Nasce RIDÒ, la prima rete territoriale del riuso. Coinvolti 29 comuni
Dare una seconda vita agli oggetti, ridurre gli sprechi e trasformare il riuso in un’opportunità per tutta la comunità. È da questa idea che nasce RIDÒ, la prima rete territoriale del riuso creata in provincia di Lecco, presentata con l’obiettivo di mettere a sistema le esperienze già presenti sul territorio e costruire un servizio condiviso, accessibile e capillare. Un progetto che coinvolgerà inizialmente 29 Comuni, soprattutto nell’area della Brianza oggionese, e che unisce sostenibilità ambientale, inclusione sociale e nuove opportunità di lavoro.

L’iniziativa è promossa con il contributo del Fondo Ambiente e Cultura, sostenuto dalla Fondazione Comunitaria del Lecchese insieme ad Acinque, Lario Reti Holding e Silea. A costruire concretamente la rete sono la Cooperativa sociale Paso, la Cooperativa Padre Daniele Badiali e la Cooperativa La Vecchia Quercia, affiancate dal Centro di Servizio per il Volontariato Monza Lecco Sondrio (CSV) e da altre 15 realtà del Terzo settore.
L’idea parte da una constatazione semplice: nei centri di raccolta finiscono spesso oggetti ancora in buone condizioni, che potrebbero continuare a essere utilizzati, ma che non sempre trovano una strada per tornare in circolazione. Alle realtà che già si occupano di recupero e riuso è mancato finora un canale comune, capace di collegare la raccolta alla catalogazione e alla distribuzione dei beni. RIDÒ vuole colmare proprio questo spazio, costruendo una filiera organizzata che consenta di intercettare gli oggetti prima che diventino rifiuti.

A spiegare la genesi del progetto è stato Alberto Bonaiti, presidente della Fondazione Comunitaria del Lecchese, che ha inquadrato RIDÒ nel percorso più ampio del Fondo Ambiente e Cultura. Nato alla fine del 2023, il Fondo ha messo in relazione fondazione, imprese e realtà locali, trasformando risorse economiche e competenze in iniziative concrete per la comunità. Nel corso del triennio sono stati sostenuti progetti per circa due milioni di euro, attraverso bandi e iniziative che hanno riguardato, tra gli altri ambiti, anche i musei diffusi. Un’esperienza che, secondo Bonaiti, dimostra la possibilità di costruire una forma di filantropia legata al mondo produttivo, nella quale le imprese contribuiscono a generare ricadute positive sul territorio. «Si percepisce proprio durante questi incontri di lavoro la tensione condivisa al generare qualcosa di positivo sul territorio», ha osservato, sottolineando come il confronto abbia riunito amministratori con esperienze politiche differenti e manager provenienti da realtà diverse, accomunati dalla volontà di dare concretezza a progetti condivisi. Per il presidente della Fondazione Comunitaria del Lecchese, RIDÒ rappresenta anche un’evoluzione del Fondo, che allarga il proprio raggio d’azione coinvolgendo direttamente l’impresa sociale. Bonaiti ha inoltre anticipato che si sta lavorando per proseguire l’esperienza del Fondo anche nel prossimo triennio. «Penso che stia un po’ a tutti noi non perdere l’occasione di implementarlo», ha concluso, richiamando la responsabilità dei diversi soggetti coinvolti nel continuare a investire in progettualità capaci di rispondere ai bisogni della comunità.

A entrare nel dettaglio del funzionamento di RIDÒ è stato Raffaele Pirovano, presidente della Cooperativa sociale Paso e referente progettuale dell’iniziativa. Il lavoro è partito dall’ascolto delle associazioni e delle organizzazioni che, in forme differenti, si occupano già di recupero e riutilizzo degli oggetti. Da questo confronto è emersa la necessità di superare la frammentazione delle singole esperienze, costruendo un sistema comune e raggiungendo un pubblico più ampio. «La vera sfida non è raccogliere oggetti usati, ma riuscire a dare loro una seconda vita», ha spiegato Pirovano, riprendendo il concetto centrale del progetto. L’obiettivo è modificare anche la percezione dei beni di seconda mano, troppo spesso associati esclusivamente alla necessità economica. Il riuso, invece, vuole diventare una scelta consapevole, capace di coniugare attenzione all’ambiente, risparmio e solidarietà. «Il riuso deve diventare una scelta consapevole, sostenibile e accessibile a tutti», ha ribadito.

