'Devozione' nel calendario 2026 del Parco Monte Barro

In copertina c'è la Madonna di Figina. E' dedicato alla "Devozione" il calendario 2026 del Parco Monte Barro. Questo del resto il tema scelto per il concorso che, nei mesi scorsi, ha portato alla selezione degli scatti che illustrano l'almanacco.
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Protagonisti "I gesti, i luoghi, le tracce". Spazio dunque a croci e crocefissi. A cappelle ed edicole. Ma anche a "momenti" come la Processione di Milagros. E al silenzio, quello della notte alla Sacra di San Michele, l'incompiuta. Segni di devozione, personali o collettivi, che parlano di fede, memoria e identità immortalati da fotografi del territorio, a cui è stato lasciato campo libero, con unico vincolo da rispettare quello del perimetro, con scatti dunque necessariamente ambientati tra Galbiate, Garlate, Lecco, Malgrate, Oggiono, Pescate e Valmadrera.
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"In un tempo che corre veloce, riscoprire le radici significa riconoscere quanto sia prezioso il lavoro quotidiano di chi si impegna per il Parco: volontari, tecnici, amministratori, associazioni, cittadini. Significa ricordare che il Monte Barro è nato dalla collaborazione, e che è stata la collaborazione a guidarlo fino a oggi" spiega il Direttore Davide Facondini, nell'introduzione al calendario.
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"La storia del nostro Parco affonda le sue basi tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, quando la voce appassionata di Giuseppe Resinelli lanciò un appello che allora poteva sembrare visionario: salvare il Monte Barro dal rischio del disordine urbanistico e custodirne l’integrità attraverso un progetto condiviso tra i Comuni dell’area lecchese. Da quell’intuizione nacque un movimento civico che non si limitò alle parole: sindaci, amministratori, tecnici, associazioni e cittadini si unirono in un Comitato promotore, poi in un Consorzio, fino a gettare le basi dell’Ente Parco istituito nel 1983. Fu un percorso di cura e lungimiranza. L’acquisto dell’Eremo nel 1976, la sistemazione delle strade, i primi interventi sui prati e sui boschi, la rinascita delle tradizioni locali, l’apertura del Centro Visitatori e le prime pubblicazioni scientifiche segnarono l’avvio di un grande progetto collettivo: proteggere la natura, valorizzare la storia, offrire alle comunità un luogo in cui riconoscersi".
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"Oggi - prosegue ancora Facondini - a distanza di oltre cinquant’anni, quel patrimonio di responsabilità e speranza continua a essere la trama che unisce i Comuni del Parco e le persone che ogni giorno lo vivono. È una storia fatta di attenzione al paesaggio, di educazione ambientale, di memoria alpina, di cultura e di devozione popolare; una storia che ha radici profonde ma uno sguardo sempre aperto al domani. Per questo il calendario di quest’anno racconta non solo il Monte Barro, ma anche i luoghi simbolici dei Comuni che compongono la nostra Comunità. Scorci che rappresentano un legame antico tra l’uomo e la natura, tra la terra e chi la abita e la custodisce. Nel ripercorrere queste immagini, celebriamo la forza dell’unione e del senso di appartenenza. Rinnoviamo l’impegno a prenderci cura del Parco, sapendo che ogni gesto — piccolo o grande — contribuisce alla sua bellezza. E ricordiamo le parole dei pionieri che ci hanno preceduti: la natura si riserva sempre l’ultimo pugno, ma sa essere generosa con chi la rispetta. Il Parco Monte Barro continua il suo cammino grazie alla partecipazione e alla fiducia della sua Comunità. È insieme, come ieri, che costruiamo il futuro. Il calendario di quest’anno è un viaggio attraverso il Barro e attraverso i Comuni che gli danno forza: chiese e santuari, croci di vetta, scorci di devozione popolare, paesaggi che parlano di identità e perseveranza. Sono immagini che ricordano da dove veniamo e verso quale futuro vogliamo andare. Perché il Parco Monte Barro non è solo un territorio: è un patto di cura, un’eredità condivisa, un orizzonte che si costruisce insieme. E oggi, come ieri, la sua bellezza cresce nella collaborazione di tutti".

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