Lecco, PGT: la discussione si apre con le dimissione di Corti da vicepresidente del consiglio

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Prima ancora di entrare nel merito della discussione sulla variante generale al Piano di governo del territorio, si è capito che la lunga seduta di consiglio comunale convocata in prima battuta lunedì e poi ogni giorno fino a domenica, non sarebbe stata una passeggiata per la maggioranza e la sua giunta. 
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L’assise si è infatti aperta con le dimissioni del leghista Andrea Corti dalla sua carica di vicepresidente del consiglio comunale: “Le polemiche esplose in città sul percorso partecipativo che ha riguardato la variante al Pgt non sono state un incidente di percorso né frutto di incomprensioni, sono bensì la conseguenza diretta di una scelta politica precisa della maggioranza che ha ridotto il confronto a una formalità, svuotando di significato il ruolo del consiglio comunale e il principio stesso di partecipazione - ha detto Corti nella sua comunicazione - Su un tema strategico come il governo del territorio la maggioranza ha scelto di procedere con poche commissioni, tempi compressi e un dialogo sostanzialmente unidirezionale, dando l’impressione che le decisioni fossero già state prese e che il coinvolgimento della città servisse solo a legittimarle. Le relazioni con cittadini, comitati e associazioni dimostrano che questa impostazione ha fallito e in questo quadro il consiglio comunale è stato progressivamente marginalizzato. Il ruolo di vicepresidente che dovrebbe garantire centralità dell’aula, pluralismo e rispetto delle minoranze è diventato incompatibile con un metodo che considero sbagliato nel merito e pericolo nel precedente che crea”. 

Anche Simone Brigatti di Fratelli d’Italia ha definito la gestione di questo passaggio come “il manifesto di questa amministrazione: zero comunicazione, zero condivisione ma soprattutto zero tempo. Abbiamo avuto 450 punti da studiare in nove giorni, di cui cinque lavorativi”. Considerando che ogni osservazione va letta, confrontata col punto a cui fa riferimento nel Pgt e con la relativa controdeduzione, Brigatti ha stimato un tempo medio di lettura di ciascun punto di un quarto d’ora, che moltiplicato per i 450 punti fa 6.750 minuti, che diviso per 60 fanno 112 ore. “Stimando che ognuno di noi possa dormire otto al giorno e lavorare 16 ore solo per il Pgt, emergerebbe che abbiamo avuto solo sette giorni per studiare il documento e questo è impossibile. Perché tutta questa fretta se si poteva aspettare? Perché abbiamo dovuto lavorare di corsa e male se il tempo c’era?”.

Alla luce di queste considerazioni e delle dimissioni di Corti, che non sarà surrogato fino al prossimo consiglio comunale, la minoranza ha proposto una mozione d’ordine urgente: “Ci sentiamo esclusi dal procedimento decisionale sulla variante al Pgt, ci sentiamo di non essere in grado di rappresentare con la dovuta attenzione e approfondimento quello che è il mandato ricevuto dai cittadini - ha spiegato Lorella Cesana di Lecco ideale - Proseguire con i lavori senza un chiarimento politico e istituzionale comprometterebbe la credibilità dell’organo consigliare. Chiediamo quindi una sospensione immediata della seduta per considerare una serie di riflessioni politiche e istituzionali e la convocazione di una riunione urgente della capigruppo”.

Una mozione che non ha trovato l’accordo della maggioranza e che pertanto è stata respinta: “Non credo sia necessario fermare i lavori del consiglio comunale, sicuramente riconosciamo che ci sono stati dei ritardi sulle tempistiche del Pgt ma non vediamo le ragioni di questa richiesta” ha replicato il capogruppo dem Pietro Regazzoni.