Il servizio si baserà su due furgoni itineranti che presidieranno, secondo un calendario condiviso, i centri di raccolta dei Comuni aderenti. I cittadini potranno consegnare gli oggetti ancora utilizzabili direttamente agli operatori delle cooperative, che ne verificheranno le condizioni e li avvieranno alla successiva catalogazione. Ogni bene sarà identificato con un codice, fotografato e accompagnato da una descrizione, prima di essere pubblicato sul portale digitale RIDÒ. La piattaforma permetterà di consultare gli oggetti disponibili e prenotarli gratuitamente, fino a un massimo di cinque beni, pagando al momento del ritiro. I beni potranno essere ritirati negli hub territoriali individuati a Nibionno, Valmadrera e Lecco, oppure attraverso le vetrine fisiche delle associazioni aderenti. I prezzi saranno calmierati, con l’intenzione di mantenere un valore economico per gli oggetti e favorirne un utilizzo effettivo, evitando che la gratuità porti a considerarli privi di valore. I furgoni non saranno quindi soltanto punti di raccolta, ma anche presìdi di sensibilizzazione, occasioni per incontrare i cittadini e diffondere una diversa cultura del consumo.

La fase della raccolta sarà accompagnata da regole precise. Luciano Bonfanti, presidente della Cooperativa sociale Padre Daniele Badiali, ha spiegato che gli operatori verificheranno i beni al momento della consegna, avviando un percorso di tracciabilità che permetterà di seguirne la provenienza e la gestione all’interno della rete. Non tutto potrà essere conferito. Saranno accettati, tra gli altri, piccoli mobili come sedie, comodini e mensole, casalinghi, oggetti e tessili per la casa, giochi e articoli per l’infanzia da zero a tre anni, libri per bambini da zero a sei anni, fumetti, CD, DVD, vinili e cassette originali, biciclette, articoli sportivi, borse e valigie. Saranno invece esclusi elettrodomestici ed elettronica, abbigliamento per adulti, scarpe, materassi, mobili ingombranti, seggiolini auto, caschi, farmaci, alimenti, prodotti chimici e oggetti rotti o da riparare. Il furgone sarà riconoscibile grazie a roll-up e totem con QR code e la frase «Dai una seconda vita a ciò che non usi più», mentre un operatore delle cooperative sarà presente per controllare gli oggetti e avviarli al magazzino.

Accanto alla vendita a prezzi calmierati, il progetto prevede un canale dedicato alle persone e alle famiglie in condizioni di fragilità economica. Attraverso una sezione riservata del portale, gli assistenti sociali dei 29 Comuni potranno segnalare le necessità dei cittadini e richiedere i beni disponibili. In questi casi gli oggetti potranno essere assegnati gratuitamente, sulla base dei bisogni individuati dai servizi sociali. È un passaggio che rafforza la dimensione comunitaria dell’iniziativa: la rete non si limita a mettere in contatto chi possiede un oggetto inutilizzato con chi desidera acquistarlo, ma può anche rispondere a esigenze concrete, attivando le diverse realtà coinvolte per offrire un sostegno mirato. La sostenibilità, però, non si esaurisce nella gestione dei beni recuperati. Perché il riuso diventi una pratica diffusa occorre intervenire anche sulle abitudini e sul modo in cui le persone guardano agli oggetti.

È questa la prospettiva sottolineata da Anna Cazzato, direttrice generale della Cooperativa sociale La Vecchia Quercia, che si occuperà in particolare delle attività di sensibilizzazione e formazione. Il progetto prevede laboratori ed esperienze pratiche nelle scuole dei Comuni coinvolti, costruiti insieme agli altri partner. L’intenzione è coinvolgere soprattutto le nuove generazioni, mostrando attraverso attività concrete come sia possibile ridurre gli sprechi e attribuire nuovo valore a ciò che non viene più utilizzato. «Non solo un’infrastruttura concreta, ma anche un cambio di approccio, di mentalità», ha spiegato Cazzato, indicando nella dimensione educativa uno degli elementi qualificanti di RIDÒ. In un contesto segnato da molteplici crisi e da una diffusa difficoltà a immaginare il futuro, il progetto vuole offrire ai giovani occasioni per sperimentare azioni alla loro portata, capaci di produrre effetti positivi sull’ambiente e sulla comunità. La formazione sarà anche un’occasione per valorizzare il contributo delle persone coinvolte nelle cooperative sociali. Cazzato ha anticipato che nei laboratori potranno essere impegnate anche persone con disabilità inserite in percorsi lavorativi, che diventeranno a loro volta formatori, condividendo competenze ed esperienze con gli studenti.

