Lecco: la valle del Gerenzone negli scatti di Alessio Volontè

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Ci sono luoghi che raccontano la storia di una città anche quando il rumore delle macchine si è spento e le attività si sono trasferite altrove. Lungo la valle del Gerenzone, tra Laorca e il lago, le tracce della tradizione manifatturiera lecchese sono ancora presenti, ma non sempre visibili a uno sguardo distratto. A riportarle al centro dell’attenzione è ''Ferro e Acqua. La valle del Gerenzone a Lecco tra memoria e trasformazione'', la mostra fotografica di Alessio Volontè inaugurata venerdì 23 ottobre alla Torre Viscontea, dove resterà visitabile fino al 15 novembre.
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Ottantatré fotografie accompagnano i visitatori lungo il torrente, tra paesaggi, edifici, officine e ambienti di lavoro. Ci sono aziende ancora attive, strutture che hanno perso la loro funzione e luoghi nei quali il tempo sembra essersi fermato. Un percorso che racconta una parte importante dell’identità lecchese, costruita nei secoli attorno all’acqua e alla lavorazione del ferro.
La mostra è promossa da Officina Gerenzone APS in collaborazione con il Comune di Lecco e il Sistema Museale Urbano Lecchese, nell’ambito del lavoro dell’associazione per documentare e valorizzare il patrimonio di archeologia industriale della valle, sempre più esposto al rischio di scomparire.
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Nicolò Donati

Ad aprire la presentazione è stato Nicolò Donati, conservatore del Sistema Museale Urbano Lecchese, che ha richiamato il ruolo dei musei nel mantenere vivo il rapporto tra la storia della città e i luoghi in cui si è sviluppata. La memoria industriale, infatti, permette di leggere le trasformazioni del territorio e comprendere come si sia formata l’identità economica e sociale di Lecco. L’esposizione invita così a osservare con occhi nuovi luoghi familiari, riconoscendo nelle architetture e nei paesaggi quotidiani le tracce di un passato che continua a influenzare il presente.
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L'assessore Cinzia Bettega

Un legame sottolineato anche dall’assessora alla Cultura e al Turismo Cinzia Bettega, che ha portato i saluti dell’amministrazione comunale e del sindaco Filippo Boscagli. ''L’industria è nel nostro Dna'', ha ricordato, sottolineando il contributo della produzione manifatturiera allo sviluppo economico, sociale e culturale della città.
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Paolo Colombo

Una storia che, secondo l’assessora, non sempre ha ricevuto la necessaria attenzione sul piano della tutela e della valorizzazione. Da qui l’importanza di iniziative capaci di mettere in dialogo memoria e contemporaneità, anche attraverso la collaborazione tra istituzioni e associazioni. Bettega ha inoltre riconosciuto il lavoro di Officina Gerenzone e l’impegno delle persone che portano avanti i progetti culturali, con particolare attenzione alla partecipazione dei giovani.
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La prospettiva storica è stata approfondita da Barbara Cattaneo, che ha richiamato le radici antiche della lavorazione dei metalli nel Lecchese. Le ricerche archeologiche, compresi i ritrovamenti di scorie di fusione ai Piani d’Erna, testimoniano una tradizione metallurgica precedente all’industria moderna.
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La valle rappresenta una testimonianza significativa della protoindustria lecchese, sviluppatasi grazie alla disponibilità d’acqua e alla lavorazione del ferro. Il Gerenzone, con una portata relativamente costante, ha alimentato per secoli ruote e impianti, sostenendo la crescita delle attività produttive. Documentare ciò che rimane significa quindi conservare una memoria visiva di luoghi la cui funzione rischia di diventare sempre più difficile da ricostruire.
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Barbara Cattaneo

