Il varo del progetto Lucia: basta folklore manzoniano. Pensare ai giovani d’oggi
Un lancio più che una presentazione. Dopo il passaggio in commissione consiliare, il giorno precedente, ieri al Teatro della Società è stato ufficialmente avviato il progetto “Lu.CIA”, acronimo forse un po’ forzato che sta per Luoghi, cultura, innovazione, apprendimento. Un progetto da 4 milioni di euro che ha ottenuto il finanziamento della Fondazione Cariplo nell’ambito dei “Bandi Emblematici”, oltre a un contributo della Regione Lombardia.

Un progetto che intende rilanciare gli itinerari manzoniani quale risorsa turistica, ma secondo nuovi principi: non più un folklore da strapaese pur volendo restare un percorso comunque “popolare” che inoltre allarghi i suoi orizzonti a Monza e Milano. Con il sogno che si possa arrivare a un biglietto unico con il quale il visitatore possa andare da Lecco a Monza e magari a Milano. E viceversa.
Coinvolti nell’operazione, una cinquantina tra enti, associazioni, parrocchie, capofila il Comune. Il confronto è stato iniziato già un anno e mezzo fa e ora si parte con un investimento almeno per i prossimi tre anni, ma con l’obbiettivo naturalmente di proseguire nel futuro e di tracciare su questi binari le linee di sviluppo del turismo lecchese. Unendo gli intenti, rafforzando la collaborazione, evitando un’offerta frammentaria, tenendo alta la qualità. Riproponendo iniziative già rodate e ideandone di nuove: il festival autunnale, la camminata, performance, un premio di pittura, spettacoli, letture, visite teatralizzate, installazioni, musica, laboratori e anche una “Wedding Street” ancora misteriosa.
Nel corso dell’incontro, condotto dal docente e scrittore Stefano Motta, sono intervenuti il sindaco Mauro Gattinoni; la presidente della Fondazione comunitaria del Lecchese Maria Grazia Nasazzi, il direttore dei musei civici Mauro Rossetto, la direttrice dei musei civici di Monza Milena Pannitteri; la coordinatrice del progetto Anna Riva; il coordinatore del corso di pasticceria della scuola Enaip lecchese Marco Gennuso. Tra un intervento e l’altro alcuni “assaggi” di quello dovrà essere il progetto “Lucia” una volta calato nella realtà: la musica dell’Orchestra dell’Istituto comprensivo “Ticozzi” e le letture da parte di Teatro Invito e di Scarlattine Teatro.

Introducendo la serata, Motta ha ricordato lo scrittore cileno Luis Sepulveda quando venne a Lecco nel 2015, proprio sul palco del Sociale, a parlare anche di “Promessi Sposi”, definendo quel romanzo un “rompimento” non nel senso che gli si potrebbe dare noialtri abituati a ricordare gli anni scolastici passati alle prese con un romanzo barboso. Bensì come una sorta di cesura: «Dopo aver letto Manzoni – ha spiegato Motta – scrivere romanzi non è più la stessa cosa. Così c’è una Lecco prima di Manzoni e una Lecco dopo Manzoni. E adesso c’è un prima e un dopo il progetto “Lucia”».

Il sindaco Gattinoni ha ripreso un tema già affrontato in altre occasioni manzoniane: «I “Promessi sposi” dovrebbe essere un romanzo vietato ai minori di 21 anni, perché ci sono temi scabrosi: le scelte individuali, l’emancipazione della donna, la morte, la malattia, il perdono, la libertà, il riscatto, la tenacia, la politica. Temi che esigono almeno un minimo di vita vissuta per essere compresi. Ancor più il romanzo “proibito" sarebbe ambito. Noi, il Manzoni ce lo sentiamo come un fardello. Ma ci ha lasciato non soltanto una bella storia, ma anche un linguaggio che non esisteva: ha unito l’Italia con la lingua. Ecco perché è importante parlare di linguaggi. E Manzoni ci dà lo spunto per mettere a punto altri linguaggi ai quali magari i giovani sono più attenti. E allora, leggendolo, faremo anche educazione civica. Perché quel romanzo sembra scritto solo ieri».

