40 anni fa nasceva la Cooperativa Solidarietà: festa a Sala al Barro
Un traguardo importante per la Cooperativa Sociale Solidarietà, che oggi celebra esattamente 40 anni dalla sua fondazione. Era il 29 gennaio 1986 quando 25 soci (15 dei quali con disabilità) diedero vita a una realtà destinata a diventare un punto di riferimento per l'inclusione lavorativa nel territorio lecchese.

"Noi abbiamo costituito la cooperativa esattamente in questo giorno", ha ricordato stamattina a Sala al Barro Erminio Redaelli, uno dei soci fondatori, durante il primo evento celebrativo presso la sede della Cooperativa. "Le prime operaie sono state Nadia e Sara, nell'86, grazie al comodato di Villa Silva concesso dal don di allora. Lì c'era un piccolo laboratorio con catenelle, foulard e bomboniere".

Un inizio modesto, sostenuto da 17 volontari di Garlate che dedicavano alcune sere alla settimana alla neonata cooperativa. Ma dietro quell'inizio c'era una visione chiara, incarnata da Virginia Andreotti, l'ideatrice della cooperativa che, come ha sottolineato Redaelli, "ha sempre fatto partire eventi ma non ha mai voluto apparire. Lei ha dimostrato cosa significa lavorare per la comunità senza essere in prima pagina".
Fondata inizialmente come cooperativa mista, operante sia nell'inserimento lavorativo che nei servizi sociali, nel 1991 Solidarietà scelse di concentrarsi sull'inserimento lavorativo. Una scelta coerente con il principio che ha sempre guidato l'organizzazione. "I soci dovevano avere, e hanno ancora oggi, lo stipendio uguale ai normodotati. Per noi è questa la vera solidarietà", ha spiegato Redaelli.
Un principio che va oltre i requisiti di legge: mentre una cooperativa sociale per essere tale deve avere almeno il 30% di persone in difficoltà, Solidarietà ha sempre mantenuto una percentuale superiore al 70%.
Dalla sede originaria, la cooperativa si è trasferita a Sala al Barro, in un capannone di proprietà del socio Giorgio Appiani, avviando anche convenzioni con i comuni di Galbiate, Oggiono, Garlate e Annone per servizi di decoro urbano.

La svolta è arrivata nel 2012, quando ha intuito che il laboratorio non era adatto a tutte le fasce deboli: "Alcune persone hanno bisogno di lavorare all'esterno", ha spiegato Redaelli. Nasce così il progetto di agricoltura sociale a Selvetto, su un terreno concesso in destinazione d'uso da due proprietari locali.
"Non è facile, ma questo progetto sta sbocciando", ha aggiunto Redaelli, annunciando che lo scorso 19 dicembre la cooperativa ha deciso di acquistare il terreno per garantire continuità agli investimenti fatti. Per finanziare l'acquisto, Solidarietà sta cercando fondi attraverso soci, un mutuo presso Banca Prossima e una richiesta al fondo di comunità di Galbiate.

Oggi nella cooperativa "girano circa 50 persone, di cui alcune in tirocinio, ma la maggior parte in busta paga - ha spiegato Redaelli - In qualche modo, riusciamo a dare da lavorare a 40 famiglie. Riusciamo perché c'è tanta energia come volontariato e perché il lavoro che facciamo è qualificato e riesce a mantenere in equilibrio il nostro bilancio".
Un equilibrio che la cooperativa persegue con una filosofia precisa.
Oltre al laboratorio di Sala al Barro e all'agricoltura sociale di Selvetto, la cooperativa ha aperto anche un laboratorio a Sirone per il confezionamento di prodotti cosmetici.

All'evento celebrativo hanno partecipato anche i rappresentanti delle istituzioni locali. Chiara Narciso, sindaco di Oggiono, ha ringraziato per "tutto quello che è stato fatto in quarant'anni" e ha sottolineato come "attraverso il lavoro" la cooperativa dia "possibilità e dignità alle persone contro la cultura dello scarto".

Piergiovanni Montanelli, sindaco di Galbiate, ha evidenziato come la cooperativa sia "davvero capace di intercettare un po' tutti - aggiungendo - Al di là dell'aspetto produttivo, ci deve essere inclusione. Il mondo va di fretta ma la vera umanità è fare il bene e farlo bene".
Il 29 gennaio è solo l'inizio: nel corso del 2026 la cooperativa organizzerà altri eventi commemorativi. Tra questi, il primo maggio è prevista una messa dei lavoratori a Selvetto, una performance teatrale e un evento al cinema di Galbiate, come già fatto vent'anni fa per il ventesimo anniversario.

"Come ha detto Vittorio (uno dei ragazzi da più tempo assunti), 'apriamo le danze' ed è proprio così. Non fermiamoci qui!", ha concluso Redaelli, ricordando con gratitudine le figure chiave di questi quarant'anni: Angelo e Nadia, che "hanno gestito tutta la cooperativa", l'attuale presidente Francesco Braguti e i giovani responsabili di Selvetto: Nicolò, Chiara e Giacomo.

