Lecco: restituito alla città il Ninfeo della biblioteca, il taglio del nastro

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Inaugurato e reso fruibile da questo pomeriggio ai lecchesi e non solo, dopo un complesso e delicato intervento di restauro e consolidamento,  il ninfeo di via Bovara, un prezioso e forse poco conosciuto tassello della memoria cittadina situato presso la biblioteca civica Uberto Pozzoli.
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L’obiettivo dell’amministrazione comunale, rappresentata per l’occasione dal sindaco Filippo Boscagli e l’assessore ai Lavori pubblici Stefano Parolari che hanno ricevuto in eredità il progetto dalla Giunta Gattinoni, non è stato semplicemente quello di restaurare qualcosa rimasto a lungo nascosto, ma restituire alla città un luogo da vivere e di cui la comunità possa riappropriarsi.
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I ninfei, tipici esempi di architettura di pura bellezza e di esibizione di potere e prestigio, rappresentavano angoli di delizia arricchiti da giochi d’acqua, grotte e decorazioni. Quello di Lecco versava in condizioni di precarietà, tali da renderlo inaccessibile al pubblico.
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Il progetto di recupero, frutto del lavoro sinergico tra progettisti, ingegneri e archeologi, è stato presentato in occasione dell’inaugurazione da Eros Zanotti, in rappresentanza dell’impresa esecutrice Magistri S.r.l., Roberto Segattini, progettista e direttore dei lavori, l’archeologa Margherita Malvaso e l’ingegnere Alessio Caligari.
leccoinaugurazioneninfeo__5_.jpeg (950 KB)Straordinariamente articolato il cantiere. Prima e durante le operazioni di scavo sono state condotte accurate indagini stratigrafiche che hanno permesso di esplorare il sottosuolo, riportando alla luce la quota originaria della pavimentazione e i suoi antichi gradini. Uno studio preliminare fondamentale per decifrare i complessi rapporti storici che legavano le strutture e le fondamenta preesistenti alle successive murature del ninfeo, e che si è rivelata indispensabile quando ci si è trovati ad affrontare forse la sfida più delicata: la stabilità statica dell'opera. A causa di un forte dissesto che aveva portato il paramento murale a traslare pericolosamente in avanti, si è reso necessario un immediato intervento di consolidamento strutturale. Attraverso puntellamenti, iniezioni di malta, l'inserimento di tiranti e barre d'acciaio, la struttura è stata messa in sicurezza, scegliendo consapevolmente di non forzare il rientro del muro "fuori piombo" per non rischiare di spezzare l'equilibrio precario accumulato nei secoli.
leccoinaugurazioneninfeo__9_.jpeg (1017 KB)Messa in salvo la struttura portante, l'attenzione si è spostata al salvataggio e alla salvaguardia delle decorazioni originali. Le pareti, arricchite da elementi rustici in pietra (la caratteristica rocaille), rifiniture in tufo e delicate tessere di mosaico a motivi geometrici e figurativi realizzate tra il XV e il XVII secolo, sono state accuratamente pulite e trattate con malte neutre, una scelta conservativa tesa a preservare l'autenticità dei materiali senza alterarne la patina del tempo. Con la medesima sensibilità è stata gestita la pietra della pavimentazione antica: i ciottoli e i gradini originari sono stati recuperati, ripuliti e riposizionati utilizzando calce e pietre storiche, restituendo all'ambiente il suo originario fascino e un'armonia architettonica ritrovata.
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Ultimo tassello fondamentale è stato infine rappresentato dall'adeguamento impiantistico e della sicurezza. Durante le varie fasi del cantiere sono stati infatti gestiti e abilmente aggirati i complessi sottoservizi interrati presenti nell'area, integrando contestualmente moderni impianti di prevenzione antincendio, attentamente studiati e adattati per rispettare le peculiarità e la tutela del sito storico.
Un’operazione che ha registrato dunque diverse sfide e ostacoli, affrontati e superati grazie a un imponente lavoro di squadra, facendo tornare il Ninfeo ad essere un luogo accessibile, sicuro e inserito nei percorsi di fruizione culturale della città. Un'operazione che restituisce una finestra suggestiva sulla storia di Lecco, offrendo ai cittadini un nuovo spazio di bellezza e identità.

D.R.

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