Il valore di RIDÒ è stato richiamato anche da Francesca Rota, presidente del Consiglio di amministrazione di Silea, che ha sottolineato il significato di affiancare al sistema tradizionale di gestione dei rifiuti una maggiore capacità di recuperare e rimettere in circolazione i beni. Silea, società interamente pubblica partecipata da 91 Comuni, ha sostenuto il progetto attraverso il Fondo Ambiente e Cultura, nella convinzione che la tutela ambientale passi anche dalla prevenzione dello scarto. La raccolta differenziata resta uno strumento fondamentale, ma il riuso permette di intervenire ancora prima, evitando che oggetti ancora utilizzabili entrino nel circuito dei rifiuti. «L’obiettivo di tutti è non soltanto creare luoghi, punti di riuso, ma fare in modo che il riuso diventi un’abitudine», ha affermato Rota, evidenziando come la sfida non sia soltanto raccogliere i beni, ma riuscire a rimetterli effettivamente in circolazione. Un risultato che richiede anche un lavoro culturale, capace di superare l’idea che il mercato dell’usato sia destinato esclusivamente a chi ha minori possibilità economiche. Per questo la presidente di Silea ha insistito sul valore della collaborazione tra soggetti diversi e sull’ambizione di ampliare progressivamente l’esperienza. La prima fase coinvolge 29 Comuni, ma l’auspicio è che il modello possa essere esteso ad altri territori, diventando un riferimento per una gestione più sostenibile delle risorse.

Un concetto condiviso da Lorenzo Riva, presidente di Lario Reti Holding, che ha espresso apprezzamento per il lavoro compiuto dai partner e per la capacità di trasformare un’idea in un progetto concreto. Anche per lui il punto centrale è il cambiamento di prospettiva: «Non deve essere un punto dove uno va e butta via questa cosa», ha osservato, richiamando la necessità di non considerare gli oggetti come materiali di cui liberarsi, ma come beni che possono conservare un valore e continuare a essere utili. Le società partecipate, ha aggiunto, possono contribuire al benessere dei cittadini attraverso le proprie risorse e competenze, sostenendo iniziative che restituiscano valore al territorio. Perché RIDÒ possa funzionare, tuttavia, sarà decisiva anche la capacità di comunicarne le opportunità e coinvolgere le persone: il riuso deve essere percepito come una possibilità concreta per tutti, non come un servizio riservato a chi si trova in difficoltà.

RIDÒ nasce dunque dall’incontro tra esperienze che esistevano già e dalla volontà di renderle parte di un sistema più ampio. Le cooperative si occuperanno delle diverse fasi operative: Paso seguirà il coordinamento generale, la gestione dei magazzini e la catalogazione; la Cooperativa Padre Daniele Badiali contribuirà all’organizzazione della logistica e dei furgoni; La Vecchia Quercia curerà la diffusione culturale e le attività formative. Il CSV farà da raccordo con le associazioni del territorio e contribuirà alla comunicazione del progetto. Una rete che punta a trasformare un gesto quotidiano, come consegnare un oggetto che non si usa più, in un’opportunità ambientale e sociale. Un mobile, un libro, una bicicletta o un gioco possono continuare a essere utili, evitando di diventare rifiuti e raggiungendo persone che ne hanno bisogno. Allo stesso tempo, il lavoro necessario per recuperare, catalogare e distribuire questi beni può diventare occasione di formazione e inclusione.

