante volte sapevo che non era proprio così. Poi mi dicevi: «Zio, spostami la testa, mettimela di fianco al poggiatesta della carrozzina, perché mi fa male la gamba».
Piccoli gesti, richieste semplici, che oggi mi tornano alla mente con una tenerezza immensa.
Spesso le persone che portano i pesi più grandi sono proprio quelle che sorridono di più. Dicono «tutto bene» per non preoccupare gli altri, per non pesare su chi sta loro vicino. Tu facevi proprio così, con gli amici e con i parenti. Dietro quel sorriso custodivi una forza immensa e una fatica che soltanto tu conoscevi davvero.

Il tuo papà Gerolamo, tua sorella Debora, i tuoi assistenti Egle, Debora e Roberto, insieme all'amica Elvira, queste difficoltà le conoscevano bene e ti sono stati vicini ogni giorno, con amore e dedizione.
A loro va il mio abbraccio più sincero. E voglio rivolgere un ringraziamento personale anche agli amici di Andeh, per tutto il bene che hanno voluto a Fabri e per ciò che hanno fatto per lui.
A soli 14 anni hai dato coraggio a tutti noi.
Non dimenticherò mai quando, a soli 14 anni, hai perso la tua mamma Marilena.
Ricordo ancora la paura che avevamo, noi adulti, di dovertelo dire. Non sapevamo come affrontare quel momento, avevamo paura di farti ancora più male. E invece, in quella circostanza, sei stato proprio tu a dare coraggio a tutti noi.
Anche allora ci hai insegnato qualcosa che non abbiamo mai dimenticato: la forza non significa non soffrire, ma trovare dentro di sé il coraggio di andare avanti anche quando la vita ti mette davanti alle prove più difficili.
Tuo papà Gerolamo, oggi voglio immaginare Fabrizio così: sta camminando nella luce, mano nella mano con la sua mamma Marilena, finalmente libero dalla carrozzina e dal respiratore.
Dopo la scuola, ventuno anni fa, Fabrizio trovò subito lavoro presso l'ATS di Lecco. Fin dal primo giorno incontrò tanti bravissimi colleghi che gli hanno voluto bene e che hanno saputo apprezzare le sue capacità umane e professionali.
Si occupava della rassegna stampa e di attività legate alle relazioni con il pubblico. Per lui il lavoro non era soltanto un impegno quotidiano, ma anche un'occasione per sentirsi parte attiva della società, per dare il proprio contributo e per coltivare rapporti di amicizia.
Per tanti anni ci siamo stati anche noi del pulmino per il trasporto delle persone con disabilità del Comune di Monte Marenzo: autisti, accompagnatori e amici che ogni giorno lo portavano al lavoro.
Fabrizio non voleva mancare. Piovesse o nevicasse, si metteva la mantella e si partiva.
Sul pulmino era lui a tenere sempre il boccino, a scherzare e a stare in compagnia degli altri amici durante il viaggio. Era un grande sportivo e un grande tifoso: non gli sfuggiva niente!
Capitava che, passando sulle buche o sui dossi, la cannetta del respiratore gli uscisse dalla bocca. Eppure non si lamentava mai.
Poi, purtroppo, il progredire della distrofia muscolare di Duchenne lo costrinse a continuare il lavoro da casa, fino agli ultimi giorni.
Oggi il Comune, tutti gli autisti, gli accompagnatori e gli utenti del pulmino si stringono con affetto a Gerolamo, Debora e a tutta la famiglia, condividendo il dolore per la perdita del nostro caro Fabrizio.
Da Fabrizio è nata una grande storia di solidarietà
Nel 1992, a Monte Marenzo, è partita la Maratona Telethon. È partita con Fabrizio, con la sua storia e con il desiderio di trasformare una grande difficoltà personale in una speranza per tante altre famiglie.
Quell'anno raccogliemmo 7 milioni di lire. Ci sembravano una cifra enorme!
Oggi, nel 2026, siamo arrivati a sfiorare i 500 mila euro. Di fronte a tanta generosità, faccio fatica persino a trovare le parole.
In questi 34 anni Fabrizio è stato il nostro testimonial, il volto e il cuore di una mobilitazione che ha coinvolto generazioni di persone, associazioni, volontari e amici.
Nel corso degli anni abbiamo incontrato tanti personaggi che hanno sostenuto questa grande causa: il professor Renato Dulbecco, Luca di Montezemolo, Gianni Morandi, Alex Zanardi, Paolo Maldini, Arianna Fontana e tantissimi altri.
