Garlate: paura e brutalità della guerra a spatolate nei quadri di Donata Bonanomi
Attraverso l'arte astratta ha voluto rappresentare le atrocità della guerra e le sue conseguenze: inaugurata sabato a Garlate, nella sala del portico del municipio, la mostra "Altri Paesaggi" dell'artista olginatese Donata Bonanomi.
Il “taglio del nastro” è stata introdotta dall'assessore alla cultura Diana Nava e curata dalla professoressa e critica d'arte Annalisa Sala. Quest’ultima ha raccontato la genesi dell’opera di Donata Bonanomi e del suo astrattismo: "Tra qualche periodo di interruzione e qualche periodo di continuità ha sempre trovato il modo di non tradire quella che lei ha sempre sentito come una chiamata, quella di sviluppare il talento di pittrice che la natura le ha dato".

Per capire l'origine della sua pittura bisogna concentrarsi sui termini "chiamata" e "ostinazione", ha spiegato Sala, poiché quando qualcosa dentro di noi ci chiama e ci chiede risposta insistentemente, non siamo noi a inseguire questo qualcosa, ma è lei a trovarci. Questa insistenza è proprio riferibile a questo tremito che si fa strada dentro di noi e ci dà modo di percorrere le loro strade.

"Questa mostra ci porta i dipinti di Donata degli ultimi anni, molti dei quali mai esposti. Donata è passata dal linguaggio figurativo a quello non figurativo, dal naturalismo all'astrazione. A questo proposito bisogna spostare lo sguardo dal pittore alla pittura: non è l'artista a disporre dell'arte a suo piacimento, ma è l'arte stessa che si manifesta".
Sala descrive il pittore come immerso nella lingua della pittura, come se fosse una corrente che lo conduce, nel momento in cui l'artista ci si abbandona. Per Donata la pittura è stata anche influenzata da fattori emotivi: le immagini della guerra degli ultimi anni hanno costituito per lei un fattore di forte cambiamento nella sua vita e nella sua arte. È come se questo turbamento l'avesse invasa, riversandosi nel gesto del dipingere, carico di tensione ed emotività.

"Viene anche naturale pensare che non potesse rappresentare direttamente la guerra, perché nel concetto di forma esiste anche il concetto di ordine, che nella guerra non compare. La spatola qui viene usata come se fosse un'arma, che ferisce la tela rispecchiando la ferita che Donata ha dentro". Senza l'ausilio delle forme sono i colori a dare un senso ai quadri: l'artista infatti usa molto il rosso del sangue e il nero della morte, in grado di rappresentare perfettamente la paura e la brutalità della guerra.
Il “taglio del nastro” è stata introdotta dall'assessore alla cultura Diana Nava e curata dalla professoressa e critica d'arte Annalisa Sala. Quest’ultima ha raccontato la genesi dell’opera di Donata Bonanomi e del suo astrattismo: "Tra qualche periodo di interruzione e qualche periodo di continuità ha sempre trovato il modo di non tradire quella che lei ha sempre sentito come una chiamata, quella di sviluppare il talento di pittrice che la natura le ha dato". 
Per capire l'origine della sua pittura bisogna concentrarsi sui termini "chiamata" e "ostinazione", ha spiegato Sala, poiché quando qualcosa dentro di noi ci chiama e ci chiede risposta insistentemente, non siamo noi a inseguire questo qualcosa, ma è lei a trovarci. Questa insistenza è proprio riferibile a questo tremito che si fa strada dentro di noi e ci dà modo di percorrere le loro strade.

"Questa mostra ci porta i dipinti di Donata degli ultimi anni, molti dei quali mai esposti. Donata è passata dal linguaggio figurativo a quello non figurativo, dal naturalismo all'astrazione. A questo proposito bisogna spostare lo sguardo dal pittore alla pittura: non è l'artista a disporre dell'arte a suo piacimento, ma è l'arte stessa che si manifesta".

"Viene anche naturale pensare che non potesse rappresentare direttamente la guerra, perché nel concetto di forma esiste anche il concetto di ordine, che nella guerra non compare. La spatola qui viene usata come se fosse un'arma, che ferisce la tela rispecchiando la ferita che Donata ha dentro". Senza l'ausilio delle forme sono i colori a dare un senso ai quadri: l'artista infatti usa molto il rosso del sangue e il nero della morte, in grado di rappresentare perfettamente la paura e la brutalità della guerra.
G.I.





