Un messaggio di continuità espresso anche da Mauro Vismara, ex presidente: "Ho iniziato con il servizio civile. Ora bisogna dare spazio ai giovani!".
Quarant'anni che non rappresentano solo una ricorrenza, ma il segno di un impegno continuo verso una società più inclusiva, in cui il lavoro è strumento di autonomia, relazione e realizzazione personale.

"Noi abbiamo costituito la cooperativa esattamente in questo giorno", ha ricordato stamattina a Sala al Barro Erminio Redaelli, uno dei soci fondatori, durante il primo evento celebrativo presso la sede della Cooperativa. "Le prime operaie sono state Nadia e Sara, nell'86, grazie al comodato di Villa Silva concesso dal don di allora. Lì c'era un piccolo laboratorio con catenelle, foulard e bomboniere".

Un inizio modesto, sostenuto da 17 volontari di Garlate che dedicavano alcune sere alla settimana alla neonata cooperativa. Ma dietro quell'inizio c'era una visione chiara, incarnata da Virginia Andreotti, l'ideatrice della cooperativa che, come ha sottolineato Redaelli, "ha sempre fatto partire eventi ma non ha mai voluto apparire. Lei ha dimostrato cosa significa lavorare per la comunità senza essere in prima pagina".
Un principio che va oltre i requisiti di legge: mentre una cooperativa sociale per essere tale deve avere almeno il 30% di persone in difficoltà, Solidarietà ha sempre mantenuto una percentuale superiore al 70%.
Dalla sede originaria, la cooperativa si è trasferita a Sala al Barro, in un capannone di proprietà del socio Giorgio Appiani, avviando anche convenzioni con i comuni di Galbiate, Oggiono, Garlate e Annone per servizi di decoro urbano.

La svolta è arrivata nel 2012, quando ha intuito che il laboratorio non era adatto a tutte le fasce deboli: "Alcune persone hanno bisogno di lavorare all'esterno", ha spiegato Redaelli. Nasce così il progetto di agricoltura sociale a Selvetto, su un terreno concesso in destinazione d'uso da due proprietari locali.
"Non è facile, ma questo progetto sta sbocciando", ha aggiunto Redaelli, annunciando che lo scorso 19 dicembre la cooperativa ha deciso di acquistare il terreno per garantire continuità agli investimenti fatti. Per finanziare l'acquisto, Solidarietà sta cercando fondi attraverso soci, un mutuo presso Banca Prossima e una richiesta al fondo di comunità di Galbiate.

Oggi nella cooperativa "girano circa 50 persone, di cui alcune in tirocinio, ma la maggior parte in busta paga - ha spiegato Redaelli - In qualche modo, riusciamo a dare da lavorare a 40 famiglie. Riusciamo perché c'è tanta energia come volontariato e perché il lavoro che facciamo è qualificato e riesce a mantenere in equilibrio il nostro bilancio".
Un equilibrio che la cooperativa persegue con una filosofia precisa.
Oltre al laboratorio di Sala al Barro e all'agricoltura sociale di Selvetto, la cooperativa ha aperto anche un laboratorio a Sirone per il confezionamento di prodotti cosmetici.

All'evento celebrativo hanno partecipato anche i rappresentanti delle istituzioni locali. Chiara Narciso, sindaco di Oggiono, ha ringraziato per "tutto quello che è stato fatto in quarant'anni" e ha sottolineato come "attraverso il lavoro" la cooperativa dia "possibilità e dignità alle persone contro la cultura dello scarto".

Piergiovanni Montanelli, sindaco di Galbiate, ha evidenziato come la cooperativa sia "davvero capace di intercettare un po' tutti - aggiungendo - Al di là dell'aspetto produttivo, ci deve essere inclusione. Il mondo va di fretta ma la vera umanità è fare il bene e farlo bene".
Il 29 gennaio è solo l'inizio: nel corso del 2026 la cooperativa organizzerà altri eventi commemorativi. Tra questi, il primo maggio è prevista una messa dei lavoratori a Selvetto, una performance teatrale e un evento al cinema di Galbiate, come già fatto vent'anni fa per il ventesimo anniversario.

"Come ha detto Vittorio (uno dei ragazzi da più tempo assunti), 'apriamo le danze' ed è proprio così. Non fermiamoci qui!", ha concluso Redaelli, ricordando con gratitudine le figure chiave di questi quarant'anni: Angelo e Nadia, che "hanno gestito tutta la cooperativa", l'attuale presidente Francesco Braguti e i giovani responsabili di Selvetto: Nicolò, Chiara e Giacomo.

Un messaggio di continuità espresso anche da Mauro Vismara, ex presidente: "Ho iniziato con il servizio civile. Ora bisogna dare spazio ai giovani!".
Quarant'anni che non rappresentano solo una ricorrenza, ma il segno di un impegno continuo verso una società più inclusiva, in cui il lavoro è strumento di autonomia, relazione e realizzazione personale.
M.E.




















