Malata di SLA, scelse di vivere pur inchiodata a un letto: addio a mamma Rosi

“Rosanna ha voluto resistere e lottare ardentemente per stare accanto a me e ai nostri figli, vederli crescere, come solo una mamma desidera fare, e io ho rispettato la sua scelta, cercando di non lasciarla mai sola: ‘Nel bene e nel male, in salute e in malattia, in ricchezza e in povertà finché morte non ci separi’. L’ho giurato ventinove anni fa all’altare e, tornassi indietro, lo rifarei altre mille volte. So quant’è felice quando i nostri figli la salutano al mattino, dandole un bacio sulla fronte, quando le dicono ‘ti voglio bene’. A lei bastano questi piccoli gesti”.
Così, con infinita dolcezza, nel 2017, Marco Capelli - in un'intervista rilasciata a questo giornale - raccontava dalla scelta della moglie Rosanna Cerinza Pettreca di rifiutare l'eutanasia dopo che, otto anni prima, le era stata diagnostica la Sclerosi laterale amiotrofica bulbare, la forma più aggressiva della malattia del motoneurone, che colpisce da vicino i muscoli della gola, della nutrizione, l’apparato vocale, la lingua, per poi estendersi a tutto il corpo, paralizzandolo.
“Il decorso è stato rapido: dalla Peg per alimentarsi alla sedia a rotelle, finché la malattia non ha reso difficile anche la respirazione. A quel punto mia moglie ha fatto una scelta durissima, una scelta che altri malati di Sla non fanno, andando incontro alla morte: quella di sottoporsi ad una tracheotomia per poter respirare con la ventilazione meccanica”.
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Rosi prima della malattia

Rosi, pur sapendo a cosa andava incontro, aveva preferito allo spegnersi l'esserci, per Lorenzo e Manuel, i suoi due figli, con il secondo che aveva solo 6 anni quando la SLA si è manifestata. La mamma in tutti questi anni per loro c'è stata. Viva ma inchiodata ad un letto. Immobile. Riuscendo a comunicare grazie alla tecnologia e a farsi capire anche solo con lo sguardo da chi all'altare le ha giurato amore "in salute e in malattia". "Finché morte non ci separi", diceva Marco citando la formula pronunciata nel 1988 per il fatidico sì. Oggi quel momento è arrivato. Rosi si è spenta a 63 anni, 17 anni dopo la diagnosi che ha cambiato la sua esistenza e quella del consorte, diventato il suo amministratore di sostegno e caregiver. Perché se è vero che di questa malattia neurodegenerativa – anche detta ‘morbo di Lou Gehrig’ - si sa poco, è facile comprendere come una donna impossibilitata a muoversi e dipendente dai macchinari sia stata da assistere praticamente h24. Impegno gravoso, affrontato, anche di fronte alla burocrazia e alla fatica, senza rabbia. Ritagliandosi solo del tempo per scattare foto meravigliose del nostro territorio, da mostrare poi alla moglie, accompagnandola idealmente laddove non poteva più andare.
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Marco e Rosi il giorno del loro 38° anniversario di matrimonio

A settembre i festeggiamenti per i 38 anni di matrimonio. "Oggi il cuore della mia amata Rosi ha smesso di battere, ma il mio cuore e quello dei miei figli non smetteranno mai di battere per lei", l'ultima dichiarazione d'amore, nel giorno più duro.
Le esequie saranno celebrate giovedì 29 ottobre alle 15 nella chiesa parrocchiale di Pescate. 
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