La rete partirà nei primi giorni di novembre, con i furgoni presenti secondo un calendario prestabilito nei pressi dei centri di raccolta dei Comuni aderenti. Per conoscere le date, gli orari e tutte le indicazioni operative sarà possibile consultare il sito dedicato. Perché RIDÒ possa funzionare, servirà la partecipazione dei cittadini, insieme alla collaborazione delle amministrazioni, delle associazioni e delle imprese sociali. In fondo, il principio è proprio questo: prima di considerare qualcosa un rifiuto, provare a riconoscerne il valore residuo e trasformarlo in una risorsa per l’ambiente e per le persone.

L’iniziativa è promossa con il contributo del Fondo Ambiente e Cultura, sostenuto dalla Fondazione Comunitaria del Lecchese insieme ad Acinque, Lario Reti Holding e Silea. A costruire concretamente la rete sono la Cooperativa sociale Paso, la Cooperativa Padre Daniele Badiali e la Cooperativa La Vecchia Quercia, affiancate dal Centro di Servizio per il Volontariato Monza Lecco Sondrio (CSV) e da altre 15 realtà del Terzo settore.
L’idea parte da una constatazione semplice: nei centri di raccolta finiscono spesso oggetti ancora in buone condizioni, che potrebbero continuare a essere utilizzati, ma che non sempre trovano una strada per tornare in circolazione. Alle realtà che già si occupano di recupero e riuso è mancato finora un canale comune, capace di collegare la raccolta alla catalogazione e alla distribuzione dei beni. RIDÒ vuole colmare proprio questo spazio, costruendo una filiera organizzata che consenta di intercettare gli oggetti prima che diventino rifiuti.

A spiegare la genesi del progetto è stato Alberto Bonaiti, presidente della Fondazione Comunitaria del Lecchese, che ha inquadrato RIDÒ nel percorso più ampio del Fondo Ambiente e Cultura. Nato alla fine del 2023, il Fondo ha messo in relazione fondazione, imprese e realtà locali, trasformando risorse economiche e competenze in iniziative concrete per la comunità. Nel corso del triennio sono stati sostenuti progetti per circa due milioni di euro, attraverso bandi e iniziative che hanno riguardato, tra gli altri ambiti, anche i musei diffusi. Un’esperienza che, secondo Bonaiti, dimostra la possibilità di costruire una forma di filantropia legata al mondo produttivo, nella quale le imprese contribuiscono a generare ricadute positive sul territorio. «Si percepisce proprio durante questi incontri di lavoro la tensione condivisa al generare qualcosa di positivo sul territorio», ha osservato, sottolineando come il confronto abbia riunito amministratori con esperienze politiche differenti e manager provenienti da realtà diverse, accomunati dalla volontà di dare concretezza a progetti condivisi. Per il presidente della Fondazione Comunitaria del Lecchese, RIDÒ rappresenta anche un’evoluzione del Fondo, che allarga il proprio raggio d’azione coinvolgendo direttamente l’impresa sociale. Bonaiti ha inoltre anticipato che si sta lavorando per proseguire l’esperienza del Fondo anche nel prossimo triennio. «Penso che stia un po’ a tutti noi non perdere l’occasione di implementarlo», ha concluso, richiamando la responsabilità dei diversi soggetti coinvolti nel continuare a investire in progettualità capaci di rispondere ai bisogni della comunità.

A entrare nel dettaglio del funzionamento di RIDÒ è stato Raffaele Pirovano, presidente della Cooperativa sociale Paso e referente progettuale dell’iniziativa. Il lavoro è partito dall’ascolto delle associazioni e delle organizzazioni che, in forme differenti, si occupano già di recupero e riutilizzo degli oggetti. Da questo confronto è emersa la necessità di superare la frammentazione delle singole esperienze, costruendo un sistema comune e raggiungendo un pubblico più ampio. «La vera sfida non è raccogliere oggetti usati, ma riuscire a dare loro una seconda vita», ha spiegato Pirovano, riprendendo il concetto centrale del progetto. L’obiettivo è modificare anche la percezione dei beni di seconda mano, troppo spesso associati esclusivamente alla necessità economica. Il riuso, invece, vuole diventare una scelta consapevole, capace di coniugare attenzione all’ambiente, risparmio e solidarietà. «Il riuso deve diventare una scelta consapevole, sostenibile e accessibile a tutti», ha ribadito.

