I luoghi della prima guerra mondiale in provincia di Lecco/5: itinerario tra le vie del capoluogo, retrovia della prima linea

Era l’11 marzo 1915 quando al Teatro sociale di Lecco risuonarono le parole del comizio interventista di Cesare Battisti, ripetute poi ai militari alloggiati nella caserma Sirtori di via Leonardo da Vinci, dove ancora oggi una lapide dettata da Mario Cermenati ricorda quell’episodio.
La voglia di riconquistare le terre irridente fece presa così anche tra i lecchesi: era ormai chiaro a tutti che anche l’Italia – dopo un anno di neutralità – sarebbe scesa in guerra contro l’Austria.
Proprio per ricordare i tre terribili anni del conflitto siamo andati alla ricerca dei segni che quel periodo ha lasciato nella nostra città.

Palazzo Ghislanzoni, allora sede del municipio

La scuola di via Ghislanzoni, ex ospedale militare

La caserma Sirtori in via Leonardo Da Vinci

Ci spostiamo così a Palazzo Ghislanzoni in via Roma e, precisamente, al civico 51: l’edificio ospitava allora il Municipio ed era lì che i lecchesi si recavano per avere notizie e per leggere in particolare l’Albo Pretorio, dove veniva esposto il bollettino diramato quotidianamente dal Comando Supremo.
Purtroppo però in via Roma, e precisamente all’Ufficio Anagrafe, iniziarono ad arrivare i primi telegrammi nei quali si comunica la scomparsa di giovani soldati lecchesi.
Sono stati numerosi i nostri concittadini che – volontari o arruolati – partirono per il fronte. Lo stesso Cermenati, interventista convinto, ai primi di luglio del 1915 partì volontario e con grado di tenente degli alpini combatté nell'alta Valtellina, allo Stelvio e al Tonale e si guadagnò la croce di guerra.

L’orfanotrofio del Caleotto

Il ponte Azzoni, che venne perforato per essere minato

Palazzo Bovara con la targa dell’armistizio

Due anni dopo, lasciò la vita militare per motivi di salute e tornò alla vita politica. Ma molti altri non ebbero la sua stessa fortuna.
Sebbene il fronte era lontano e non ci furono mai azioni di guerra nella nostra provincia, anche Lecco visse comunque il conflitto: con l’apertura del fronte dello Stelvio la città divenne uno dei centri della retrovia, da dove far funzionare la terribile macchina della guerra.
Intanto nell’edificio scolastico di via Ghislanzoni venne istituito un ospedale militare e contingenti di uomini alloggiarono in città, che divenne anche tappa per diversi reparti in transito verso i luoghi di battaglia e di morte.

La chiesa della Vittoria

Ancora oggi una targa ricorda la presenza 73° Reggimento all’interno della Caserma Sirtori, che non riuscì comunque ad ospitare tutte le truppe e così vennero requisiti diversi edifici in tutta la zona del centro e del Lazzaretto.
Nell’orfanotrofio del Caleotto, oggi sede della Casa don Guanella, si stabilirono invece le squadre del Genio Militare, pronte a minare i torrioni di Rialba e rendere intransitabile la strada a lago, fondamentale via di collegamento con la Valtellina.
Lo stesso ponte Azzone Visconti era continuamente pattugliato e le arcate vennero perforate per poter eventualmente posizionare dell’esplosivo da far brillare qualora il nemico avesse sfondato le linee.
La paura era infatti che i soldati dell’Asse riuscissero a superare il fronte dello Stelvio o decidessero di invadere la Svizzera per dirigersi poi verso Milano. Per questo fu creata la linea Cadorna nell’alto lago: un lungo sistema di forti e trincee che sarebbe divenuto il nuovo fronte in caso di sfondamento nemico.

Il monumento ai caduti

Fu un’Italia allo stremo, provata da tre anni di guerra e dalla morte di centinaia di migliaia di caduti, quella che accolse la notizia dell’armistizio. A Lecco già il 3 novembre 1918 arrivarono le notizie che il conflitto era finito e iniziarono i festeggiamenti per tutto il centro città, continuando anche il giorno successivo quando fu diramato lo storico bollettino n. 1268 del generale Armando Diaz: “la guerra è vinta”.
Quasi 100 anni dopo quelle parole rimangono ancora scolpite nella stele che decora la facciata di Palazzo Bovara, sede del Comune.

41 mesi di battaglie, fatica e dolore che lasciarono uno strascico di lutti e dolore, anche a Lecco che volle omaggiare tutti i caduti con la Chiesa della Vittoria e con il grande monumento di Giovanni Castiglioni sul lungo lago, sorto proprio dove negli anni del conflitto si trovava un deposito di legnami della 1° armata, dove lavoravano prigionieri austriaci e croati.
Svetta dal lago la grande colonna, e le statue raccontano la storia dei tanti contadini costretti ad indossare la divisa, costretti a dire addio alle proprie madri e alle proprie moglie per correre incontro all’”inutile strage” che ha dilaniato l’intera Europa.
Paolo Valsecchi
Invia un messaggio alla redazione

Il tuo indirizzo email ed eventuali dati personali non verranno pubblicati.