Bellano: giovani e inclusione nel nuovo progetto d’Ambito

Offrire ai giovani del territorio opportunità concrete per impegnarsi, mettersi in gioco e rendersi utili alla comunità, ma anche per crescere, acquisire maggiore autonomia e scoprire meglio se stessi. È uno degli obiettivi alla base del percorso di partecipazione attiva promosso dall’Ambito Territoriale Sociale di Bellano, in continuità con il precedente progetto “Fili di connessione per sviluppare l’inclusione” e grazie al contributo e al supporto di Illumina di Blu Valsassina. L’esperienza ha offerto a giovani neurodivergenti la possibilità di affiancare le équipe educative impegnate nelle attività estive rivolte ai bambini all’interno di alcuni comuni dell’Ambito Territoriale Sociale di Bellano. Non una partecipazione simbolica, ma un ruolo concreto, costruito insieme agli educatori e pensato per permettere loro di esprimere le proprie capacità, assumersi responsabilità e contribuire alla vita quotidiana dei servizi.
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Il progetto nasce da una convinzione semplice, ma ancora non scontata: le caratteristiche della persona non devono essere lette soltanto in termini di difficoltà o di bisogni ai quali rispondere. Ogni persona possiede modalità differenti di percepire, comunicare, apprendere e stare in relazione. Quando intorno alla persona è presente una comunità capace di lavorare insieme, fare spazio e offrire fiducia, le differenze possono diventare un’occasione per mettere in gioco competenze differenti, inattese e altrettanto preziose per gli altri. Al centro del percorso c’è stato un approccio capacitante, orientato a valorizzare le possibilità della persona e a promuoverne l’autodeterminazione. Non partendo da ciò che una persona non riesce a fare, ma creando le condizioni perché possa scegliere, esprimere preferenze, assumere piccoli incarichi, prendere iniziative e sperimentare concretamente le conseguenze delle proprie decisioni. L’autodeterminazione non significa semplicemente essere autonomi nel fare, ma poter avere un ruolo attivo nelle proprie esperienze, sentirsi parte di un contesto e riconoscersi come persone in grado di incidere, anche attraverso piccoli gesti, sulla realtà che le circonda. Per i giovani coinvolti, avere responsabilità reali ha significato sperimentare fiducia, appartenenza e senso di efficacia personale: elementi importanti per costruire una maggiore consapevolezza delle proprie capacità e affrontare con maggiore sicurezza nuovi contesti sociali e relazionali.

Nel corso dell’esperienza, i giovani hanno accolto i bambini, sperimentato e giocato con loro, preparato i materiali e collaborato alla realizzazione delle attività. Hanno così avuto l’opportunità di esercitare e consolidare diverse social skills, cioè quelle competenze necessarie per stare in relazione con gli altri in modo adeguato al contesto: ascoltare, comprendere semplici segnali sociali, chiedere e offrire aiuto, far rispettare e rispettare le regole condivise, modulare il proprio comportamento e affrontare piccoli imprevisti. La relazione quotidiana con i bambini ha inoltre favorito lo sviluppo delle capacità empatiche, offrendo occasioni concrete per riconoscere i bisogni dell’altro, prestare attenzione alle sue emozioni e rispondere in maniera adeguata. Proprio la presenza di un contesto educativo strutturato ha permesso di trasformare le situazioni quotidiane in occasioni di apprendimento sociale. Gli educatori hanno accompagnato i giovani nella lettura delle situazioni, sostenendoli quando necessario e favorendo progressivamente una maggiore autonomia. In questo modo, comportamenti socialmente adeguati hanno potuto essere sperimentati, osservati e consolidati direttamente nella relazione con gli altri, diventando anche un possibile modello sociale positivo per i bambini coinvolti.
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I giovani non sono stati quindi direttamente destinatari di un intervento educativo, ma persone capaci di offrire attenzione, aiuto e presenza agli altri. Il loro ruolo ha permesso di superare una prospettiva ancora troppo spesso presente: non soltanto persone che devono imparare dagli altri, ma persone che possono a loro volta insegnare, accompagnare, essere di esempio e contribuire alla crescita di chi hanno accanto. Con il tempo hanno assunto spontaneamente piccoli compiti e responsabilità, dimostrando ascolto, empatia, affidabilità e una crescente capacità di comprendere le dinamiche del gruppo. Questo processo ha favorito non solo l’acquisizione di competenze sociali, ma anche una maggiore consapevolezza del proprio ruolo all’interno della comunità. Il percorso ha rappresentato anche una palestra di crescita personale e di avvicinamento al mondo del lavoro. Collaborare con un’équipe, rispettare gli impegni, confrontarsi con adulti e bambini, comunicare in modo adeguato, affrontare piccoli imprevisti e assumere iniziative coerenti con il contesto sono competenze trasversali che possono emergere e consolidarsi soprattutto attraverso esperienze autentiche.

Per Illumina di Blu Valsassina, che da anni lavora sul territorio per promuovere l’inclusione delle persone nello spettro autistico, si tratta di un ulteriore passo importante verso una comunità capace di riconoscere e valorizzare le potenzialità di ciascuno. “Esperienze come questa aiutano l’intera comunità a cambiare sguardo e a superare il pregiudizio che vede le persone neurodivergenti esclusivamente come soggetti da assistere o proteggere. In questo caso sono state loro a prendersi cura degli altri, dimostrando di poter offrire un contributo concreto e riconosciuto” sottolinea Morena Fazzini, presidente dell’associazione. La quale tiene inoltre a ringraziare la Dott.ssa Alessia Pozzoni che coordina la progettualità “Fili di Connessione per sviluppare l’inclusione”, per l’impegno costante “nel mettere in rete la nostra associazione e nel mediare tra i diversi soggetti coinvolti nei vari progetti”.
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Perché l’inclusione possa realizzarsi davvero, è fondamentale il lavoro della comunità: servizi, associazioni, famiglie ed équipe educative devono costruire insieme contesti capaci di accogliere, accompagnare e affidare responsabilità reali. Una comunità inclusiva non si limita a fare qualcosa per i giovani neurodivergenti, ma sceglie di fare qualcosa con loro, riconoscendoli come protagonisti e come risorse preziose per tutti. È proprio nella possibilità di partecipare, scegliere, assumere responsabilità e costruire relazioni significative che l’inclusione diventa concreta: non soltanto un percorso di crescita per la persona, ma un’opportunità di crescita per l’intera comunità.
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