Lecco, PGT: la Casa Nobile sul Gerenzone non ha valore storico... per chi vuole abbatterla. Si salverà?

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Un (flebile) grido d'allarme nel marzo 2025 arrivava dall'Officina Gerenzone che, candidando il Maglio della Panigada ai Luoghi dei Cuore del FAI, denunciava: “Se ne paventa la demolizione integrale per far posto a un complesso residenziale”, pur trattandosi di un “unicum nel panorama non solo archeologico industriale, ma anche artistico e paesaggistico del Lecchese”. 
Se questa sera la maggioranza in seno al consiglio comunale di Lecco non farà dietrofront, sarà il nuovo PGT in fase di approvazione a far venire meno la tutela garantita dal precedente piano urbanistico, consentendo l'abbattimento della Casa Civile e permettendo, a fronte della conservazione di un solo salone, l'edificazione, di fatto, come evidenziato dal leghista Stefano Parolari, di un nuovo palazzotto di 5 piani (17 metri d'altezza per 6.000 metri di volumetria). Tutto ciò ritenendo non storicamente di valore ciò che ora (e da fine 1500) è presente nell'area sulla base di una relazione redatta... da chi vorrebbe costruire (la società Odobez proponente del progetto di rigenerazione dell'Aru18 ndr) come è stato costretto, ieri notte, ad ammettere, dopo lunga discussione sul punto, l'assessore all'urbanistica Giuseppe Rusconi, tirato in ballo direttamente dagli estensori del Piano avendo l'architetto Antonio Mugnai specificato di aver basato su “uno studio propedeutico non nostro” la controdeduzione con la quale si “cassa” l'osservazione 143 proposta da Carlo D'Alessio, membro dell'Associazione Giuseppe Bovara, la stessa realtà mossasi platealmente per salvare Cavagna e attivatasi, dunque, anche per chiedere all'amministrazione comunale di continuare a tutelare la Casa Nobile di Rancio.
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Immobile questo che qualcuno vorrebbe far passare per un "fatiscente edificio residenziale", come già a marzo sottolineava Officina Gerenzone, ma che, come scritto anche nella “scheda” dedicata al Maglio della Panigada fruibile sul sito del FAI, è invece “documentato da metà Cinquecento come folla da panni di proprietà della potente famiglia Rota, pervenne nel Seicento ai mercanti Cotta e ai Mornico di Varenna (proprietari dell’attuale Villa Monastero) che la convertirono in maglio da rame. Nel 1680 il sito venne acquistato dall’imprenditore metallurgico Giovanni Battista Ceresa (1639-1697) che ne fece sede della sua attività manifatturiera di produzione di armi e palle da cannone – che vedeva tra i principali clienti la Corona di Spagna (…). Il maglio nel corso dell’Ottocento continuò a funzionare sotto i nuovi proprietari Carera, Pasetti, Airoldi e infine Odobez. Il complesso si è eccezionalmente conservato: sopravvive la derivazione dal torrente Gerenzone con le chiuse e la roggia ancora in parte coperta da antichi lastroni in pietra. L’interno conserva intatto il grande salone cinquecentesco del maglio (lo stesso probabilmente raffigurato nella celebre opera di Cesare Cantù “Grande Illustrazione del Regno Lombardo Veneto") con i resti dei montanti in pietra e gli antichi carbonili. Dove un tempo si trovava la ruota rimangono, cosa unica nel territorio, i canali in pietra sostenuti da cordoli in serizzo con mensole arcaiche che animavano anche due trombe idroeoliche. Verso il fiume sopravvive la zona "nobile" dove i Ceresa allestirono nel Settecento le loro stanze di abitazione”. 
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Tutto ciò, ieri in Aula, nel corso della seconda serata dedicata alla discussione delle osservazioni e controdeduzioni al PGT, è stato evidenziato dalle consigliere Lorella Cesana (Lecco Ideale) e Cinzia Bettega (Lega), firmatarie dell'emendamento che chiedeva fin da subito tutela per la Casa Civile, emendamento poi bocciato dopo aver incassato comunque l'astensione di tre membri della maggioranza (redarguiti non troppo sommessamente per chi era in aula a seguire la seduta, dal Capogruppo del PD Pietro Regazzoni). 
“Chiedo, prima di procedere all'abbattimento, che venga resa pubblica la relazione che dimostra il non valore storico dell'edificio, con nome e cognome dell'estensore e data in cui la relazione è stata effettuata” ha dichiarato Bettega. “Non capiamo il perché della necessità di non tutelare ma disperdere un patrimonio storico così importante” la sottolineatura di Cesana. Con le due consigliere di centrodestra supportate anche da Clara Fusi (Orizzonte per Lecco) nella loro “pressione” per capire su quali elementi poggiasse la controdeduzione che smentirebbe l'Associazione Bovara. E a chiedere di vedere lo studio, oltre a Corrado Valsecchi (Orizzonte per Lecco) è stato poi anche Paolo Galli di Ambientalmente (dimostrando dunque come anche gli stessi consiglieri di maggioranza non dispongano di tutti i documenti necessari per un giudizio “ragionato”). 
“Lo studio al quale accennava anche l'architetto Mugnai fa parte della pratica edilizia che è stata depositata e che è oggetto poi di attività istruttoria da parte degli uffici. Non appena chiuderanno la parte istruttoria tutta la pratica edilizia sarà resa a disposizione dei consiglieri non fosse altro perché poi ne dovremo discutere all'interno della commissione” la dichiarazione dell'assessore Rusconi, non riuscito – e non poteva essere altrimenti – a placare le agguerrite consigliere d'opposizione, riuscite a strappare, allo scoccare ormai della mezzanotte, prima del voto finale sull'osservazione, un rinvio a quest'oggi. Lo studio verrà portato in Aula. E si ricomincerà a dibattere.
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