Lecco: il Maglio è una cosa, la Casa Civile un'altra. E non si salverà

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La decisione è ormai chiara, anche se viene mascherata da formule burocratiche e frasi contorte: la demolizione della Casa civica della Panigada è confermata.
Nonostante si parli di accoglimento "parziale" delle osservazioni, la sostanza non cambia.
Il Consiglio comunale ribadisce infatti che l’edificio, secondo lo studio propedeutico rivelatosi essere stato fornito proprio da chi ha interesse diretto nella trasformazione dell’area, 
e in aperto contrasto con i pareri dell’Associazione Giuseppe Bovara e del FAI, non avrebbe valore storico e può quindi essere abbattuto.
Uno studio, va ricordato, che non è stato verificato dall’Amministrazione ma che è stato assunto come base per giustificare la trasformazione dell’intero compendio e il non accoglimento tecnico dell'osservazione presentata da Carlo D'Alessio.
La presunta “mediazione” con un ordine del giorno, approvato all'unanimità, consiste nel dichiarare di voler salvaguardare e valorizzare il Maglio della Panigada. Il Maglio, per l'appunto, con la relativa fiumicella e quella che era la stanza del carbone.
Una scelta che, presentata come un successo, rischia invece di rivelarsi, per quello che è, una trappola semantica: salvaguardare un elemento non significa salvare il palazzo.
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Senza la Casa civica - uno stabile di locale oltre 3500 m2  di cui ora si salverà solo un locale da 150 mq - il maglio è  evidente perde molto del suo contesto storico, culturale e funzionale, venendo di fatto snaturato.
La trattazione del punto, aperta martedì, si è conclusa giovedì mattina, dopo due rinvii, all’inizio della quarta giornata di lavori. 
Per legittimare l'abbattimento di quella che è la casa nobile della Famiglia Ceresa - oggi si in condizioni di degrado ma che rendono ancor più urgente un approfondimento serio e indipendente, anziché una demolizione affrettata - è bastato un ordine del giorno del consigliere Valsecchi (Orizzonte per Lecco) figlio di una "mediazione" a porte chiuse con la maggioranza, di cui non è ancora chiara davvero l'utilità, e approvato all'unanimità non ha visto la partecipazione al voto della consigliera Lorella Cesana (Lecco Ideale), che martedì insieme a Cinzia Bettega (Lega) e Clara Fusi (Orizzonte) si era battuta per ottenere la documentazione completa dello studio propedeutico.
“Seppur a fronte di uno studio propedeutico alla progettazione dell’area che avrebbe evidenziato l’inconsistenza del valore storico complessivo del fabbricato, viene ritenuto indispensabile l’inserimento della proposta di valorizzazione denominata "Maglio della Panigada", considerato elemento fondante del laboratorio cittadino ‘Officina del Gerenzone’ e da acquisire come bene da tutelare, escludendolo dalla parte ritenuta priva di valore storico” la frase assurta a ancora di salvezza. 
"Ritengo la modifica non adeguata rispetto al tenore della documentazione in nostro possesso", ha dichiarato. E soprattutto: "Non è vero che l’amministrazione abbia verificato lo studio che esclude il valore storico dell’edificio: si tratta di un progetto di privati, mai sottoposto a una reale valutazione pubblica"
Chiusa la discussione in Aula, resta ora solo da attendere l’evoluzione della pratica edilizia, già depositata e in fase istruttoria, come ricordato dall’assessore Rusconi.
Ma il quadro è ormai evidente: non si è scelto di tutelare un bene complesso e fragile, che avrebbe meritato tempo, studi e attenzione.
Si è scelto di salvare un frammento, sacrificando il tutto.
Cavagna è stata una rondine.
La primavera tarda ad arrivare.
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