Calolzio: armi e violenza per 'dominare' le ex Gescal, disarticolato l’entourage criminale di Baby Gang
Ancora guai con la giustizia per Zaccaria Mouhib, in arte Baby Gang, finito nuovamente in manette nell’ambito di un’operazione condotta dai Carabinieri del Comando provinciale di Lecco. All’alba di oggi i militari hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale cittadino nei confronti del trapper e di altre sei persone, mentre per altri due soggetti è stato disposto il divieto di dimora in provincia. Non è stato possibile eseguirne ulteriori tre per l'irreperibilità dei destinatari.

Secondo quanto emerso nel corso della conferenza stampa tenuta in mattinata alla presenza del procuratore capo Ezio Domenico Basso, affiancato dal colonnello Nicola Melidonis e dal colonnello Andrea Domenici – quest’ultimo già impegnato nella precedente fase dell’indagine – gli indagati farebbero parte di un sodalizio criminale strutturato e radicato sul territorio, attivo tra le province di Lecco, Milano e Como.
Le accuse, a vario titolo riguardano la detenzione, la ricettazione nonché il porto e la cessione illegale di armi, anche da guerra. E poi rapina, sequestro di persona e lesioni aggravate. A carico del solo Mouhib si aggiungono anche le contestazioni di maltrattamenti e lesioni nei confronti della compagna convivente.
L’indagine, coordinata dalla Procura di Lecco e condotta dai Carabinieri della Compagnia di Lecco, ha preso avvio nel febbraio 2025 dopo l’arresto di un cittadino macedone trovato in possesso di due pistole rubate, già utilizzate in precedenti episodi di sparatoria avvenuti a Milano tra il 2022 e il 2023. Armi che, secondo gli inquirenti, sarebbero riconducibili proprio al 24enne.
L’attività investigativa rappresenta inoltre la prosecuzione di un filone già noto, culminato l’11 settembre 2025 con l’arresto di sei persone, tra cui lo stesso Baby Gang, pizzicato con una pistola in un albergo milanese.

Gli accertamenti hanno permesso di delineare una rete organizzata di quelli che a tutti gli effetti sono ritenuti i fiancheggiatori del trapper: giovani tra i 20 e i 30 anni – italiani e marocchini - attivi soprattutto nell’area di Calolziocorte e nelle case Aler di corso Europa, considerato l’epicentro delle attività del gruppo. Proprio questa zona, secondo quanto emerso, sarebbe stata ribattezzata dagli stessi appartenenti al sodalizio con la sigla NPT (no parla tanto), arrivando persino a comparire su Google Maps, quasi a voler marchiare simbolicamente il territorio.

Parte degli arresti è stata eseguita proprio in questi contesti, mentre altri provvedimenti hanno riguardato soggetti residenti tra Lecco, Primaluna, Garlate, e poi ancora Como (Cabiate) e Milano (Abbiategrasso, Pioltello, Vermezzo con Zelo).

Secondo gli investigatori, il gruppo disponeva di diverse armi da fuoco – almeno tre già sequestrate – utilizzate non solo per attività illecite ma anche a scopo intimidatorio, in un contesto di concreta aggressività e di controllo del territorio. In questo quadro si inserirebbero episodi di rapina e sequestro messi in atto per allontanare soggetti ritenuti ''non graditi'' o potenziali ladri, in una logica di difesa di quello che veniva considerato il loro orticello.
Dalle indagini è emerso anche un ambiente ritenuto potenzialmente molto pericoloso: uno degli arrestati si sarebbe vantato del fatto che, durante un controllo delle forze dell’ordine, stava per estrarre una pistola. Le intercettazioni avrebbero inoltre restituito l'utilizzo di un linguaggio in codice e termini specifici utilizzati per indicare le armi.
A emergere con chiarezza è stato il ruolo centrale di Mouhib, ritenuto a tutti gli effetti il “regista” delle attività del gruppo: pur evitando di esporsi direttamente – anche in ragione della sorveglianza speciale cui era sottoposto – avrebbe delegato le azioni agli altri membri, mantenendo però una leadership evidente e un ruolo dominante, anche sotto il profilo carismatico.

