Dai consiglieri Cesana e Valsecchi un allarme sul progetto per il Bione
Un vero e proprio allarme per il nuovo centro sportivo del Bione è quello lanciato, nel corso di una conferenza stampa, dai consiglieri comunali Lorella Cesana (Lecco Ideale) e Corrado Valsecchi (Orizzonte per Lecco). Con una messa in guardia più che un appello nei confronti della Conferenza dei servizi (l’organismo in cui tutti gli enti coinvolti a vario titolo sono chiamati a esprimere un parere sul progetto): «State attenti, state molto attenti». Secondo Cesana e Valsecchi quello che si va prospettando per l’area del Bione è qualcosa che va a discapito dell’interesse pubblico.

Il nuovo progetto era stato presentato a metà dello scorso mese di dicembre alla commissione consiliare sport, in una riunione a porte chiuse, ciò comportando anche un vincolo di riservatezza da parte dei consiglieri. Tenuti pertanto a non divulgare una serie di dettagli contenuti nel programma dell’intervento. E quindi gli stessi Cesana e Valsecchi – nella conferenza stampa di questa mattina – hanno dovuto sorvolare su molti particolari.
Qualcosa era pur trapelato dai lavori della commissione consiliare: che il piano presentato dalla società Demosion Consulting, raggruppante alcune imprese tra cui anche l’attuale gestione del centro sportivo, prevede la realizzazione di un edificio da 3mila metri quadri con nuove piscine, una palestra e relativi servizi, di un ristorante da 200 coperti, di un’area per il co-working, di un’area commerciale, di una zona solarium, oltre a una riorganizzazione degli impianti già esistenti con lo spostamento dei campi da tennis e l’eliminazione di un campo da calcio.
Da parte loro, Cesana e Valsecchi non lo dicono apertamente, lasciando che siano i cronisti a prevedere più che una riqualificazione dell’attuale centro sportivo, la realizzazione di qualcosa di ex novo accanto agli impianti attuali: «Su terreni non tutti comunali, ma anche demaniali – aggiunge Valsecchi - verso la zona di Rivabella» E «senza sapere – sottolinea Cesana – che ne sarà della vecchia piscina, del palazzetto: abbandonati?»
La richiesta che parte dai due gruppi consiliari di minoranza nei confronti dell’assessore allo sport Emanuele Torri e del sindaco Mauro Gattinoni è che al più presto - una data in agenda ci sarebbe già: il 3 febbraio – sia convocata una riunione congiunta delle commissioni consiliari opere pubbliche e sport proprio perché tutti i consiglieri possano seguire passo per passo l’iter del progetto nel corso dell’esame da parte della Conferenza dei servizi.
E senza entrare del dettaglio di dati e numeri, Valsecchi e Cesana richiamano l’attenzione in particolare su tre aspetti: che ci si stia avviando verso la realizzazione di un nuova struttura più ricreativa che sportiva, snaturando così l’intervento ed eludendo le reali esigenze delle associazioni sportive; che le clausole contrattuali non corrispondano ai principi di quello che si chiama “partenariato” da pubblico e privato e cioè che siano i privati a investire e quindi a rischiare finanziariamente rifacendosi poi con la gestione: in quest’occasione, risulterebbe infatti che sia il Comune a esporsi finanziariamente; che, in definitiva, il progetto non risponde al reale interesse pubblico.

