Lecco, Giornata della Memoria: 'Ragazzi state attenti a riconoscere il fascismo'
La storia del “pugile che sfidò Hitler” per celebrare la Giornata della memoria con gli studenti delle scuole medie superiori riuniti nella sala Don Ticozzi di Lecco.
L’iniziativa è stata promossa in collaborazione tra l’Anmig (l’associazione dei mutilati e invalidi di guerra) e l’Anpi (l’associazione dei partigiani), coinvolgendo congiuntamente le sezioni di Lecco e Modena. Non a caso: in provincia di Modena vi è quel campo di concentramento di Fossoli dove vennero rinchiusi molti lecchesi. Per molti si è trattato dell’anticamera della deportazione in Germania, mentre quattro sono stati fucilati in occasione della mattanza di Cibeno del 12 luglio 1944, quando vennero eliminati 67 detenuti politici.

A introdurre il monologo dell’attore Davide Verazzani sono stati il presidente lecchese dell’Anmig Mauro Bonfanti, il sindaco Mauro Gattinoni, il prefetto Paolo Ponta e l’assessore alla cultura Simona Piazza. Assente “per altri impegni” e non sostituita la neoconfermata presidente della Provincia Alessandra Hofmann.

Nell’aprire la mattinata, Bonfanti ha spiegato ai ragazzi come l’Anmig sia stata fondata nel corso della Prima guerra mondiale per fornire gli aiuti più diversi a chi dal fronte era tornato con ferite irrecuperabili. Un’opera che è poi proseguita negli anni dopo la Seconda guerra mondiale e che apparentemente oggi sembra ormai essere conclusa, anche se i nuovi scenari di guerra si fanno sempre più vicini ed è per questo che l’associazione rinforza il proprio impegno per la pace.

Il sindaco di Lecco ha parlato del nazismo come del massacro più grande e ha ricordato quei lecchesi morti nei campi e per i quali in questi anni sono state deposte le pietre di inciampo, le mattonelle dorate posate davanti alle abitazioni di coloro che non hanno fatto ritorno: Emma Casati, Luigi Frigerio, Antonio Colombo, Pietro Ciceri e il figlio Lino Ciceri. Un invito ai ragazzi a seguire quell’itinerario della memoria in città, sottolineano come un Lino Ciceri potesse essere «uno di voi».

«Aveva fatto uno sciopero – ha proseguito Gattinoni - Come aveva fatto uno sciopero Emma Casati. Per qual motivo sono stati arrestati dai nazisti e dai fascisti e deportati. Dobbiamo ricordarcene quando oggi vediamo che per il mondo ci sono scioperi e manifestazioni. Oggi si fa memoria di un massacro scientifico, di un’intelligenza applicata al male, di una burocrazia a servizio della morte. E allora dobbiamo chiederci cosa succede oggi, con le manifestazioni soffocate nel sangue, con i regimi che uccidono i giovani, con le squadre armate che uccidono. E’ successo già in passato: si chiamavano Gestapo e SS. E se la storia è maestra di vita, oggi la democrazia diventa dittatura quando un potere politico ne sovrasta un altro (quello esecutivo su quello parlamentare o giudiziario), quando si impone di insegnare o non insegnare certi argomenti, quando vengono chiusi organismi di tutela e agenzie di statistica perché i numeri reali danno fastidio. Dobbiamo perciò chiederci se ciò sta succedendo da qualche parte del mondo e anche da noi. E allora dobbiamo essere più forti: affermare il valore della democrazia, il valore delle persone sulle prepotenze. E a chi vi dice che occorre l’uomo forte in grado di risolvere tutti i problemi, non credetegli: è il più grande inganno. Ragazzi, amate la complessità, non accontentatevi degli slogan».

Il prefetto Ponta si è soffermato sulla figura di Johann Trollman, appunto “il pugile che sfidò Hitler” protagonista del monologo di Verazzani: «Una figura che ha rischiato l’oblio. Era un professionista che poteva dare lustro al proprio Paese, la Germania, ma aveva un difetto: era sinti. E per il nazismo era pericoloso chiunque non rientrasse nella razza ariana».

Ponta ha ricordato l’ormai celebre frase del pastore tedesco Martin Niemöller («Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei (…) un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare») per ricordarci come «nessuno può chiamarsi fuori dal fare memoria delle tragedie del secolo scorso, dal dovere di trasmettere il valore del rispetto della dignità umana, dal dovere di respingere e stroncare ogni rigurgito di antisemitismo, razzismo e discriminazione. Non voltarsi dall’altra parte, come ci insegna Liliana Segre, perché l’indifferenza è complicità».

E’ seguito l’intervento di Simona Piazza: «Johann Trollman era un ragazzo come voi, amava lo sport, ma era un diverso, come si usa dire. Anzi, io preferisco parlare di differente, perché la diversità è una ricchezza e non una differenza da annientare. Trollman ha lottato tenacemente anche nel campo di concentramento per dimostrare che l’unica razza è quella umana. Dovete abituarvi ad avere un pensiero critico per saper scegliere tra il bene e il male».

Infine, il palcoscenico è stato per Verazzani che, con una lezione-spettacolo ha raccontato ai ragazzi la storia di Trollman (1907-1944), puglie promettente e dallo stile straordinariamente innovativo per la boxe degli anni Venti e Trenta, che vinse un campionato tedesco che gli apriva le porte di una luminosa carriera mondiale. Ma quel titolo gli venne revocato dalle autorità naziste proprio per le origini sinte.