Qualche concessione alla minoranza è stata offerta una volta aperta la discussione sul merito del Pgt, che lunedì sera si è concentrata “solo” su una piccola parte delle osservazioni del cosiddetto gruppo 1 (quello che riguarda le aree di trasformazione) e le relative controdeduzioni. Il gruppo consigliare Orizzonte per Lecco ha infatti proposto due ordini del giorno “preliminari alla discussione” che sono stati presentati da Corrado Valsecchi: “Vogliamo denunciare che non tutto quello che è successo è lineare. Le osservazioni a inizio novembre c’erano e si potevano mandare ai consiglieri, invece sono arrivate solo 20 giorni prima del dibattito; la commissione urbanistica è stata convocata in maniera insufficiente e tutto queste rende vulnerabile il diritto di ciascun consigliere ad avere una corretta informazione sui contenuti delle valutazioni tecniche, amministrative e politiche. Per questo chiediamo che sindaco e presidente del consiglio garantiscano le condizioni affinché il dibattito si svolga in maniera corretta, circostanziata e democratica”. In seconda battuta il gruppo consigliare di opposizione ha rimarcato la necessità di “focalizzarsi su temi specifici che possano generare cambiamenti controproducenti come il consumo di suolo, le aree verdi, il sistema geologico e lacuale, la rigenerazione urbana, le aree di pregio, la mobilità e sostenibilità, la tutela dei nuclei storici per far sì che se in questi ambiti dovessero esserci errori indotti da valutazioni di carattere tecnico possano essere sistemati”. Entrambe le istanze sono state approvate dal consiglio comunale grazie al voto favorevole della minoranza e all’astensione dei gruppi di maggioranza. 
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Entrando nel vivo della variante generale di Pgt, l’assessore all’Urbanistica Giuseppe Rusconi ha presentato la prima delle 115 osservazioni del gruppo 1, quella che riguarda la riqualificazione dell’immobile della società Metallurgica Rusconi di via Mazzucconi 12, oggetto dell’area di rigenerazione urbana ARu 3: “L’osservante richiede di ridefinire le quantità edificatorie e le destinazioni urbanistiche dell’immobile al fine di rendere economicamente sostenibile la rigenerazione dell’area come da ipotesi progettuali già presentate. L’osservazione non è accolta in quanto gli interventi di rigenerazione individuati nel Pgt per i corsi d’acqua del Caldone, Gerenzone e Bione sono finalizzati ad alleggerire il carico edilizio e a lasciare spazio ai corsi d’acqua senza cancellare le tracce storiche dello stretto rapporto tra insediamento e acqua. Le capacità edificatorie di progetto per queste tipologia di ARu sono definite riducendo le quantità esistenti: il 75% delle quantità dovrebbe essere oggetto di demolizione, consentendo che una quota pari al 50% sia spostato in altre aree mediante il ricorso ai crediti edilizi”. Un emendamento di Fratelli d’Italia ha chiesto di accogliere parzialmente l’osservazione, prevedendo una modifica della riduzione delle quantità esistenti dal 75% al 50%. “Ovviamente il tema è complesso e riguarda un’area attenzionata dove ci sono tanti interessi da tutelare, da quello naturalistico a quello storico e di decoro - ha spiegato Simone Brigatti - In quell’area negli anni sono stati realizzati degli apprezzati interventi di rigenerazione ma resta un’altra  parte degradata e dismessa da decine d’anni. È un ARu proprio perché ha bisogno di essere rigenerata e per farlo bisogna contemperare gli interessi della comunità e permettere un intervento sostenibile per il privato. Il nostro è un emendamento di buon senso”. L’osservante ha infatti scritto al Comune nero su bianco che alle condizioni imposte al privato nessun intervento di riqualificazione è possibile perché troppo oneroso. “Stiamo parlando in un imprenditore che ha dismesso la propria attività e ne ha fatto un centro culturale del calibro di OtoLab, ha già dimostrato di avere sensibilità necessaria per contemperare il suo investimento con gli interessi del quartiere nel suo complesso” ha aggiunto Corrado Valsecchi. Concetti ribaditi a turno anche dagli altri gruppi di minoranza che non hanno però convinto la maggioranza del consiglio comunale a votare a favore dell’emendamento, che è stato così seguito da un nuovo ordine del giorno di Fratelli d’Italia che chiedeva all’amministrazione di impegnarsi a predisporre e attuare un piano organico di manutenzione dei torrenti e dei corsi d’acqua urbani, con particolare attenzione al Gerenzone, al Caldone e al Bione, incrementando gli stanziamenti finanziari annuali dedicati alla manutenzione. Una mozione che secondo Paolo Galli di Ambientalmente va nella direzione di quello che già la giunta sta portando avanti e che quindi è stata fatta passare con l’astensione della maggioranza. È stato invece bocciato perché considerato “pleonastico” il secondo emendamento presentato sull’osservazione del proprietario della Metallurgica Rusconi con il quale Emilio Minuzzo (FdI) chiedeva, alla luce dei principi generali affermati nel Pgt, di valutare le osservazioni caso per caso, “visto che qua si parla di ruderi in condizioni di degrado ed evitare che questo progetto rimanga lettera morta per altri dieci anni”.