Fabrizio era anche un grande tifoso del Milan e un appassionato di sport. Conosceva risultati, nomi e imprese sportive: non gli scappava proprio niente!
La Maratona Telethon non è stata soltanto una raccolta fondi. È diventata un impegno collettivo, un messaggio di solidarietà e una promessa di non lasciare sole le persone che affrontano malattie difficili.
E in tutto questo, Fabri, tu ci sei sempre stato.
Oggi ci mancano la tua voce, i tuoi sorrisi, le tue battute e quel tuo immancabile «tutto bene, bene!».
Ci manca sapere che, dietro quelle parole, c'era un ragazzo che affrontava ogni giorno una battaglia enorme senza voler togliere il sorriso a chi gli stava vicino.
Ma quello che ci hai lasciato è più forte del dolore di oggi.
Ci hai insegnato a non arrenderci, a guardare avanti, a credere nella ricerca e a capire che la solidarietà può davvero cambiare la vita delle persone.
Ciao Fabrizio, grazie per tutto quello che sei stato e per tutto quello che continuerai a essere nei nostri cuori.
La tua vita non è stata inutile. Ha dato forza a tuo papà Gerolamo, a tua sorella Debora, Rocco i tuoi nipoti Alessandro e Tommaso alla tua famiglia, ai tuoi amici di Andeh e a migliaia di persone che, grazie alla tua testimonianza, hanno imparato a credere ancora di più nel valore della ricerca.
E se oggi Monte Marenzo può guardare con orgoglio a questa lunga storia di solidarietà, è anche grazie a te.
Ciao Fabri, riposa in pace. Il tuo sorriso continuerà a camminare con noi, lungo la strada della solidarietà che abbiamo iniziato insieme nel 1992. Grazie tuo papà, a Renato Milani coordinatore di Telethon provinciale. tutti i volontari che troviamo nelle piazze a vendere i panettoni, chi organizza serate musicali e teatrali e altre tante iniziative che verranno realizzate in 90 paesi della provincia di Lecco e Bergamo.
Ciao,
la tua forza, il tuo coraggio e il modo in cui affrontavi la vita me li ricorderò per sempre. La tua non è stata una vita inutile, tutt'altro. È stata una vita che ha lasciato un segno profondo in tutti noi, una vita capace di insegnarci il valore della dignità, dell'amicizia, della famiglia e della solidarietà.
Ogni volta che venivo a casa tua ti chiedevo: «Fabri, come va?».
Tu prendevi fiato attraverso la cannetta del respiratore e mi rispondevi: «Tutto bene, bene!».
Ma tante volte sapevo che non era proprio così. Poi mi dicevi: «Zio, spostami la testa, mettimela di fianco al poggiatesta della carrozzina, perché mi fa male la gamba».
Piccoli gesti, richieste semplici, che oggi mi tornano alla mente con una tenerezza immensa.
Spesso le persone che portano i pesi più grandi sono proprio quelle che sorridono di più. Dicono «tutto bene» per non preoccupare gli altri, per non pesare su chi sta loro vicino. Tu facevi proprio così, con gli amici e con i parenti. Dietro quel sorriso custodivi una forza immensa e una fatica che soltanto tu conoscevi davvero.

Il tuo papà Gerolamo, tua sorella Debora, i tuoi assistenti Egle, Debora e Roberto, insieme all'amica Elvira, queste difficoltà le conoscevano bene e ti sono stati vicini ogni giorno, con amore e dedizione.
A loro va il mio abbraccio più sincero. E voglio rivolgere un ringraziamento personale anche agli amici di Andeh, per tutto il bene che hanno voluto a Fabri e per ciò che hanno fatto per lui.
A soli 14 anni hai dato coraggio a tutti noi.
Non dimenticherò mai quando, a soli 14 anni, hai perso la tua mamma Marilena.
Ricordo ancora la paura che avevamo, noi adulti, di dovertelo dire. Non sapevamo come affrontare quel momento, avevamo paura di farti ancora più male. E invece, in quella circostanza, sei stato proprio tu a dare coraggio a tutti noi.
Anche allora ci hai insegnato qualcosa che non abbiamo mai dimenticato: la forza non significa non soffrire, ma trovare dentro di sé il coraggio di andare avanti anche quando la vita ti mette davanti alle prove più difficili.
Tuo papà Gerolamo, oggi voglio immaginare Fabrizio così: sta camminando nella luce, mano nella mano con la sua mamma Marilena, finalmente libero dalla carrozzina e dal respiratore.
