L'insostenibile realtà della sostenibilità

La lettera di AmbientalMente sembra più una lezione teorica di urbanistica che un confronto con la realtà quotidiana di Lecco. Una visione da aula che, però, si scontra con la vita concreta di residenti, commercianti e lavoratori. Il punto non è discutere in astratto di pedonalizzazioni o modelli ideali di città. Il punto è la situazione reale, oggi. AmbientalMente poi non è un osservatore esterno, amministra la città da sei anni, con deleghe e strumenti specifici per intervenire. E la situazione, reale, è peggiorata.
Se oggi si parla di parcheggi di cintura, rotazione intelligente, logistica digitale e navette, la domanda è semplice: perché non sono stati realizzati efficacemente in tutti questi anni? Perché alcune di queste proposte sono addirittura state bocciate da loro stessi sia nel Pums che nel recente Pgt?
Non si può quindi descrivere una città ideale quando si è responsabili di quella reale. Il problema dei parcheggi esiste, dire che a Lecco non c’è significa è negare l’evidenza. Se davvero i posti fossero così abbondanti, perché, contemporaneamente, si continuano a eliminare stalli a partire da quelli con le strisce bianche e gialle e trasformarli in blu penalizzando residenti e lavoratori? Delle due l’una: o il problema esiste, oppure si sta contraddicendo la narrazione ufficiale. Un paradosso evidente.
Ambientalmente poi sostiene che le auto devono uscire dal centro. Il Pums e le stesse dichiarazioni amministrative però prevedono ampliamenti e nuovi parcheggi in centro: dal Serpentino sotto la Basilica fino al progetto in divenire di circa 90 posti interrati in piazza Diaz col nuovo albergo davanti al Comune solo per fare due esempi. La domanda ulteriore è semplice: queste auto da dove entreranno? Non sono proprio quell'ulteriore traffico che non abbiamo bisogno e che nell'aula di Ambientalmente non dovrebbe esserci? Non si può sostenere contemporaneamente l’eliminazione delle auto e la costruzione di nuovi stalli centrali. I residenti in più ancor prima che i commercianti sono penalizzati perché i parcheggi a loro riservati, quelli gialli, ora sono stati eliminati mettendoli in competizione con turisti e utenti occasionali.
Senza alternative reali non si può punire l’automobilista. Tantopiù solo per fare cassa: oltre 500.000€ in più dell'anno presente sono i soldi presi dalle loro tasche. La sostenibilità non si impone per comunicati stampa. Funziona solo se esistono alternative credibili. E siccome non possono essere i monopattini ma il trasporto pubblico urbano, e oggi, questo, è oggettivamente precario, la realtà è giudice. Bisogna più che nuovi e.bus maggiori corse, estensione degli orari, nuove e diverse tratte, puntualità, convenienza economica, maggiore attrattività.
La mobilità sostenibile o è collettiva e organizzata, oppure resta uno slogan sui muri coi manifesti per quelli che ci cascheranno. Le piste ciclabili tracciate solo ora, sono precarie e con poco utilizzate, ma soprattutto non sono accompagnate da infrastrutture di supporto: semafori dedicati, velostazioni, rastrelliere diffuse, parcheggi ridisegnati, intermodalità con i bus. Manca un sistema, non una riga di vernice sull’asfalto.
A questo si aggiungono nella mobilità e traffico controlli insufficienti, assenza di navette di collegamento strutturate, nessuna vera convenzione con i parcheggi privati a uso pubblico. Anche la gestione digitale del carico e scarico viene evocata oggi, ma nei fatti mai attuata in sei anni di amministrazione, e anzi è bocciata proprio da loro.
La questione centrale è che nessuno nega che la congestione sia un problema. Ma non si risolve togliendo parcheggi senza offrire alternative efficaci. Non si può chiedere ai cittadini di lasciare l’auto se:
- il trasporto pubblico non è competitivo.
- i parcheggi di cintura non sono realmente connessi,
- i residenti non han tutele adeguate.
- i lavoratori sono penalizzati
- si promuove tutt'altro: car sharing e monopattini.
La sostenibilità non deve diventare una penalizzazione unilaterale degli automobilisti.
Prima (o almeno contemporaneamente) si costruiscono le alternative. Poi si chiede ai cittadini di cambiare abitudini. Altrimenti si rischia di trasformare un obiettivo condivisibile in un conto esoso da far pagare a residenti, commercianti e lavoratori.
Paolo Trezzi
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