PAROLE CHE PARLANO/304

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Scoiattolo

Dobbiamo fare un salto nell'antica Grecia per trovare la nascita dello scoiattolo, almeno del suo nome. Skiûros lo chiamavano infatti, un composto di skiá, ombra, e ourá, coda. Letteralmente "coda-ombra", che ci restituisce un'immagine simpatica del roditore che si siede sui rami sollevando la folta coda, come per farsene ombrello. Il nome sembra dunque evocare proprio questo gesto: la coda sollevata che offre una piccola ombra.

I Romani accolsero di buon grado quel termine che forse li affascinava. Lo latinizzarono trasformandolo in una forma però molto simile: scīūrus. 
Plinio il Vecchio, nella Naturalis Historia, descrive lo sciurus proprio spiegandone l'etimologia: animale che si fa ombra con la coda.
La parola è arrivata anche nella classificazione scientifica: Linneo adottò Sciurus per il genere nel 1758, e oggi lo scoiattolo rosso eurasiatico si chiama Sciurus vulgaris. La famiglia degli scoiattoli è invece quella degli Sciuridae.

In francese troviamo écureuil, dall'antico escurueil; in inglese squirrel, che è arrivato attraverso l'anglo-francese esquirel. A prima vista sembrano parole lontanissime, ma entrambe conservano le tracce di una forma latina volgare, scuriolus, diminutivo di sciurus.

L'italiano scoiattolo appartiene alla stessa famiglia linguistica, anche se la sua storia è meno immediata di quanto possa sembrare. La parola è certamente ricondotta al latino sciurus e al diminutivo scuriolus, con l'aggiunta del suffisso italiano -attolo. Nel corso dei secoli, i suoni si sono trasformati fino a dare la parola che usiamo oggi.
Così, dietro il nome di un piccolo abitante dei boschi, si nasconde un viaggio di secoli: dal greco al latino, dal latino alle lingue europee. E il greco moderno conserva ancora una parola molto simile all'antica: skiouros.
Rubrica a cura di Dino Ticli
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