«Abbiamo esaminato questo progetto attentamente – ha esordito Cesana – sia nella parte attuativa che in quella economico-finanziaria. Terminata l’analisi, abbiamo avanzato richieste alla segreteria comunale e agli organi competenti senza ottenere risposte. Ecco perché riteniamo necessaria la convocazione di una riunione congiunta delle commissioni consiliari interessate: per consentire alla minoranza di nominare un proprio esperto che esamini la proposta. Non sono previsti interventi dei proponenti sulla parte sportiva. E’ impossibile capire quale sarà il destino degli impianti già presenti. Si parla di nuova piscina. E quella vecchia? Per la quale tra l’altro sono stati appena spesi 600mila euro per la riqualificazione energetica. Non si prevedono interventi per la pista di atletica ormai in pessime condizioni. L’assessore Torri si dice preoccupato, ma non lo siamo di più visto che nel 2027 dovremo ospitare i “Master games” e le gare che si terranno da noi sono soprattutto di atletica e interesseranno proprio la pista. Chiediamo al Comune di avere uno sguardo a 360 gradi e di non guardare solo all’interesse privato. Il Bione è un centro sportivo, non ricreativo. Bello il “Nameless”, ma il Bione non deve essere trasformato in un’area per grandi eventi. Lecco ha bisogno di un centro sportivo vero e con l’attuale progetto non lo avrà».

«Abbiamo approfondito – le parole di Valsecchi – con un occhio e senza pregiudizi, vendendo tutte le sfaccettature del progetto dell’amministrazione e capire se siano utili o dannosi per la comunità, per i cittadini e i contribuenti, perché il denaro pubblico è importante. La formula del partenariato prevede un accordo tra il pubblico e il privato per raggiungere un obiettivo di interesse pubblico: in questi casi la copertura finanziaria proviene in maniera significativa dal privato e al Comune spetta il compito di indicare gli obiettivi e controllare che vengano perseguiti; il rischio operativo, in pratica, è del privato. Qui stiamo andando in un’altra direzione: i soldi li mettiamo noi, il rischio è tutto nostro, il privato si occupa solo di realizzare e gestire l’impianto. Si parla di un piano da 31 milioni di euro e di questa cifra il privato mette a disposizione una parte minima, solo il 10%. Tutto il rischio è a carico del Comune che ne risponde in solido. Inoltre, è necessario che i consiglieri comunali siano anche informati sulla solidità finanziaria del proponente. Ecco perché alla Conferenza dei servizi chiediamo di stare attenti, di stare molto attenti a esprimere parere positivo, perché poi sarà molto difficile cambiare. La società che interviene ha deciso di proporre l’idea al Comune ma non di investirci. In passato c’erano state altre proposte che sono state lasciate cadere. Come quella avanzata da “Acinque” che è una società della quale tra l’altro fa parte anche il Comune. In quell’occasione, l’allora presidente Marco Canzi si chiese “perché”. Ecco, appunto, perché?»
Il nuovo progetto era stato presentato a metà dello scorso mese di dicembre alla commissione consiliare sport, in una riunione a porte chiuse, ciò comportando anche un vincolo di riservatezza da parte dei consiglieri. Tenuti pertanto a non divulgare una serie di dettagli contenuti nel programma dell’intervento. E quindi gli stessi Cesana e Valsecchi – nella conferenza stampa di questa mattina – hanno dovuto sorvolare su molti particolari.
Qualcosa era pur trapelato dai lavori della commissione consiliare: che il piano presentato dalla società Demosion Consulting, raggruppante alcune imprese tra cui anche l’attuale gestione del centro sportivo, prevede la realizzazione di un edificio da 3mila metri quadri con nuove piscine, una palestra e relativi servizi, di un ristorante da 200 coperti, di un’area per il co-working, di un’area commerciale, di una zona solarium, oltre a una riorganizzazione degli impianti già esistenti con lo spostamento dei campi da tennis e l’eliminazione di un campo da calcio.
Da parte loro, Cesana e Valsecchi non lo dicono apertamente, lasciando che siano i cronisti a prevedere più che una riqualificazione dell’attuale centro sportivo, la realizzazione di qualcosa di ex novo accanto agli impianti attuali: «Su terreni non tutti comunali, ma anche demaniali – aggiunge Valsecchi - verso la zona di Rivabella» E «senza sapere – sottolinea Cesana – che ne sarà della vecchia piscina, del palazzetto: abbandonati?»
