Lecco: Raffaello al centro di un incontro dei Rotary

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“Qui giace Raffaello: da lui, quando visse, la natura temette di essere vinta, ora che egli è morto, teme di morire”: sono le parole dell’epitaffio che Pietro Bembro ha dedicato, in latino, all’amico Raffaello Sanzio, sepolto al Pantheon di Roma dove dimorano gli imperatori romani. Una frase che sintetizza la maestosità dell’artista, il “divin” pittore come venne definito. Gli aspetti della sua vita intrecciati a quelli della leggenda che in questi secoli hanno condotto al suo innamoramento sono stati trattati dal professor Giovanni Morale, in una conferenza promossa nella serata di giovedì 22 ottobre a Palazzo Falck dai club Rotary Lecco Le Grigne, Rotary Lecco e Rotary Lecco Manzoni. Il professore è stato introdotto da Enrico Rigamonti, presidente di Rotary Club Le Grigne, che ha evidenziato il pregevole curriculum dell’ospite, vicedirettore delle Gallerie d'Italia di Milano e voce di spicco nel panorama critico-artistico nazionale. 
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L’occasione di questo incontro culturale si deve all’ormai prossima inaugurazione dell’esposizione temporanea del dipinto “La Dama col liocorno” al MUST – Museo del Territorio di Vimercate. Dopo essere stata esposta al Metropolitan Museum of Art di New York, l’opera conservata alla Galleria Borghese di Roma arriverà per la prima volta in Lombardia dal 29 ottobre all’11 dicembre, per la quarta edizione di La Grande Arte in Brianza, il progetto promosso da Fondazione Costruiamo il Futuro insieme a Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo, Galleria Borghese, Comune di Vimercate ed Edison.
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Da sinistra il professor Giovanni Morale, Enrico Rigamonti, Massimo Dell’Oro e Michael Ciceri
L’iniziativa prosegue un percorso iniziato negli anni precedenti con opere di Marco d’Oggiono, Caravaggio e Tiziano, portando nei musei del territorio capolavori normalmente custoditi in importanti istituzioni italiane.
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Raffaello Sanzio visse una vita breve: nato a Urbino il Venerdì Santo del 1473, morì a Roma nel Venerdì Santo del 1520 e questa peculiarità contribuì moltissimo alla sua divinizzazione, riconosciuta da Vasari, primo grande biografo di scultori e pittori. “Raffaello visse un periodo interessante: c’è il superamento del bello classico greco e inizia la rinascita con quello che nell’Ottocento verrà chiamato Rinascimento. Nel periodo in cui nasce c’è la voglia di superare la bellezza assoluta. Questi cinque secoli lo hanno caricato di connotazioni importanti ma nel secondo Dopoguerra Raffaello perde un po’ terreno”. Il professor Morale ne ha evidenziato la fortuna critica, il fatto che sia stato incessantemente amato dalla sua morte alla metà del secolo scorso.
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La dama col leocorno è un’opera laica, che Raffaello dipinse quando aveva 22 anni: si tratta con ogni probabilità di un dipinto nuziale perché il leocorno è simbolo della castità nuziale. L’ipotesi è che la protagonista sia Laura Orsini Farnese, coniugata con Nicola Della Rovere: la madre era una Farnese, sul cui stemma di famiglia è presente il leocorno. È forse l’unica opera che non si sapeva come fosse dato che fino agli anni Trenta del Novecento il liocorno era coperto. Nel 1927, Roberto Longhi, con la comparazione di un disegno, intuì che era il disegno preparatorio della dama con il liocorno. “È un dipinto interessante per il fascino della ricerca, della comparazione, del disegno, dello studio, della critica. È un fiore del Novecento che ci ha fatto rivedere uno straordinario Raffaello del periodo fiorentino” ha affermato il professor Morale, soffermandosi poi su alcuni dipinti.
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Raffaello rimase orfano di padre a 11 anni: il padre era un pessimo pittore e la sua morte sarà la fortuna del giovanissimo Sanzio. Non sapendo come tirare avanti la bottega, attraverso gli amici, si vede costretto a specializzarsi: va a Perugia da mastro Perugino. Poi va a Firenze e nel 1507-1508, tornò a Urbino, dove aveva conosciuto Donato Bramante, il quale riconobbe la sua bravura e lo raccomandò al Papa, che gli diede la commissione di dipingere le stanze della segnatura apostolica, sintesi di bellezza, bene e verità. “È il suo grande capolavoro – ha evidenziato Morale - che gli consente di entrare nell’Olimpo. È la sintesi di tutto il sistema neoplatonico che rappresenta come l’uomo deve vivere. La prima opera è il bello che conduce al bene, la parete delle virtù. Il bello e il bene (kalòs kai agathòs) conducono all’obiettivo dell’uomo che è la verità, rappresentato da quella filosofica (scuola di Atene) e quella teologica (la disputa del sacramento)”.
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Parlando di Raffaello non poteva essere tralasciato lo Sposalizio della Vergine, opera dipinta ad appena vent’anni, che contiene la numerologia, il concetto tra matematica, bellezza e trascendente, oggi esposta alla Pinacoteca di Brera. Il professor Morale ha poi illustrato il Cristo Risorto conservato a Brescia, la Madonna del Belvedere conservata a Vienna e la pietà Bagliori, uno dei quadri più famosi di Raffaello che riprende la pietà di Michelangelo, interessante sia per la forza emotiva che per la struttura del dipinto.
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Ci sono poi la Madonna della Seggiola, la Madonna Sistina, una grande realizzata a Roma per la chiesa di San Sisto a Piacenza e lo spasmo di Sicilia.
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Morale ha raccontato le storie che circondano questi dipinti, affascinando l’incuriosito e attento pubblico presente in sala. “Raffaello riempie gli occhi, il cuore ma anche la mente: ecco perché seduce. Vieni sedotto prima dalla bellezza e poi dall’intelligenza” ha chiosato il professore, a proposito del pittore divino cui, riconoscendone le eccezionali doti, il pontefice di allora, Leone X De Medici, concesse straordinariamente la sepoltura imperiale.
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Al termine della relazione, è intervenuto per i saluti don Bortolo Uberti: “È stata una serata che ha portato nel mistero della bellezza che trascende, della grazia di questo artista. Abbiamo bisogno di riempirci il cuore della bellezza, soprattutto in questo periodo. In queste opere c’è anche il dramma, però è un dramma che ha una speranza. Noi abbiamo bisogno di contemplare questa bellezza per credere che anche i drammi che stiamo attraversando possano essere redenti, con una speranza che ci fa guardare al futuro, alle generazioni dopo le nostre”.
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Massimo Dell’Oro, presidente Rotary Club Lecco ha aggiunto: “Questa lezione è stata importante per aprirci gli occhi: nella nostra vita sono questi gli elementi che devono guidarci.

Come Rotary abbiamo sempre davanti a noi la missione di fare il bene e puntare alla bellezza”.

Ha chiuso il ciclo di saluti Michael Ciceri, presidente Rotary Club Manzoni: “L’epitaffio consacra il fatto che Raffaello ha una natura divina: vorrei approfondire questa spiegazione che fa incuriosire. Noi come Rotary prendiamo la bellezza e cerca di portarla a tutti, attraverso i service”.
M.Mau.
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