Dopo un’ora e mezza di dibattito la controdeduzione formulata dai tecnici all’osservazione su questo ambito di rigenerazione è stata quindi approvata senza nessuna delle modifiche discusse in aula. È stato invece sospeso e aggiornato a martedì sera il dibattito sulla seconda delle osservazioni in esame (sulle 230 complessive), quella che riguarda la ex area Icam a Pescarenico. L’intervento proposto dalla proprietà riguarda un’area di 8.141 metri quadrati con un’altezza massima 26,50 metri, per i quali è prevista una destinazione prevalente residenziale unitamente ad altri servizi, oltreché la realizzazione di un museo sull’Icam, di un outlet commerciale e un parco urbano. Rispetto al Pgt adottato, l’osservante ha chiesto di modificare i dati dimensionali e l’assetto del planovolumetrico, le destinazioni d’uso e la localizzazione del verde pubblico. Richiesta non accolta perché l’intervento non risponderebbe “agli obiettivi di rigenerazione nel rispetto delle tracce storiche e moderne delle attività produttive identitarie di Lecco, del rapporto con il fiume e con il nucleo storico attiguo, oltre che per un’altezza massima non conferme alla tutela del paesaggio” ha spiegato l’assessore. Un emendamento presentato da Corrado Valsecchi, sul quale avrebbe concordato anche la maggioranza che ha ritirato il proprio per convergere su uno solo, chiedeva un parziale accoglimento dell’osservazione, abbassando l’altezza massima di 26,5 metri a 20, così da agevolare uno sviluppo diverso di quell’area come previsto dal progetto presentato. A stoppare però il dibattito è stato l’ufficio di presidenza che ha chiesto una sospensiva per permettere alcuni approfondimenti tecnici. Alla ripresa della seduta, il dirigente Alessandro Crippa ha chiarito che “le osservazioni che abbiamo acquisito dalla Provincia e dalla Sovrintendenza sono quelle relative a una raccomandazione sull’altezza massima dell’insediamento all’interno di quello che è il parametro di 12 metri previsto dalla scheda del piano. Se anche fosse possibile votare approvando un’altezza di venti metri e se anche fosse possibile che questa altezza venga recepita all’interno della scheda del piano, questa scheda sarebbe comunque soggetta a una procedura di autorizzazione paesaggistica che a fronte di raccomandazioni molto rilevanti potrebbe ingenerare il fatto che il piano non venga approvato in sede di richiesta di Sovrintendenza”.
Un escamotage potrebbe essere quello suggerito dal sindaco Mauro Gattinoni di riproporre l’emendamento della maggioranza che non faceva riferimento all’altezza ma alla modifica dell’assetto planovolumetrico, senza cambiare i dati dimensionali né quelli volumetrici.
M.V.
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