Non solo: il trapper avrebbe dimostrato una totale noncuranza delle prescrizioni impostegli. Nonostante i divieti, infatti, sarebbe riuscito a recarsi all’estero, in particolare in Iraq – come documentato da alcuni video che lo ritraggono mentre si esercita nell’utilizzo di armi – e successivamente anche in Marocco.

Tra gli episodi più gravi contestati figura l’aggressione avvenuta il 15 giugno 2025 a Calolziocorte ai danni di alcuni cittadini rumeni. I tre – la cui unica ''colpa'' sarebbe stata quella di fare festa insieme in un bar di Corso Europa – avrebbe subito una violenta aggressione. Accerchiati, trascinati all’interno di un’area secondaria dell’edificio e brutalmente picchiati da Mouhib insieme ad altri cinque soggetti. La denuncia è stata formalizzata soltanto diverso tempo dopo i fatti, verosimilmente per timore di ritorsioni. Una delle vittime per altro, avrebbe rimediato ferite particolarmente gravi.
Nel corso delle perquisizioni delle scorse ore, a casa di uno degli arrestati sono stati rinvenuti hashish, cocaina e alcuni proiettili: per lui è scattato anche un ulteriore provvedimento legato ad una presunta attività di spaccio.
L’indagine ha inoltre fatto emergere un contesto particolarmente complesso per gli inquirenti. Il procuratore capo Ezio Domenico Basso ha sottolineato la forte componente di omertà e l’ostilità nei confronti dei Carabinieri, che hanno reso le attività investigative tutt’altro che semplici, a partire dalle difficoltà di accesso all’abitazione dell’artista.
“È stato individuato un sodalizio criminale molto radicato, duraturo nel tempo e ben organizzato”, ha evidenziato il procuratore nel corso della conferenza, lodando il lavoro svolto dall’Arma, definito “di alta qualità” e capace di portare a risultati “assolutamente di livello”.
Al momento dell’esecuzione del provvedimento, Mouhib si trovava in una comunità, dove stava scontando gli arresti domiciliari. Dopo il fermo è stato quindi trasferito in un carcere della regione.

A rendere il quadro a suo carico ancora più grave sono le accuse relative alla sfera privata: il trapper è infatti indagato anche per maltrattamenti nei confronti della compagna, una giovane italiana di 22 anni, che sarebbe stata vittima di ripetute violenze fisiche e psicologiche, culminate in un’aggressione che le ha provocato la frattura del setto nasale.

Baby Gang
Secondo quanto emerso nel corso della conferenza stampa tenuta in mattinata alla presenza del procuratore capo Ezio Domenico Basso, affiancato dal colonnello Nicola Melidonis e dal colonnello Andrea Domenici – quest’ultimo già impegnato nella precedente fase dell’indagine – gli indagati farebbero parte di un sodalizio criminale strutturato e radicato sul territorio, attivo tra le province di Lecco, Milano e Como.
Le accuse, a vario titolo riguardano la detenzione, la ricettazione nonché il porto e la cessione illegale di armi, anche da guerra. E poi rapina, sequestro di persona e lesioni aggravate. A carico del solo Mouhib si aggiungono anche le contestazioni di maltrattamenti e lesioni nei confronti della compagna convivente.
L’indagine, coordinata dalla Procura di Lecco e condotta dai Carabinieri della Compagnia di Lecco, ha preso avvio nel febbraio 2025 dopo l’arresto di un cittadino macedone trovato in possesso di due pistole rubate, già utilizzate in precedenti episodi di sparatoria avvenuti a Milano tra il 2022 e il 2023. Armi che, secondo gli inquirenti, sarebbero riconducibili proprio al 24enne.
L’attività investigativa rappresenta inoltre la prosecuzione di un filone già noto, culminato l’11 settembre 2025 con l’arresto di sei persone, tra cui lo stesso Baby Gang, pizzicato con una pistola in un albergo milanese.

