Portò alla luce la 'Città di Barra', addio al dottor Lanfredo Castelletti
Chi lo ha conosciuto, avendo la possibilità di lavorare al suo fianco o di collaborare nelle attività che portava avanti in prima persona, lo ricorda come un maestro. Una persona indubbiamente preparata, come attestato anche dal suo curriculum, ma anche incredibilmente disponibile, capace di trasmettere a chiunque si approcciasse a lui quella sana curiosità che animava il suo spirito di studioso e divulgatore.

Si è spento ieri, 5 marzo, all'età di 83 anni, il dottor Lanfredo Castelletti. Nato a Lecco, ha radicato la sua lunga carriera sull'altra sponda del lago, assumendo nel 1980, dopo la Laurea in Scienze Naturali e un periodo da ricercato presso l'Università di Colonia, la direzione dei Musei Civici di Como, incarico, come quello di Capo Area del settore cultura di Palazzo Cernezzi, mantenuto poi fino alla pensione, nel 2009. A lui si deve, presso il Museo Archeologico Paolo Giovio, il Laboratorio di Archeobiologia, fondato nel 1983, attestazione di quanto il suo approccio fosse sì rigoroso ma anche innovatore, avviando in città un centro di ricerca pionieristico. Ma non solo. Il dottor Castelletti è stato anche, da docente, tra i fondatori del corso di laurea in Scienze dei Beni e delle attività culturali all’Università dell’Insubria nonché autore di svariate pubblicazioni.

Sul nostro territorio, poi, ha ricoperto, dal 2008 l'incarico di direttore del Museo Archeologico del Barro, portando avanti, al fianco del Presidente Federico Bonifacio, nuove campagne di scavi, dopo quelle che lo avevano già visto protagonista. "Ci ha lasciati un uomo di grande spessore al quale anche il Parco Regionale del Monte Barro deve molto, in particolare per le scoperte archeologiche da lui condotte, che sono diventate oggetto di studio di interesse internazionale" ricorda proprio quest'ultimo, riavvolgendo i nastri della memoria. "A lui e al prof. Giuseppe Panzeri (Presidente del Parco dal 1983 al 2008) si deve l’aver portato alla luce il più grande insediamento di epoca scoperto in Italia (V-VI sec.d.C.). Nel 1985 da un incontro casuale tra il prof. Panzeri e il dott. Castelletti, allora Direttore del Museo Archeologico “Giovio” di Como, che era in perlustrazione sul Barro con una scolaresca del Liceo Classico Manzoni di Lecco, nacque l’idea di un progetto ambizioso: scoprire la mitica Città di Barra. Nel 1986 sotto la direzione di Castelletti e del prof. Gianpietro Brogiolo, docente Universitario di Archeologia, si dette inizio agli scavi che si protrassero per ben 12 anni consecutivi. Furono portati alla luce, sulle pendici del Barro, i resti di ben 12 immobili tra i quali il famoso “Grande edificio” dove venne rinvenuta la “Corona pensile” divenuta poi emblema del Museo Archeologico (MAB). Inoltre, sul versante meridionale del monte, venne portato alla luce il muro di fortificazione, localmente detto muraio, con tre torri su altrettanti crinali".

"L’impegno del Dott. Castelletti - prosegue Bonifacio - non si esaurì qui ma continuò nella realizzazione del Museo Archeologico dove sono esposti più di 400 reperti rinvenuti durante gli scavi. E’ grazie al suo lavoro e alle sue intuizioni che ora i tanti visitatori e studiosi possono ammirare il Parco archeologico dei Piani di Barra, inserito in un contesto ambientale di notevole impatto paesaggistico e visitare, presso il vicino Eremo del Barro, il Museo Archeologico. Quando nel 2008 sono stato eletto presidente del Parco, Castelletti divenne direttore del Museo Archeologico del Barro e con lui portammo alla luce, con 4 campagne di scavo, un altro sito archeologico di grande interesse: la fortificazione di Monte Castelletto che domina Lecco e che le datazioni al C14 hanno individuato fasi di occupazione tra l’VIII e il XV sec.d.C. Questo in estrema sintesi ciò che il dott. Castelletti ha fatto sul Barro e che era doveroso ricordare; per questo il Parco e l’intero territorio lecchese gli sarà per sempre grato. Lo voglio ricordare non solo per la sua professionalità e le sue capacità comunicative ma anche per la sua grande umanità e semplicità. E’ stato un onore essergli stato vicino per molti anni".
I funerali del dottor Castelletti si terranno sabato 7 marzo alle 15, nella chiesa di Sant’Agata a Como.