La richiesta che parte dai due gruppi consiliari di minoranza nei confronti dell’assessore allo sport Emanuele Torri e del sindaco Mauro Gattinoni è che al più presto - una data in agenda ci sarebbe già: il 3 febbraio – sia convocata una riunione congiunta delle commissioni consiliari opere pubbliche e sport proprio perché tutti i consiglieri possano seguire passo per passo l’iter del progetto nel corso dell’esame da parte della Conferenza dei servizi.
E senza entrare del dettaglio di dati e numeri, Valsecchi e Cesana richiamano l’attenzione in particolare su tre aspetti: che ci si stia avviando verso la realizzazione di un nuova struttura più ricreativa che sportiva, snaturando così l’intervento ed eludendo le reali esigenze delle associazioni sportive; che le clausole contrattuali non corrispondano ai principi di quello che si chiama “partenariato” da pubblico e privato e cioè che siano i privati a investire e quindi a rischiare finanziariamente rifacendosi poi con la gestione: in quest’occasione, risulterebbe infatti che sia il Comune a esporsi finanziariamente; che, in definitiva, il progetto non risponde al reale interesse pubblico.
«Abbiamo esaminato questo progetto attentamente – ha esordito Cesana – sia nella parte attuativa che in quella economico-finanziaria. Terminata l’analisi, abbiamo avanzato richieste alla segreteria comunale e agli organi competenti senza ottenere risposte. Ecco perché riteniamo necessaria la convocazione di una riunione congiunta delle commissioni consiliari interessate: per consentire alla minoranza di nominare un proprio esperto che esamini la proposta. Non sono previsti interventi dei proponenti sulla parte sportiva. E’ impossibile capire quale sarà il destino degli impianti già presenti. Si parla di nuova piscina. E quella vecchia? Per la quale tra l’altro sono stati appena spesi 600mila euro per la riqualificazione energetica. Non si prevedono interventi per la pista di atletica ormai in pessime condizioni. L’assessore Torri si dice preoccupato, ma non lo siamo di più visto che nel 2027 dovremo ospitare i “Master games” e le gare che si terranno da noi sono soprattutto di atletica e interesseranno proprio la pista. Chiediamo al Comune di avere uno sguardo a 360 gradi e di non guardare solo all’interesse privato. Il Bione è un centro sportivo, non ricreativo. Bello il “Nameless”, ma il Bione non deve essere trasformato in un’area per grandi eventi. Lecco ha bisogno di un centro sportivo vero e con l’attuale progetto non lo avrà».
«Abbiamo approfondito – le parole di Valsecchi – con un occhio e senza pregiudizi, vendendo tutte le sfaccettature del progetto dell’amministrazione e capire se siano utili o dannosi per la comunità, per i cittadini e i contribuenti, perché il denaro pubblico è importante. La formula del partenariato prevede un accordo tra il pubblico e il privato per raggiungere un obiettivo di interesse pubblico: in questi casi la copertura finanziaria proviene in maniera significativa dal privato e al Comune spetta il compito di indicare gli obiettivi e controllare che vengano perseguiti; il rischio operativo, in pratica, è del privato. Qui stiamo andando in un’altra direzione: i soldi li mettiamo noi, il rischio è tutto nostro, il privato si occupa solo di realizzare e gestire l’impianto. Si parla di un piano da 31 milioni di euro e di questa cifra il privato mette a disposizione una parte minima, solo il 10%. Tutto il rischio è a carico del Comune che ne risponde in solido. Inoltre, è necessario che i consiglieri comunali siano anche informati sulla solidità finanziaria del proponente. Ecco perché alla Conferenza dei servizi chiediamo di stare attenti, di stare molto attenti a esprimere parere positivo, perché poi sarà molto difficile cambiare. La società che interviene ha deciso di proporre l’idea al Comune ma non di investirci. In passato c’erano state altre proposte che sono state lasciate cadere. Come quella avanzata da “Acinque” che è una società della quale tra l’altro fa parte anche il Comune. In quell’occasione, l’allora presidente Marco Canzi si chiese “perché”. Ecco, appunto, perché?»
D.C.





