La presidente della Fondazione comunitaria Nasazzi ha ribadito l’importanza delle relazioni: «Sono la cosa più importante. Bisogna condividere cose grandi. I luoghi non sono niente se non ci sono le relazioni. Quello dei “Bandi Emblematici” è un’occasione importante: i “Promessi sposi” sono il nostro romanzo, vi sentiamo dentro le nostre cose di lecchesi, di quella nostra comunità che è una ricchezza. E vivendo l’esperienza della Fondazione, cerchiamo di interpretare linguaggi diversi: non solo il sociale, ma anche la cultura, dalla musica all’arte, tutto quanto riguarda il bello. Siamo dunque contenti e orgogliosi di questo progetto. Auguriamoci nella buona riuscita che sicuramente ci sarà.»

Il direttore dei musei cittadini Rossetto ha indicato nella Villa Manzoni al Caleotto il perno attorno al quale far girare l’intero progetto, pur senza addentrarsi nello spiegare come sarà il museo manzoniano rinnovato (si capito comunque che sarà dato spazio alla multimedialità) e quali iniziative vi faranno da corollario: «Villa Manzoni è un luogo iconico, racchiude quella particolare esperienza di vita del Manzoni. Ancor più della casa di Milano. Come ci ha detto il professor Carlo Ossola, Villa Manzoni è un luogo unico”, il Caleotto e non un altro luogo è l’autentico laboratorio manzoniano. Deve quindi diventare un luogo in cui il piacere dell’esperienza si accompagni con l’apprendimento, un luogo per emozionarsi e imparare. Ricordando che il patrimonio non è fatto solo di luoghi reali e documenti, ma anche di immaginario. Pertanto per raccontarlo dobbiamo immaginare molto, perché Lecco è stata travolta.»

A Villa Manzoni – la chiosa di Motta – si dovrà quindi fare una sorta di viaggio a ritroso nel tempo.
«Nei quindici anni di festival manzoniani – ha proseguito Rossetto – abbiamo già prefigurato questa specie di parco letterario. Ma dobbiamo chiedere qualità per non cadere in un luna park o nel folklore dei vecchi luoghi manzoniani. Allora, gli operatori culturali facevano quello che potevano. Oggi dobbiamo dare loro nuovi strumenti. E l’anno prossimo, il 2027, sarà un’occasione importante: i duecento anni della pubblicazione della prima edizione dei “Promessi sposi”. Proprio il professor Ossola ci ha suggerito di fare di quell’anniversario un evento nazionale. Proprio qui.»

La direttrice dei musei monzesi Pannitteri si è soffermata sullo stretto legame “manzoniano” tra Lecco e Monza «proprio per la figura iconica della monaca di Monza. E’ una figura da valorizzare utilizzando anche le tecnologie moderne.» Così, accanto alle passeggiate guidate sui luoghi di Marianna De Leyda, al museo è stata realizzata una parete multimediale in cui il Manzoni racconta la monaca, ma anche il prezioso ritratto della monaca eseguito da Giuseppe Molteni – conservato appunto alla pinacoteca monzese – è stato animato e la “sventurata” racconta il proprio destino attraverso gli atti processuali. In aggiunta, ci sono tecnologie per avvicinare anche i disabili.

La coordinatrice Anna Riva ha appunto parlato del raggruppamento di enti pubblici e associazioni per creare quello che ha definito un ecosistema manzoniano basato su quattro punti: i luoghi, individuando quelli che vanno sistemati e valorizzati (come la Villa Manzoni al Caleotto e la chiesa di don Abbondio a Olate, la chiesa del Beato Serafino e il Sentiero dell’Innominato a Chiuso); il coinvolgimento dei giovani anche attraverso una vera e propria formazione; puntare su un’offerta artistica di valore che superi appunto il folklore; un biglietti turistico integrato valido oltre i confini cittadini. «Ci aspettiamo – ha aggiunto – circa tremila studenti e un centinaio di artisti, la formazione di trenta guide manzoniane.»