Dopo la scuola, ventuno anni fa, Fabrizio trovò subito lavoro presso l'ATS di Lecco. Fin dal primo giorno incontrò tanti bravissimi colleghi che gli hanno voluto bene e che hanno saputo apprezzare le sue capacità umane e professionali.
Si occupava della rassegna stampa e di attività legate alle relazioni con il pubblico. Per lui il lavoro non era soltanto un impegno quotidiano, ma anche un'occasione per sentirsi parte attiva della società, per dare il proprio contributo e per coltivare rapporti di amicizia.
Per tanti anni ci siamo stati anche noi del pulmino per il trasporto delle persone con disabilità del Comune di Monte Marenzo: autisti, accompagnatori e amici che ogni giorno lo portavano al lavoro.
Fabrizio non voleva mancare. Piovesse o nevicasse, si metteva la mantella e si partiva.
Sul pulmino era lui a tenere sempre il boccino, a scherzare e a stare in compagnia degli altri amici durante il viaggio. Era un grande sportivo e un grande tifoso: non gli sfuggiva niente!
Capitava che, passando sulle buche o sui dossi, la cannetta del respiratore gli uscisse dalla bocca. Eppure non si lamentava mai.
Poi, purtroppo, il progredire della distrofia muscolare di Duchenne lo costrinse a continuare il lavoro da casa, fino agli ultimi giorni.
Oggi il Comune, tutti gli autisti, gli accompagnatori e gli utenti del pulmino si stringono con affetto a Gerolamo, Debora e a tutta la famiglia, condividendo il dolore per la perdita del nostro caro Fabrizio.
Da Fabrizio è nata una grande storia di solidarietà
Nel 1992, a Monte Marenzo, è partita la Maratona Telethon. È partita con Fabrizio, con la sua storia e con il desiderio di trasformare una grande difficoltà personale in una speranza per tante altre famiglie.
Quell'anno raccogliemmo 7 milioni di lire. Ci sembravano una cifra enorme!
Oggi, nel 2026, siamo arrivati a sfiorare i 500 mila euro. Di fronte a tanta generosità, faccio fatica persino a trovare le parole.
In questi 34 anni Fabrizio è stato il nostro testimonial, il volto e il cuore di una mobilitazione che ha coinvolto generazioni di persone, associazioni, volontari e amici.
Nel corso degli anni abbiamo incontrato tanti personaggi che hanno sostenuto questa grande causa: il professor Renato Dulbecco, Luca di Montezemolo, Gianni Morandi, Alex Zanardi, Paolo Maldini, Arianna Fontana e tantissimi altri.
Fabrizio era anche un grande tifoso del Milan e un appassionato di sport. Conosceva risultati, nomi e imprese sportive: non gli scappava proprio niente!
La Maratona Telethon non è stata soltanto una raccolta fondi. È diventata un impegno collettivo, un messaggio di solidarietà e una promessa di non lasciare sole le persone che affrontano malattie difficili.
E in tutto questo, Fabri, tu ci sei sempre stato.
Oggi ci mancano la tua voce, i tuoi sorrisi, le tue battute e quel tuo immancabile «tutto bene, bene!».
Ci manca sapere che, dietro quelle parole, c'era un ragazzo che affrontava ogni giorno una battaglia enorme senza voler togliere il sorriso a chi gli stava vicino.
Ma quello che ci hai lasciato è più forte del dolore di oggi.
Ci hai insegnato a non arrenderci, a guardare avanti, a credere nella ricerca e a capire che la solidarietà può davvero cambiare la vita delle persone.
Ciao Fabrizio, grazie per tutto quello che sei stato e per tutto quello che continuerai a essere nei nostri cuori.
La tua vita non è stata inutile. Ha dato forza a tuo papà Gerolamo, a tua sorella Debora, Rocco i tuoi nipoti Alessandro e Tommaso alla tua famiglia, ai tuoi amici di Andeh e a migliaia di persone che, grazie alla tua testimonianza, hanno imparato a credere ancora di più nel valore della ricerca.
E se oggi Monte Marenzo può guardare con orgoglio a questa lunga storia di solidarietà, è anche grazie a te.
Ciao Fabri, riposa in pace. Il tuo sorriso continuerà a camminare con noi, lungo la strada della solidarietà che abbiamo iniziato insieme nel 1992. Grazie tuo papà, a Renato Milani coordinatore di Telethon provinciale. tutti i volontari che troviamo nelle piazze a vendere i panettoni, chi organizza serate musicali e teatrali e altre tante iniziative che verranno realizzate in 90 paesi della provincia di Lecco e Bergamo.
Ciao,
Tuo zio Angelo



