Finito in un lager venne ucciso a colpi di badile in testa da un kapò. Ma nel suo monologo, Verazzani ha anche ricordato come Trollman e la sua storia anche finita la guerra rischiarono di essere dimenticati: soltanto dopo sessant’anni e cioè nel 2003 gli venne restituito quel titolo di campione sottrattogli dai nazisti.
L’iniziativa è stata promossa in collaborazione tra l’Anmig (l’associazione dei mutilati e invalidi di guerra) e l’Anpi (l’associazione dei partigiani), coinvolgendo congiuntamente le sezioni di Lecco e Modena. Non a caso: in provincia di Modena vi è quel campo di concentramento di Fossoli dove vennero rinchiusi molti lecchesi. Per molti si è trattato dell’anticamera della deportazione in Germania, mentre quattro sono stati fucilati in occasione della mattanza di Cibeno del 12 luglio 1944, quando vennero eliminati 67 detenuti politici.A introdurre il monologo dell’attore Davide Verazzani sono stati il presidente lecchese dell’Anmig Mauro Bonfanti, il sindaco Mauro Gattinoni, il prefetto Paolo Ponta e l’assessore alla cultura Simona Piazza. Assente “per altri impegni” e non sostituita la neoconfermata presidente della Provincia Alessandra Hofmann.
Nell’aprire la mattinata, Bonfanti ha spiegato ai ragazzi come l’Anmig sia stata fondata nel corso della Prima guerra mondiale per fornire gli aiuti più diversi a chi dal fronte era tornato con ferite irrecuperabili. Un’opera che è poi proseguita negli anni dopo la Seconda guerra mondiale e che apparentemente oggi sembra ormai essere conclusa, anche se i nuovi scenari di guerra si fanno sempre più vicini ed è per questo che l’associazione rinforza il proprio impegno per la pace.
Il sindaco di Lecco ha parlato del nazismo come del massacro più grande e ha ricordato quei lecchesi morti nei campi e per i quali in questi anni sono state deposte le pietre di inciampo, le mattonelle dorate posate davanti alle abitazioni di coloro che non hanno fatto ritorno: Emma Casati, Luigi Frigerio, Antonio Colombo, Pietro Ciceri e il figlio Lino Ciceri. Un invito ai ragazzi a seguire quell’itinerario della memoria in città, sottolineano come un Lino Ciceri potesse essere «uno di voi».
«Aveva fatto uno sciopero – ha proseguito Gattinoni - Come aveva fatto uno sciopero Emma Casati. Per qual motivo sono stati arrestati dai nazisti e dai fascisti e deportati. Dobbiamo ricordarcene quando oggi vediamo che per il mondo ci sono scioperi e manifestazioni. Oggi si fa memoria di un massacro scientifico, di un’intelligenza applicata al male, di una burocrazia a servizio della morte. E allora dobbiamo chiederci cosa succede oggi, con le manifestazioni soffocate nel sangue, con i regimi che uccidono i giovani, con le squadre armate che uccidono. E’ successo già in passato: si chiamavano Gestapo e SS. E se la storia è maestra di vita, oggi la democrazia diventa dittatura quando un potere politico ne sovrasta un altro (quello esecutivo su quello parlamentare o giudiziario), quando si impone di insegnare o non insegnare certi argomenti, quando vengono chiusi organismi di tutela e agenzie di statistica perché i numeri reali danno fastidio. Dobbiamo perciò chiederci se ciò sta succedendo da qualche parte del mondo e anche da noi. E allora dobbiamo essere più forti: affermare il valore della democrazia, il valore delle persone sulle prepotenze. E a chi vi dice che occorre l’uomo forte in grado di risolvere tutti i problemi, non credetegli: è il più grande inganno. Ragazzi, amate la complessità, non accontentatevi degli slogan».
Il prefetto Ponta si è soffermato sulla figura di Johann Trollman, appunto “il pugile che sfidò Hitler” protagonista del monologo di Verazzani: «Una figura che ha rischiato l’oblio. Era un professionista che poteva dare lustro al proprio Paese, la Germania, ma aveva un difetto: era sinti. E per il nazismo era pericoloso chiunque non rientrasse nella razza ariana».
Ponta ha ricordato l’ormai celebre frase del pastore tedesco Martin Niemöller («Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei (…) un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare») per ricordarci come «nessuno può chiamarsi fuori dal fare memoria delle tragedie del secolo scorso, dal dovere di trasmettere il valore del rispetto della dignità umana, dal dovere di respingere e stroncare ogni rigurgito di antisemitismo, razzismo e discriminazione. Non voltarsi dall’altra parte, come ci insegna Liliana Segre, perché l’indifferenza è complicità».
E’ seguito l’intervento di Simona Piazza: «Johann Trollman era un ragazzo come voi, amava lo sport, ma era un diverso, come si usa dire. Anzi, io preferisco parlare di differente, perché la diversità è una ricchezza e non una differenza da annientare. Trollman ha lottato tenacemente anche nel campo di concentramento per dimostrare che l’unica razza è quella umana. Dovete abituarvi ad avere un pensiero critico per saper scegliere tra il bene e il male».
Infine, il palcoscenico è stato per Verazzani che, con una lezione-spettacolo ha raccontato ai ragazzi la storia di Trollman (1907-1944), puglie promettente e dallo stile straordinariamente innovativo per la boxe degli anni Venti e Trenta, che vinse un campionato tedesco che gli apriva le porte di una luminosa carriera mondiale. Ma quel titolo gli venne revocato dalle autorità naziste proprio per le origini sinte.
Finito in un lager venne ucciso a colpi di badile in testa da un kapò. Ma nel suo monologo, Verazzani ha anche ricordato come Trollman e la sua storia anche finita la guerra rischiarono di essere dimenticati: soltanto dopo sessant’anni e cioè nel 2003 gli venne restituito quel titolo di campione sottrattogli dai nazisti.
D.C.





















