Galbiate: dopo Oversize, Pettinato e Bubbo tornano in libertà. Su loro pende la pronuncia per il tentato omicidio di Oggiono

Il tribunale di Lecco
Nel 2010 il collegio giudicante del Foro di Lecco, allora presieduto dal dottor Ambrogio Ceron con a latere i colleghi Federica Trovò e Massimilano Noceli, li condannò a 14 anni di reclusione per il duplice tanto omicidio di Alfredo Covelli e Salvatore Carpino, 17 anni dopo l'episodio a loro contestato, verificatosi in Oggiono la sera del 27 novembre del 1993. Dopo l'annullamento della sentenza in Cassazione, in attesa della fissazione del rinvio in Corte d'Appello, Federico Pettinato di Galbiate e Filippo Bubbo di Petronà (Reggio Calabria), sono comparsi quest'oggi dinnanzi al nuovo collegio del Tribunale lecchese composto dai giudici Salvatore Catalano, Maria Chiara Arrighi e Gian Marco De Vincenzi chiamati a "sentenziare" sulla sussistenza o meno delle condizioni affinché i due soggetti siano sottoposti a misura cautelare e nello specifico sia applicata nei loro confronti la sorveglianza speciale. Il provvedimento, allora disposto dal dottor Ceron è infatti stato sospeso, come previsto dalla Corte Costituzionale, per tutto l'arco dell'incarcerazione dei due soggetti (terminata solo nei mesi scorsi), finiti dietro le sbarre, prima ancora della condanna a 14 anni per il duplice tentato omicidio di Oggiono, nell'ambito della maxi operazione Oversize, in quanto ritenuti affiliati alla locale 'ndranghetista  lecchese dei Trovato e dunque condannati, tra l'altro, per associazione per delinquere di stampo mafioso (art. 416 bis).
E proprio nella faida tra cosche calabresi rivali sarebbe, stando al quadro accusatorio sostenuto al tempo in Aula da sostituto procuratore Rosa Valotta, da inserirsi anche il tentato duplice assassinio del 1993 con le due vittime scampate alla morte legate ai Carpino in lotta, in quel periodo, con i Bubbo.
Attratti con l'inganno, a loro dire, in un'area boschiva a ridosso del confine tra Oggiono e Dolzago Alfredo Covelli e Salvatore Carpino riuscirono a sfuggire all'agguato studiato per farli fuori, trovando rifugio nella villa dell'attuale consigliere regionale in quota Pd Raffaele Straniero. L'indomani  Covelli presentò denuncia ai Carabinieri per quanto accaduto ma, solo nel 2003, parallelamente all'inchiesta Oversize, scattarono le indagini che portarono alla fine all'individuazione e alla condanna giunta nel 2010, quali corresponsabili del tentato omicidio, di Carlo Mazzei di Calolziocorte, Raffaele Bubbo di Petronà, Filippo Bubbo e Federico Pettinato.

Come dicevamo,  quest'ultimi, sono comparsi quest'oggi nuovamente presso il Palazzo di Giustizia di Corso Promessi sposi. "Non vi è nessun elemento concreto, nessun elemento nuovo" ha esordito l'avvocato Stefano Pelizzari, legale di fiducia di Pettinato, affiancato anche da un collega di Crotone. Egli ha così ricordato al collegio come il suo assistito sia stato interrottamente in carcere dal dicembre 2006 al marzo 2014 tenendo "un'ottima condotta" tanto da "ricevere diversi encomi" durante la permanenza dietro le sbarre, avendo tra l'altro "contatti solo nell'ambito famigliare". Tornato uomo libero, il galbiatese risulta ora regolarmente assunto presso un panificio di un paese del lecchese. Tutti questi elementi , meglio dettagliati nella memoria difensiva consegnata al presidente Catalano, hanno così spinto l'avvocato Pelizzari a chiedere la non applicazione della misura di prevenzione ed in subordine la concessione,  in ogni caso, della possibilità per il signor Pettinato di recarsi al forno negli orari di lavoro per non perdere la propria nuova occupazione. A ciò si è associato ovviamente il legale calabrese nominato da entrambi i soggetti. Egli ha ricordato come sia Bubbo sia Pettinato abbiano interamente saldato il proprio conto con la Giustizia per quanto attiene Oversize ricordando poi come il tentato omicidio di cui si sono trovati a rispondere successivamente sia datato 1993 e quindi vecchio di 21 anni rispetto ai giorni nostri ma precedente alla condanna per il 416bis tanto che "la Cassazione ha annullato la sentenza, con rinvio alla Corte d'Appello chiamata a ridefinire la pena che poteva già rientrare nell'associazione".
Al termine della discussione, con la Procura che ha mantenuto la propria posizione chiedendo la reiterazione della sorveglianza speciale, il collegio si è riservato.
A.M.
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