Lanfredo Castelletti presiede alla documentazione fotografica dei reperti al Museo Archeologico del Barro
Si è spento ieri, 5 marzo, all'età di 83 anni, il dottor Lanfredo Castelletti. Nato a Lecco, ha radicato la sua lunga carriera sull'altra sponda del lago, assumendo nel 1980, dopo la Laurea in Scienze Naturali e un periodo da ricercato presso l'Università di Colonia, la direzione dei Musei Civici di Como, incarico, come quello di Capo Area del settore cultura di Palazzo Cernezzi, mantenuto poi fino alla pensione, nel 2009. A lui si deve, presso il Museo Archeologico Paolo Giovio, il Laboratorio di Archeobiologia, fondato nel 1983, attestazione di quanto il suo approccio fosse sì rigoroso ma anche innovatore, avviando in città un centro di ricerca pionieristico. Ma non solo. Il dottor Castelletti è stato anche, da docente, tra i fondatori del corso di laurea in Scienze dei Beni e delle attività culturali all’Università dell’Insubria nonché autore di svariate pubblicazioni.
Lanfredo Castelletti -secondo da sinistra - illustra le prime ricerche sul sito archeologico di Monte Castelletto
Sul nostro territorio, poi, ha ricoperto, dal 2008 l'incarico di direttore del Museo Archeologico del Barro, portando avanti, al fianco del Presidente Federico Bonifacio, nuove campagne di scavi, dopo quelle che lo avevano già visto protagonista. "Ci ha lasciati un uomo di grande spessore al quale anche il Parco Regionale del Monte Barro deve molto, in particolare per le scoperte archeologiche da lui condotte, che sono diventate oggetto di studio di interesse internazionale" ricorda proprio quest'ultimo, riavvolgendo i nastri della memoria. "A lui e al prof. Giuseppe Panzeri (Presidente del Parco dal 1983 al 2008) si deve l’aver portato alla luce il più grande insediamento di epoca scoperto in Italia (V-VI sec.d.C.). Nel 1985 da un incontro casuale tra il prof. Panzeri e il dott. Castelletti, allora Direttore del Museo Archeologico “Giovio” di Como, che era in perlustrazione sul Barro con una scolaresca del Liceo Classico Manzoni di Lecco, nacque l’idea di un progetto ambizioso: scoprire la mitica Città di Barra. Nel 1986 sotto la direzione di Castelletti e del prof. Gianpietro Brogiolo, docente Universitario di Archeologia, si dette inizio agli scavi che si protrassero per ben 12 anni consecutivi. Furono portati alla luce, sulle pendici del Barro, i resti di ben 12 immobili tra i quali il famoso “Grande edificio” dove venne rinvenuta la “Corona pensile” divenuta poi emblema del Museo Archeologico (MAB). Inoltre, sul versante meridionale del monte, venne portato alla luce il muro di fortificazione, localmente detto muraio, con tre torri su altrettanti crinali".

"L’impegno del Dott. Castelletti - prosegue Bonifacio - non si esaurì qui ma continuò nella realizzazione del Museo Archeologico dove sono esposti più di 400 reperti rinvenuti durante gli scavi. E’ grazie al suo lavoro e alle sue intuizioni che ora i tanti visitatori e studiosi possono ammirare il Parco archeologico dei Piani di Barra, inserito in un contesto ambientale di notevole impatto paesaggistico e visitare, presso il vicino Eremo del Barro, il Museo Archeologico. Quando nel 2008 sono stato eletto presidente del Parco, Castelletti divenne direttore del Museo Archeologico del Barro e con lui portammo alla luce, con 4 campagne di scavo, un altro sito archeologico di grande interesse: la fortificazione di Monte Castelletto che domina Lecco e che le datazioni al C14 hanno individuato fasi di occupazione tra l’VIII e il XV sec.d.C. Questo in estrema sintesi ciò che il dott. Castelletti ha fatto sul Barro e che era doveroso ricordare; per questo il Parco e l’intero territorio lecchese gli sarà per sempre grato. Lo voglio ricordare non solo per la sua professionalità e le sue capacità comunicative ma anche per la sua grande umanità e semplicità. E’ stato un onore essergli stato vicino per molti anni".
I funerali del dottor Castelletti si terranno sabato 7 marzo alle 15, nella chiesa di Sant’Agata a Como.




