Infine, Gennuso ha raccontato il suo incontro con l’opera di Manzoni e il tradurla in pasticceria: fu qualche anno fa che realizzò i primi cioccolatini manzoniani, andando a proporli ai musei lecchesi ottenendo una buona accoglienza. Per l’occasione, ieri sera ne ha offerti due di nuova produzione dedicati ad Agnese e al cardinal Federico Borromeo.
Un progetto che intende rilanciare gli itinerari manzoniani quale risorsa turistica, ma secondo nuovi principi: non più un folklore da strapaese pur volendo restare un percorso comunque “popolare” che inoltre allarghi i suoi orizzonti a Monza e Milano. Con il sogno che si possa arrivare a un biglietto unico con il quale il visitatore possa andare da Lecco a Monza e magari a Milano. E viceversa.
Coinvolti nell’operazione, una cinquantina tra enti, associazioni, parrocchie, capofila il Comune. Il confronto è stato iniziato già un anno e mezzo fa e ora si parte con un investimento almeno per i prossimi tre anni, ma con l’obbiettivo naturalmente di proseguire nel futuro e di tracciare su questi binari le linee di sviluppo del turismo lecchese. Unendo gli intenti, rafforzando la collaborazione, evitando un’offerta frammentaria, tenendo alta la qualità. Riproponendo iniziative già rodate e ideandone di nuove: il festival autunnale, la camminata, performance, un premio di pittura, spettacoli, letture, visite teatralizzate, installazioni, musica, laboratori e anche una “Wedding Street” ancora misteriosa.
Introducendo la serata, Motta ha ricordato lo scrittore cileno Luis Sepulveda quando venne a Lecco nel 2015, proprio sul palco del Sociale, a parlare anche di “Promessi Sposi”, definendo quel romanzo un “rompimento” non nel senso che gli si potrebbe dare noialtri abituati a ricordare gli anni scolastici passati alle prese con un romanzo barboso. Bensì come una sorta di cesura: «Dopo aver letto Manzoni – ha spiegato Motta – scrivere romanzi non è più la stessa cosa. Così c’è una Lecco prima di Manzoni e una Lecco dopo Manzoni. E adesso c’è un prima e un dopo il progetto “Lucia”».
Il sindaco Gattinoni ha ripreso un tema già affrontato in altre occasioni manzoniane: «I “Promessi sposi” dovrebbe essere un romanzo vietato ai minori di 21 anni, perché ci sono temi scabrosi: le scelte individuali, l’emancipazione della donna, la morte, la malattia, il perdono, la libertà, il riscatto, la tenacia, la politica. Temi che esigono almeno un minimo di vita vissuta per essere compresi. Ancor più il romanzo “proibito" sarebbe ambito. Noi, il Manzoni ce lo sentiamo come un fardello. Ma ci ha lasciato non soltanto una bella storia, ma anche un linguaggio che non esisteva: ha unito l’Italia con la lingua. Ecco perché è importante parlare di linguaggi. E Manzoni ci dà lo spunto per mettere a punto altri linguaggi ai quali magari i giovani sono più attenti. E allora, leggendolo, faremo anche educazione civica. Perché quel romanzo sembra scritto solo ieri».
La presidente della Fondazione comunitaria Nasazzi ha ribadito l’importanza delle relazioni: «Sono la cosa più importante. Bisogna condividere cose grandi. I luoghi non sono niente se non ci sono le relazioni. Quello dei “Bandi Emblematici” è un’occasione importante: i “Promessi sposi” sono il nostro romanzo, vi sentiamo dentro le nostre cose di lecchesi, di quella nostra comunità che è una ricchezza. E vivendo l’esperienza della Fondazione, cerchiamo di interpretare linguaggi diversi: non solo il sociale, ma anche la cultura, dalla musica all’arte, tutto quanto riguarda il bello. Siamo dunque contenti e orgogliosi di questo progetto. Auguriamoci nella buona riuscita che sicuramente ci sarà.»