Il servizio si baserà su due furgoni itineranti che presidieranno, secondo un calendario condiviso, i centri di raccolta dei Comuni aderenti. I cittadini potranno consegnare gli oggetti ancora utilizzabili direttamente agli operatori delle cooperative, che ne verificheranno le condizioni e li avvieranno alla successiva catalogazione. Ogni bene sarà identificato con un codice, fotografato e accompagnato da una descrizione, prima di essere pubblicato sul portale digitale RIDÒ. La piattaforma permetterà di consultare gli oggetti disponibili e prenotarli gratuitamente, fino a un massimo di cinque beni, pagando al momento del ritiro. I beni potranno essere ritirati negli hub territoriali individuati a Nibionno, Valmadrera e Lecco, oppure attraverso le vetrine fisiche delle associazioni aderenti. I prezzi saranno calmierati, con l’intenzione di mantenere un valore economico per gli oggetti e favorirne un utilizzo effettivo, evitando che la gratuità porti a considerarli privi di valore. I furgoni non saranno quindi soltanto punti di raccolta, ma anche presìdi di sensibilizzazione, occasioni per incontrare i cittadini e diffondere una diversa cultura del consumo.

La fase della raccolta sarà accompagnata da regole precise. Luciano Bonfanti, presidente della Cooperativa sociale Padre Daniele Badiali, ha spiegato che gli operatori verificheranno i beni al momento della consegna, avviando un percorso di tracciabilità che permetterà di seguirne la provenienza e la gestione all’interno della rete. Non tutto potrà essere conferito. Saranno accettati, tra gli altri, piccoli mobili come sedie, comodini e mensole, casalinghi, oggetti e tessili per la casa, giochi e articoli per l’infanzia da zero a tre anni, libri per bambini da zero a sei anni, fumetti, CD, DVD, vinili e cassette originali, biciclette, articoli sportivi, borse e valigie. Saranno invece esclusi elettrodomestici ed elettronica, abbigliamento per adulti, scarpe, materassi, mobili ingombranti, seggiolini auto, caschi, farmaci, alimenti, prodotti chimici e oggetti rotti o da riparare. Il furgone sarà riconoscibile grazie a roll-up e totem con QR code e la frase «Dai una seconda vita a ciò che non usi più», mentre un operatore delle cooperative sarà presente per controllare gli oggetti e avviarli al magazzino.

Accanto alla vendita a prezzi calmierati, il progetto prevede un canale dedicato alle persone e alle famiglie in condizioni di fragilità economica. Attraverso una sezione riservata del portale, gli assistenti sociali dei 29 Comuni potranno segnalare le necessità dei cittadini e richiedere i beni disponibili. In questi casi gli oggetti potranno essere assegnati gratuitamente, sulla base dei bisogni individuati dai servizi sociali. È un passaggio che rafforza la dimensione comunitaria dell’iniziativa: la rete non si limita a mettere in contatto chi possiede un oggetto inutilizzato con chi desidera acquistarlo, ma può anche rispondere a esigenze concrete, attivando le diverse realtà coinvolte per offrire un sostegno mirato. La sostenibilità, però, non si esaurisce nella gestione dei beni recuperati. Perché il riuso diventi una pratica diffusa occorre intervenire anche sulle abitudini e sul modo in cui le persone guardano agli oggetti.

È questa la prospettiva sottolineata da Anna Cazzato, direttrice generale della Cooperativa sociale La Vecchia Quercia, che si occuperà in particolare delle attività di sensibilizzazione e formazione. Il progetto prevede laboratori ed esperienze pratiche nelle scuole dei Comuni coinvolti, costruiti insieme agli altri partner. L’intenzione è coinvolgere soprattutto le nuove generazioni, mostrando attraverso attività concrete come sia possibile ridurre gli sprechi e attribuire nuovo valore a ciò che non viene più utilizzato. «Non solo un’infrastruttura concreta, ma anche un cambio di approccio, di mentalità», ha spiegato Cazzato, indicando nella dimensione educativa uno degli elementi qualificanti di RIDÒ. In un contesto segnato da molteplici crisi e da una diffusa difficoltà a immaginare il futuro, il progetto vuole offrire ai giovani occasioni per sperimentare azioni alla loro portata, capaci di produrre effetti positivi sull’ambiente e sulla comunità. La formazione sarà anche un’occasione per valorizzare il contributo delle persone coinvolte nelle cooperative sociali. Cazzato ha anticipato che nei laboratori potranno essere impegnate anche persone con disabilità inserite in percorsi lavorativi, che diventeranno a loro volta formatori, condividendo competenze ed esperienze con gli studenti.