È su questo confine tra conservazione e cambiamento che si inserisce il lavoro di Officina Gerenzone. Il presidente Paolo Colombo ha ringraziato Volontè per il progetto, sviluppato nell’arco di quasi due anni. Il fotografo aveva inizialmente iniziato a documentare la valle da solo; il sostegno dell’associazione gli ha poi permesso di entrare in contatto con le aziende e accedere a spazi non sempre facilmente visitabili, per ragioni legate alla sicurezza o ai ricordi personali dei proprietari.
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Il cambiamento emerge anche dai numeri: nel periodo di massima espansione il sistema produttivo arrivò a coinvolgere circa 170 imprese legate al consorzio della valle. Oggi, tra Laorca e San Giovanni, ne rimangono soltanto poche. Molte aziende si sono trasferite in aree più accessibili, a Valmadrera, Calolziocorte e altrove. Volontè ha documentato circa venti realtà, tra attività ancora operative e spazi che conservano le tracce di lavorazioni ormai concluse.
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Tra gli esempi ricordati da Colombo c’è la vecchia officina Baruffaldi, con banchi da trafilatura risalenti alla metà dell’Ottocento, utilizzati fino al 1965. Volontè era riuscito a fotografare l’edificio pochi mesi prima del crollo del tetto: un episodio che mostra quanto sia importante documentare questi luoghi prima che le trasformazioni ne cancellino ulteriormente le tracce.
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Alessio Volontè

Accanto alla documentazione, l’associazione porta avanti progetti di recupero e divulgazione. Tra questi figura il ripristino della diga del Paradone, importante per la regolazione dell’acqua destinata alla fiumicella che attraversava l’area del Torrione di San Giovanni e del Castello. Per l’intervento sono stati raccolti circa ventimila euro grazie a donazioni locali e al sostegno della Fondazione Comunitaria.
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Un altro progetto riguarda una vecchia officina concessa in comodato, con una storia produttiva vicina ai due secoli, sulla quale sono già stati avviati alcuni interventi preliminari. L’associazione sta inoltre lavorando, insieme al Rotary, alla realizzazione di circa ottanta pannelli informativi bilingui con codici QR, lungo un itinerario dal cimitero di Laorca alla Malpensata. Immagini, registrazioni e brevi racconti permetteranno di approfondire la storia dei luoghi. Nel tempo, Officina Gerenzone è passata da una decina di membri a oltre quattrocento aderenti, ampliando le collaborazioni con le aziende e costruendo un archivio fotografico sempre più ricco.
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A dare forma visiva a questa storia è il lavoro di Alessio Volontè, la cui curiosità per la valle nasce anche da una vicenda familiare. Il nonno aveva una galvanica nel Gerenzone: l’edificio esiste ancora, ma oggi è destinato ad altro. Volontè non l’ha mai vista funzionare e sono stati i racconti del padre a spingerlo a interrogarsi su quel passato e su ciò che resta di un mondo produttivo che ha segnato intere generazioni.
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La fotografia è una passione, non una professione: Volontè ha una formazione ingegneristica e lavora nell’ambito della gestione aziendale. L’idea iniziale era realizzare circa quaranta immagini, ma il lavoro sul campo ha progressivamente ampliato il progetto fino alle 83 fotografie esposte. Gli scatti attraversano la valle dalle pareti del Medale ai vicoli, dai paesaggi agli interni delle aziende, restituendo il rapporto tra attività umane, acqua e ambiente.
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«È un lavoro nella valle, non sulla valle», ha spiegato Volontè, sintetizzando il senso di una ricerca nata dalla frequentazione diretta dei luoghi e dal rapporto con le persone che li abitano e li vivono. Il progetto invita anche a riflettere su come l’industria venga percepita dalle nuove generazioni, talvolta come un mondo superato o distante. Le officine raccontano invece competenze, lavoro e capacità d’innovazione che hanno contribuito a costruire il territorio. Documentarle significa quindi guardare al passato, ma anche interrogarsi sul futuro della produzione e sul valore che può continuare ad avere per Lecco.
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La mostra è visitabile gratuitamente alla Torre Viscontea fino al 15 novembre, giovedì dalle 10 alle 13, venerdì e sabato dalle 14 alle 18 e domenica dalle 10 alle 18. Sono previste visite guidate gratuite sabato 7 e sabato 14 novembre, alle 15 e alle 16.
G.D.
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