Il direttore dei musei cittadini Rossetto ha indicato nella Villa Manzoni al Caleotto il perno attorno al quale far girare l’intero progetto, pur senza addentrarsi nello spiegare come sarà il museo manzoniano rinnovato (si capito comunque che sarà dato spazio alla multimedialità) e quali iniziative vi faranno da corollario: «Villa Manzoni è un luogo iconico, racchiude quella particolare esperienza di vita del Manzoni. Ancor più della casa di Milano. Come ci ha detto il professor Carlo Ossola, Villa Manzoni è un luogo unico”, il Caleotto e non un altro luogo è l’autentico laboratorio manzoniano. Deve quindi diventare un luogo in cui il piacere dell’esperienza si accompagni con l’apprendimento, un luogo per emozionarsi e imparare. Ricordando che il patrimonio non è fatto solo di luoghi reali e documenti, ma anche di immaginario. Pertanto per raccontarlo dobbiamo immaginare molto, perché Lecco è stata travolta.»
A Villa Manzoni – la chiosa di Motta – si dovrà quindi fare una sorta di viaggio a ritroso nel tempo.
«Nei quindici anni di festival manzoniani – ha proseguito Rossetto – abbiamo già prefigurato questa specie di parco letterario. Ma dobbiamo chiedere qualità per non cadere in un luna park o nel folklore dei vecchi luoghi manzoniani. Allora, gli operatori culturali facevano quello che potevano. Oggi dobbiamo dare loro nuovi strumenti. E l’anno prossimo, il 2027, sarà un’occasione importante: i duecento anni della pubblicazione della prima edizione dei “Promessi sposi”. Proprio il professor Ossola ci ha suggerito di fare di quell’anniversario un evento nazionale. Proprio qui.»
La direttrice dei musei monzesi Pannitteri si è soffermata sullo stretto legame “manzoniano” tra Lecco e Monza «proprio per la figura iconica della monaca di Monza. E’ una figura da valorizzare utilizzando anche le tecnologie moderne.» Così, accanto alle passeggiate guidate sui luoghi di Marianna De Leyda, al museo è stata realizzata una parete multimediale in cui il Manzoni racconta la monaca, ma anche il prezioso ritratto della monaca eseguito da Giuseppe Molteni – conservato appunto alla pinacoteca monzese – è stato animato e la “sventurata” racconta il proprio destino attraverso gli atti processuali. In aggiunta, ci sono tecnologie per avvicinare anche i disabili.
La coordinatrice Anna Riva ha appunto parlato del raggruppamento di enti pubblici e associazioni per creare quello che ha definito un ecosistema manzoniano basato su quattro punti: i luoghi, individuando quelli che vanno sistemati e valorizzati (come la Villa Manzoni al Caleotto e la chiesa di don Abbondio a Olate, la chiesa del Beato Serafino e il Sentiero dell’Innominato a Chiuso); il coinvolgimento dei giovani anche attraverso una vera e propria formazione; puntare su un’offerta artistica di valore che superi appunto il folklore; un biglietti turistico integrato valido oltre i confini cittadini. «Ci aspettiamo – ha aggiunto – circa tremila studenti e un centinaio di artisti, la formazione di trenta guide manzoniane.»
Infine, Gennuso ha raccontato il suo incontro con l’opera di Manzoni e il tradurla in pasticceria: fu qualche anno fa che realizzò i primi cioccolatini manzoniani, andando a proporli ai musei lecchesi ottenendo una buona accoglienza. Per l’occasione, ieri sera ne ha offerti due di nuova produzione dedicati ad Agnese e al cardinal Federico Borromeo.
D.C.




