Il valore di RIDÒ è stato richiamato anche da Francesca Rota, presidente del Consiglio di amministrazione di Silea, che ha sottolineato il significato di affiancare al sistema tradizionale di gestione dei rifiuti una maggiore capacità di recuperare e rimettere in circolazione i beni. Silea, società interamente pubblica partecipata da 91 Comuni, ha sostenuto il progetto attraverso il Fondo Ambiente e Cultura, nella convinzione che la tutela ambientale passi anche dalla prevenzione dello scarto. La raccolta differenziata resta uno strumento fondamentale, ma il riuso permette di intervenire ancora prima, evitando che oggetti ancora utilizzabili entrino nel circuito dei rifiuti. «L’obiettivo di tutti è non soltanto creare luoghi, punti di riuso, ma fare in modo che il riuso diventi un’abitudine», ha affermato Rota, evidenziando come la sfida non sia soltanto raccogliere i beni, ma riuscire a rimetterli effettivamente in circolazione. Un risultato che richiede anche un lavoro culturale, capace di superare l’idea che il mercato dell’usato sia destinato esclusivamente a chi ha minori possibilità economiche. Per questo la presidente di Silea ha insistito sul valore della collaborazione tra soggetti diversi e sull’ambizione di ampliare progressivamente l’esperienza. La prima fase coinvolge 29 Comuni, ma l’auspicio è che il modello possa essere esteso ad altri territori, diventando un riferimento per una gestione più sostenibile delle risorse.

Un concetto condiviso da Lorenzo Riva, presidente di Lario Reti Holding, che ha espresso apprezzamento per il lavoro compiuto dai partner e per la capacità di trasformare un’idea in un progetto concreto. Anche per lui il punto centrale è il cambiamento di prospettiva: «Non deve essere un punto dove uno va e butta via questa cosa», ha osservato, richiamando la necessità di non considerare gli oggetti come materiali di cui liberarsi, ma come beni che possono conservare un valore e continuare a essere utili. Le società partecipate, ha aggiunto, possono contribuire al benessere dei cittadini attraverso le proprie risorse e competenze, sostenendo iniziative che restituiscano valore al territorio. Perché RIDÒ possa funzionare, tuttavia, sarà decisiva anche la capacità di comunicarne le opportunità e coinvolgere le persone: il riuso deve essere percepito come una possibilità concreta per tutti, non come un servizio riservato a chi si trova in difficoltà.

RIDÒ nasce dunque dall’incontro tra esperienze che esistevano già e dalla volontà di renderle parte di un sistema più ampio. Le cooperative si occuperanno delle diverse fasi operative: Paso seguirà il coordinamento generale, la gestione dei magazzini e la catalogazione; la Cooperativa Padre Daniele Badiali contribuirà all’organizzazione della logistica e dei furgoni; La Vecchia Quercia curerà la diffusione culturale e le attività formative. Il CSV farà da raccordo con le associazioni del territorio e contribuirà alla comunicazione del progetto. Una rete che punta a trasformare un gesto quotidiano, come consegnare un oggetto che non si usa più, in un’opportunità ambientale e sociale. Un mobile, un libro, una bicicletta o un gioco possono continuare a essere utili, evitando di diventare rifiuti e raggiungendo persone che ne hanno bisogno. Allo stesso tempo, il lavoro necessario per recuperare, catalogare e distribuire questi beni può diventare occasione di formazione e inclusione.

La rete partirà nei primi giorni di novembre, con i furgoni presenti secondo un calendario prestabilito nei pressi dei centri di raccolta dei Comuni aderenti. Per conoscere le date, gli orari e tutte le indicazioni operative sarà possibile consultare il sito dedicato. Perché RIDÒ possa funzionare, servirà la partecipazione dei cittadini, insieme alla collaborazione delle amministrazioni, delle associazioni e delle imprese sociali. In fondo, il principio è proprio questo: prima di considerare qualcosa un rifiuto, provare a riconoscerne il valore residuo e trasformarlo in una risorsa per l’ambiente e per le persone.
G.D.




















