Sala al Barro: la scelta di demolire la scuola primaria fa discutere

Un confronto acceso, durato a lungo e attraversato da dubbi sulla documentazione tecnica, sulle condizioni dell’edificio e soprattutto sul futuro della scuola. La serata organizzata dall’amministrazione comunale di Galbiate per illustrare le valutazioni compiute sul plesso della scuola primaria di Sala al Barro si è trasformata in un serrato dibattito, con diversi cittadini che hanno chiesto conto della scelta di procedere verso la demolizione senza aver prima messo a disposizione una documentazione tecnica completa e consultabile. Nel corso dell’incontro, tuttavia, l’amministrazione e i professionisti coinvolti hanno fornito risposte alle principali questioni sollevate, illustrando sopralluoghi, verifiche e studi condotti prima di valutare le diverse possibilità. Un quadro tecnico articolato, che non ha dissipato tutte le perplessità, ma ha permesso di entrare nel merito delle ragioni alla base delle scelte.
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Tra le contestazioni, quella di un cittadino che ha richiamato l’ordinanza del settembre 2025, con cui la scuola era stata dichiarata «temporaneamente impraticabile», chiedendo perché non fosse stata resa pubblica una perizia firmata che attestasse l’impossibilità di recuperare la struttura. Una richiesta condivisa anche da un altro galbiatese, genitore di un’alunna della scuola, che ha domandato di poter visionare le analisi sull’amianto e i dati alla base della decisione, contestando inoltre la presunta mancanza di controlli per diversi anni.
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Sul punto la responsabile dell’ufficio tecnico, Katiuscia Vassena, ha spiegato di poter riferire soltanto sul periodo in cui è in servizio, circa due anni e mezzo. Ha confermato che sono state effettuate verifiche sulle fibre aerodisperse e che, pur in presenza di alcuni risultati non particolarmente favorevoli, non sono mai stati superati i limiti previsti. Vassena ha poi fornito altre spiegazioni: il fabbricato, realizzato negli anni Settanta con struttura prefabbricata e pannelli di tamponamento contenenti cemento-amianto, presenterebbe criticità che rendono complessi anche interventi apparentemente ordinari. Le infiltrazioni, in particolare, non sarebbero riconducibili alle caditoie esterne ostruite segnalate da un cittadino, ma al deterioramento delle sigillature tra i pannelli, attraverso le quali l’acqua sarebbe penetrata anche tra i piani. La responsabile ha riferito di sopralluoghi effettuati con ATS e di una relazione tecnica sottoscritta e trasmessa agli amministratori, precisando che un eventuale ripristino richiederebbe oltre un milione di euro, senza risolvere le criticità legate ai materiali presenti nella struttura.
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Nel corso della serata sono state illustrate anche le alternative prese in considerazione prima di orientarsi verso la demolizione. Tra queste, l’ipotesi di utilizzare temporaneamente il secondo piano dell’oratorio parrocchiale di Sala al Barro. Lo studio di fattibilità, presentato dall’architetto Gianmario Panzeri insieme ai collaboratori, ha confermato la possibilità tecnica di insediare cinque classi per una popolazione scolastica di almeno 75 alunni, a fronte dei 62 iscritti nell’anno scolastico 2025-2026. Sarebbero però stati necessari interventi importanti: una seconda scala di emergenza, l’adeguamento di quella interna, nuovi servizi igienici, un ascensore, impianti di ventilazione, riscaldamento ed elettrici e opere per garantire accessibilità e sicurezza. Il quadro economico stimato è arrivato a circa 756mila euro, senza la possibilità di ricavare una palestra. Anche l’installazione di strutture prefabbricate, secondo le valutazioni illustrate da Vassena, avrebbe comportato una spesa di circa 700mila euro, comprese le opere accessorie.
Nel dettaglio, Panzeri ha illustrato la fattibilità architettonica dell’intervento e le verifiche relative alle normative sull’edilizia scolastica, all’accessibilità e alla sicurezza antincendio, spiegando le criticità legate alla convivenza tra scuola, oratorio e scuola dell’infanzia.
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L’ingegnere Valsecchi ha approfondito gli interventi edilizi necessari per adeguare gli spazi, dalla realizzazione della seconda scala di emergenza alla compartimentazione di quella interna, fino alla creazione di nuove aule e servizi igienici. A completare il quadro sono stati gli ingegneri Alessio Marchetti e Massimiliano Rotta, rispettivamente per gli impianti termici e quelli elettrici. Marchetti ha illustrato la necessità di rifare la distribuzione del riscaldamento, prevedere un sistema di ricambio dell’aria e adeguare gli impianti legati alla sicurezza; Rotta ha invece spiegato gli interventi richiesti per la nuova distribuzione elettrica, l’illuminazione, la rete dati e i dispositivi di emergenza. Una soluzione dunque tecnicamente percorribile, ma tutt’altro che immediata e che avrebbe richiesto un investimento consistente.
A queste spiegazioni si sono affiancate le preoccupazioni di famiglie e insegnanti per la situazione attuale. Una docente ha chiesto se sia possibile ampliare temporaneamente la scuola di Galbiate, così da recuperare laboratori e spazi per il sostegno, mentre un insegnante di ruolo da anni a Sala al Barro, ha ricordato il progressivo peggioramento delle condizioni del plesso: infiltrazioni, locali chiusi, problemi alla mensa e alla palestra, fino agli allagamenti verificatisi poco prima dell’avvio dell’anno scolastico 2025-2026. Pur ribadendo il desiderio di tornare nella sede della frazione, ha chiesto che nel frattempo vengano garantiti ambienti adeguati a Galbiate. L’amministrazione ha riferito di aver già ripristinato le dimensioni originarie di alcune aule e riorganizzato gli spazi della mensa, programmando ulteriori interventi sui servizi igienici.
Sul fronte delle alternative, la responsabile dei Lavori pubblici Katiuscia Vassena ha illustrato anche il percorso avviato dal Comune per reperire le risorse necessarie alla ricostruzione. La richiesta inserita nel sistema regionale per l’edilizia scolastica riguarda un quadro economico complessivo di circa 4,2 milioni di euro per demolizione e nuova costruzione. Parallelamente è stato predisposto il progetto per la demolizione e la sistemazione dell’area, per il quale l’amministrazione intende partecipare al bando regionale amianto, con una richiesta di finanziamento vicina ai 400mila euro. 
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Resta poi aperta la questione del futuro. L’assessore Esmeralda Geraci ha illustrato i dati demografici elaborati nell’ambito del PGT, evidenziando un calo delle nascite del 45% a Galbiate tra il 2015 e il 2025, da 77 a 36 bambini. Una tendenza che, secondo l’amministrazione, rende opportuno pensare a una struttura capace di rispondere anche a esigenze diverse da quelle scolastiche. L’obiettivo dichiarato è infatti mantenere un presidio educativo a Sala al Barro attraverso una nuova scuola con funzione polifunzionale, dotata anche di spazi civici e ambienti destinati ad attività per la cittadinanza.
Nel frattempo, però, rimangono le domande dei cittadini: sui tempi, sulla trasparenza delle valutazioni che hanno portato a escludere il recupero e sulle condizioni in cui dovranno lavorare alunni e insegnanti durante l’attesa. La prospettiva di una nuova scuola è stata ribadita, ma la serata ha mostrato come, prima ancora della ricostruzione, resti da ricostruire anche la fiducia di una parte della comunità.
G.D.
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