Impariamo a stare accanto ai giovani senza occupare il loro posto

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Oltre il fuoco la cenere, oltre la cenere la brace, la brace a cui abbiamo il dovere di mostrare un filo di luce senza illusioni.
Non scrivo queste righe da adulto esemplare, né da persona che ha risposte da insegnare. Mi capita spesso di interrogarmi, con la sensazione dolorosa di non essere stato all'altezza. Oggi, nella responsabilità e nella dolcezza di essere anche nonno, queste domande tornano. Scrivo partendo dai miei limiti, dagli errori e da ciò che sto ancora cercando di imparare.
Quanto è difficile guardare un giovane negli occhi, dirgli le cose come stanno e lasciargli intravedere almeno un po’ di luce? È una difficoltà che riguarda tutti noi, nessuno escluso.
Il mondo che questi ragazzi si trovano ad affrontare è diverso da quello che abbiamo conosciuto. Non possiamo vendergli facili illusioni o risposte pronte. Se ne accorgerebbero, e sarebbe un ulteriore tradimento della loro fiducia.
E allora, come possiamo parlare con loro senza fare retorica e senza consegnargli soltanto le nostre paure?
Forse dobbiamo cominciare accettando di non avere tutte le risposte. Fatichiamo anche noi a capire questo tempo. Ammetterlo non significa rinunciare alla nostra responsabilità: significa provare a costruire un rapporto sincero.
Possiamo ascoltare senza avere subito qualcosa da correggere. Fare spazio alle loro idee, anche quando non coincidono con le nostre. Mettere a disposizione quello che abbiamo imparato, compresi gli errori, senza trasformare ogni conversazione in una lezione.
A volte vediamo la rabbia, altre volte il silenzio, il distacco, l’apparente indifferenza. E rischiamo di fermarci lì, di pensare che sotto quella cenere non sia rimasto più niente. Ma c’è quasi sempre una brace: un desiderio, una capacità, una speranza che fatica a trovare spazio. Prima di giudicare, dovremmo almeno darci il tempo di cercarla.
Quel filo di luce può essere qualcosa di molto concreto: sapere che c’è qualcuno a cui rivolgersi, qualcuno che prende sul serio la tua fatica e crede in te anche quando tu fai fatica a farlo.
Non possiamo promettere che tutto andrà bene. Possiamo però impegnarci a esserci e mantenere quella promessa. Anche quando non capiamo le loro scelte, anche quando la strada che prendono è diversa da quella che avremmo immaginato.
Questo non è soltanto un bilancio personale: è un appello che riguarda tutti noi. Imparare a stare accanto ai giovani senza occupare il loro posto.
Non so quanto riusciremo a farlo bene. So però che non dobbiamo sottrarci a questo compito. Perché sotto la cenere può esserci ancora vita, e abbiamo il dovere collettivo di non darla per spenta.
Beppe Mambretti
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