Il CSM non è un'estrazione del lotto
Articolo: Sul sorteggio dei Magistrati
Nel dibattito sulla riforma del Consiglio Superiore della Magistratura si parla molto di numeri, probabilità, sorteggi, percentuali. Ma da semplice cittadino, senza competenze tecniche o matematiche, la domanda che mi pongo è un’altra: è davvero questo il modo in cui vogliamo scegliere chi governa la magistratura italiana? Perché il CSM non è un gioco, e soprattutto non è un’estrazione del Lotto.
Il CSM è un organo costituzionale che decide su nomine, carriere, trasferimenti e sanzioni dei magistrati. È uno dei pilastri dell’equilibrio democratico. Per questo non basta dire che il sorteggio è “neutrale” o “oggettivo”: la neutralità non garantisce né competenza né responsabilità. Un’estrazione casuale non distingue tra chi ha esperienza e chi non l’ha mai avuta, tra chi ha gestito ruoli delicati e chi non ha mai affrontato decisioni complesse. La casualità non è un criterio istituzionale. Si sostiene che il sorteggio serva a superare le correnti.
Ma se quasi tutti i magistrati appartengono a una corrente, il sorteggio non elimina nulla: riproduce le stesse proporzioni. Le correnti grandi continueranno a essere forti, quelle piccole rischieranno di sparire. La matematica lo conferma, ma non serve essere matematici per capirlo: se in un sacchetto ci sono più biglie rosse che blu, è più probabile estrarre una biglia rossa. È semplice buon senso. Il punto però è ancora più delicato. Con il sorteggio non spariscono le correnti: sparisce il voto. E quando si elimina il voto, si elimina anche l’unico momento in cui le correnti devono presentarsi alla luce del sole, assumersi responsabilità, rispondere agli iscritti. Il loro peso non diminuisce: diventa solo meno visibile. E un potere che non si vede è un potere che non si controlla.
Affidare al caso la composizione del CSM significa introdurre una variabilità imprevedibile in un organo che dovrebbe essere stabile, equilibrato e autorevole. Significa accettare che un organo costituzionale possa essere sbilanciato non per scelta, ma per fortuna. Significa rinunciare a criteri trasparenti di selezione, sostituendoli con un meccanismo cieco. Come cittadino, non mi interessa che il CSM sia “statisticamente rappresentativo”. Mi interessa che sia composto da persone competenti, scelte con criteri chiari, verificabili e responsabili.
Il sorteggio non garantisce nulla di tutto questo. Toglie il voto, ma non toglie la politica. Toglie la trasparenza, ma non toglie le influenze. Toglie la scelta, ma non toglie il potere. Per questo, davanti a questa riforma, la domanda che mi pongo è semplice: possiamo davvero permetterci che uno dei cardini della nostra democrazia venga formato come se fosse un’estrazione del Lotto?
Nel dibattito sulla riforma del Consiglio Superiore della Magistratura si parla molto di numeri, probabilità, sorteggi, percentuali. Ma da semplice cittadino, senza competenze tecniche o matematiche, la domanda che mi pongo è un’altra: è davvero questo il modo in cui vogliamo scegliere chi governa la magistratura italiana? Perché il CSM non è un gioco, e soprattutto non è un’estrazione del Lotto.
Il CSM è un organo costituzionale che decide su nomine, carriere, trasferimenti e sanzioni dei magistrati. È uno dei pilastri dell’equilibrio democratico. Per questo non basta dire che il sorteggio è “neutrale” o “oggettivo”: la neutralità non garantisce né competenza né responsabilità. Un’estrazione casuale non distingue tra chi ha esperienza e chi non l’ha mai avuta, tra chi ha gestito ruoli delicati e chi non ha mai affrontato decisioni complesse. La casualità non è un criterio istituzionale. Si sostiene che il sorteggio serva a superare le correnti.
Ma se quasi tutti i magistrati appartengono a una corrente, il sorteggio non elimina nulla: riproduce le stesse proporzioni. Le correnti grandi continueranno a essere forti, quelle piccole rischieranno di sparire. La matematica lo conferma, ma non serve essere matematici per capirlo: se in un sacchetto ci sono più biglie rosse che blu, è più probabile estrarre una biglia rossa. È semplice buon senso. Il punto però è ancora più delicato. Con il sorteggio non spariscono le correnti: sparisce il voto. E quando si elimina il voto, si elimina anche l’unico momento in cui le correnti devono presentarsi alla luce del sole, assumersi responsabilità, rispondere agli iscritti. Il loro peso non diminuisce: diventa solo meno visibile. E un potere che non si vede è un potere che non si controlla.
Affidare al caso la composizione del CSM significa introdurre una variabilità imprevedibile in un organo che dovrebbe essere stabile, equilibrato e autorevole. Significa accettare che un organo costituzionale possa essere sbilanciato non per scelta, ma per fortuna. Significa rinunciare a criteri trasparenti di selezione, sostituendoli con un meccanismo cieco. Come cittadino, non mi interessa che il CSM sia “statisticamente rappresentativo”. Mi interessa che sia composto da persone competenti, scelte con criteri chiari, verificabili e responsabili.
Il sorteggio non garantisce nulla di tutto questo. Toglie il voto, ma non toglie la politica. Toglie la trasparenza, ma non toglie le influenze. Toglie la scelta, ma non toglie il potere. Per questo, davanti a questa riforma, la domanda che mi pongo è semplice: possiamo davvero permetterci che uno dei cardini della nostra democrazia venga formato come se fosse un’estrazione del Lotto?
Paolo A. Castagna





















