Lecco, Giornata della Memoria: 'Ragazzi state attenti a riconoscere il fascismo'

banner bglobohomebig-29264.jpg
La storia del “pugile che sfidò Hitler” per celebrare la Giornata della memoria con gli studenti delle scuole medie superiori riuniti nella sala Don Ticozzi di Lecco.
Johann_Trollmann.jpg (497 KB)L’iniziativa è stata promossa in collaborazione tra l’Anmig (l’associazione dei mutilati e invalidi di guerra) e l’Anpi (l’associazione dei partigiani), coinvolgendo congiuntamente le sezioni di Lecco e Modena. Non a caso: in provincia di Modena vi è quel campo di concentramento di Fossoli dove vennero rinchiusi molti lecchesi. Per molti si è trattato dell’anticamera della deportazione in Germania, mentre quattro sono stati fucilati in occasione della mattanza di Cibeno del 12 luglio 1944, quando vennero eliminati 67 detenuti politici.
Davide_Verazzani__4_.JPG (297 KB)
A introdurre il monologo dell’attore Davide Verazzani sono stati il presidente lecchese dell’Anmig Mauro Bonfanti, il sindaco Mauro Gattinoni, il prefetto Paolo Ponta e l’assessore alla cultura Simona Piazza. Assente “per altri impegni” e non sostituita la neoconfermata presidente della Provincia Alessandra Hofmann.
01_Mauro_Bonfanti.JPG (729 KB)
Nell’aprire la mattinata, Bonfanti ha spiegato ai ragazzi come l’Anmig sia stata fondata nel corso della Prima guerra mondiale per fornire gli aiuti più diversi a chi dal fronte era tornato con ferite irrecuperabili. Un’opera che è poi proseguita negli anni dopo la Seconda guerra mondiale e che apparentemente oggi sembra ormai essere conclusa, anche se i nuovi scenari di guerra si fanno sempre più vicini ed è per questo che l’associazione rinforza il proprio impegno per la pace.
02_Mauro_Gattinoni__2_.JPG (216 KB)
Il sindaco di Lecco ha parlato del nazismo come del massacro più grande e ha ricordato quei lecchesi morti nei campi e per i quali in questi anni sono state deposte le pietre di inciampo, le mattonelle dorate posate davanti alle abitazioni di coloro che non hanno fatto ritorno: Emma Casati, Luigi Frigerio, Antonio Colombo, Pietro Ciceri e il figlio Lino Ciceri. Un invito ai ragazzi a seguire quell’itinerario della memoria in città, sottolineano come un Lino Ciceri potesse essere «uno di voi».
monologopugilepubblico__3_.JPG (1.12 MB)
«Aveva fatto uno sciopero – ha proseguito Gattinoni - Come aveva fatto uno sciopero Emma Casati. Per qual motivo sono stati arrestati dai nazisti e dai fascisti e deportati. Dobbiamo ricordarcene quando oggi vediamo che per il mondo ci sono scioperi e manifestazioni. Oggi si fa memoria di un massacro scientifico, di un’intelligenza applicata al male, di una burocrazia a servizio della morte. E allora dobbiamo chiederci cosa succede oggi, con le manifestazioni soffocate nel sangue, con i regimi che uccidono i giovani, con le squadre armate che uccidono. E’ successo già in passato: si chiamavano Gestapo e SS. E se la storia è maestra di vita, oggi la democrazia diventa dittatura quando un potere politico ne sovrasta un altro (quello esecutivo su quello parlamentare o giudiziario), quando si impone di insegnare o non insegnare certi argomenti, quando vengono chiusi organismi di tutela e agenzie di statistica perché i numeri reali danno fastidio. Dobbiamo perciò chiederci se ciò sta succedendo da qualche parte del mondo e anche da noi. E allora dobbiamo essere più forti: affermare il valore della democrazia, il valore delle persone sulle prepotenze. E a chi vi dice che occorre l’uomo forte in grado di risolvere tutti i problemi, non credetegli: è il più grande inganno. Ragazzi, amate la complessità, non accontentatevi degli slogan».
03_Paolo_Ponta.JPG (369 KB)
Il prefetto Ponta si è soffermato sulla figura di Johann Trollman, appunto “il pugile che sfidò Hitler” protagonista del monologo di Verazzani: «Una figura che ha rischiato l’oblio. Era un professionista che poteva dare lustro al proprio Paese, la Germania, ma aveva un difetto: era sinti. E per il nazismo era pericoloso chiunque non rientrasse nella razza ariana».
monologopugilepubblico__1_.JPG (329 KB)
Ponta ha ricordato l’ormai celebre frase del pastore tedesco Martin Niemöller («Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei (…) un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare») per ricordarci come «nessuno può chiamarsi fuori dal fare memoria delle tragedie del secolo scorso, dal dovere di trasmettere il valore del rispetto della dignità umana, dal dovere di respingere e stroncare ogni rigurgito di antisemitismo, razzismo e discriminazione. Non voltarsi dall’altra parte, come ci insegna Liliana Segre, perché l’indifferenza è complicità».
04_Simona_Piazza.JPG (560 KB)
E’ seguito l’intervento di Simona Piazza: «Johann Trollman era un ragazzo come voi, amava lo sport, ma era un diverso, come si usa dire. Anzi, io preferisco parlare di differente, perché la diversità è una ricchezza e non una differenza da annientare. Trollman ha lottato tenacemente anche nel campo di concentramento per dimostrare che l’unica razza è quella umana. Dovete abituarvi ad avere un pensiero critico per saper scegliere tra il bene e il male».
Davide_Verazzani__8_.JPG (510 KB)
Infine, il palcoscenico è stato per Verazzani che, con una lezione-spettacolo ha raccontato ai ragazzi la storia di Trollman (1907-1944), puglie promettente e dallo stile straordinariamente innovativo per la boxe degli anni Venti e Trenta, che vinse un campionato tedesco che gli apriva le porte di una luminosa carriera mondiale. Ma quel titolo gli venne revocato dalle autorità naziste proprio per le origini sinte.
Davide_Verazzani__9_.JPG (733 KB)
Finito in un lager venne ucciso a colpi di badile in testa da un kapò. Ma nel suo monologo, Verazzani ha anche ricordato come Trollman e la sua storia anche finita la guerra rischiarono di essere dimenticati: soltanto dopo sessant’anni e cioè nel 2003 gli venne restituito quel titolo di campione sottrattogli dai nazisti.
D.C.
Invia un messaggio alla redazione

Il tuo indirizzo email ed eventuali dati personali non verranno pubblicati.