Brivio: un disastro sottovalutato
Mentre il dibattito pubblico è concentrato sul nuovo ponte di Paderno, sta passando sotto traccia il dramma della chiusura per 15 mesi del ponte di Brivio. Un dramma sul serio per tutte le imprese che producono in una provincia e vendono nell’altra; per tutti i lavoratori che da Calco vanno ogni giorno a Cisano e viceversa. Un disastro dalle dimensioni ancora non del tutto evidenti che vede da un lato la Giunta di Brivio, ottimista per aver ottenuto la passerella (anche se a un costo esorbitante) e dall’altro la Provincia del tutto silente. Come sempre del resto, quando i problemi riguardano la parte sud del lecchese.
Cerchiamo di immaginare che cosa accadrà quando fiumi di auto si dirigeranno verso Paderno e Olginate per scavalcare l’Adda mentre ai mezzi pesanti non resteranno che i ponti di Trezzo lungo la provinciale e l’autostrada.
Disagi e danni economici incalcolabili dovuti esclusivamente all’insipienza di una classe politica incapace di prevenire situazioni del genere e, tanto meno, incompetente per sedersi al tavolo con Anas e discutere di soluzioni tampone – come il ponte di barche – per limitare i danni.
Si alzano le braccia, si accetta supinamente quanto arriva dall’alto, non si combatte nemmeno. Tanto dov’è il problema: si chiude 15 mesi e chi deve superare l’Adda si arrangi.
I consiglieri regionali si beano nel distribuire prebende e regali qua e là – tanto sono soldi pubblici con i quali al più si fanno belli – la Provincia era e è inesistente (basta percorrere la 342 dir per rendersene conto) e la Giunta di Brivio si incensa per la passerella.
Sarebbe interessante piazzare in qualche nodo stradale le immagini di Alessandra Hofmann, Mattia Micheli e Federico Airoldi esposti al ludibrio degli automobilisti. Un tiro di pomodoro a dieci centesimi. E una fotografia del bersaglio centrato. Con sorriso d’ordinanza, per favore.
Cerchiamo di immaginare che cosa accadrà quando fiumi di auto si dirigeranno verso Paderno e Olginate per scavalcare l’Adda mentre ai mezzi pesanti non resteranno che i ponti di Trezzo lungo la provinciale e l’autostrada.
Disagi e danni economici incalcolabili dovuti esclusivamente all’insipienza di una classe politica incapace di prevenire situazioni del genere e, tanto meno, incompetente per sedersi al tavolo con Anas e discutere di soluzioni tampone – come il ponte di barche – per limitare i danni.
Si alzano le braccia, si accetta supinamente quanto arriva dall’alto, non si combatte nemmeno. Tanto dov’è il problema: si chiude 15 mesi e chi deve superare l’Adda si arrangi.
I consiglieri regionali si beano nel distribuire prebende e regali qua e là – tanto sono soldi pubblici con i quali al più si fanno belli – la Provincia era e è inesistente (basta percorrere la 342 dir per rendersene conto) e la Giunta di Brivio si incensa per la passerella.
Sarebbe interessante piazzare in qualche nodo stradale le immagini di Alessandra Hofmann, Mattia Micheli e Federico Airoldi esposti al ludibrio degli automobilisti. Un tiro di pomodoro a dieci centesimi. E una fotografia del bersaglio centrato. Con sorriso d’ordinanza, per favore.
Claudio Brambilla




