Il colonnello Andrea Domenici, il procuratore Ezio Domenico Basso e il colonnello Nicola Melidonis
Gli accertamenti hanno permesso di delineare una rete organizzata di quelli che a tutti gli effetti sono ritenuti i fiancheggiatori del trapper: giovani tra i 20 e i 30 anni – italiani e marocchini - attivi soprattutto nell’area di Calolziocorte e nelle case Aler di corso Europa, considerato l’epicentro delle attività del gruppo. Proprio questa zona, secondo quanto emerso, sarebbe stata ribattezzata dagli stessi appartenenti al sodalizio con la sigla NPT (no parla tanto), arrivando persino a comparire su Google Maps, quasi a voler marchiare simbolicamente il territorio.

L'area delle ex Gescal di Calolziocorte vista col visore notturno dell'elicottero che questa mattina prima dell'alba ha ripetutamente sorvolato la zona mentre erano in corso gli arresti
Parte degli arresti è stata eseguita proprio in questi contesti, mentre altri provvedimenti hanno riguardato soggetti residenti tra Lecco, Primaluna, Garlate, e poi ancora Como (Cabiate) e Milano (Abbiategrasso, Pioltello, Vermezzo con Zelo).

Secondo gli investigatori, il gruppo disponeva di diverse armi da fuoco – almeno tre già sequestrate – utilizzate non solo per attività illecite ma anche a scopo intimidatorio, in un contesto di concreta aggressività e di controllo del territorio. In questo quadro si inserirebbero episodi di rapina e sequestro messi in atto per allontanare soggetti ritenuti ''non graditi'' o potenziali ladri, in una logica di difesa di quello che veniva considerato il loro orticello.
Dalle indagini è emerso anche un ambiente ritenuto potenzialmente molto pericoloso: uno degli arrestati si sarebbe vantato del fatto che, durante un controllo delle forze dell’ordine, stava per estrarre una pistola. Le intercettazioni avrebbero inoltre restituito l'utilizzo di un linguaggio in codice e termini specifici utilizzati per indicare le armi.
A emergere con chiarezza è stato il ruolo centrale di Mouhib, ritenuto a tutti gli effetti il “regista” delle attività del gruppo: pur evitando di esporsi direttamente – anche in ragione della sorveglianza speciale cui era sottoposto – avrebbe delegato le azioni agli altri membri, mantenendo però una leadership evidente e un ruolo dominante, anche sotto il profilo carismatico.

Non solo: il trapper avrebbe dimostrato una totale noncuranza delle prescrizioni impostegli. Nonostante i divieti, infatti, sarebbe riuscito a recarsi all’estero, in particolare in Iraq – come documentato da alcuni video che lo ritraggono mentre si esercita nell’utilizzo di armi – e successivamente anche in Marocco.

Tra gli episodi più gravi contestati figura l’aggressione avvenuta il 15 giugno 2025 a Calolziocorte ai danni di alcuni cittadini rumeni. I tre – la cui unica ''colpa'' sarebbe stata quella di fare festa insieme in un bar di Corso Europa – avrebbe subito una violenta aggressione. Accerchiati, trascinati all’interno di un’area secondaria dell’edificio e brutalmente picchiati da Mouhib insieme ad altri cinque soggetti. La denuncia è stata formalizzata soltanto diverso tempo dopo i fatti, verosimilmente per timore di ritorsioni. Una delle vittime per altro, avrebbe rimediato ferite particolarmente gravi.
Nel corso delle perquisizioni delle scorse ore, a casa di uno degli arrestati sono stati rinvenuti hashish, cocaina e alcuni proiettili: per lui è scattato anche un ulteriore provvedimento legato ad una presunta attività di spaccio.
L’indagine ha inoltre fatto emergere un contesto particolarmente complesso per gli inquirenti. Il procuratore capo Ezio Domenico Basso ha sottolineato la forte componente di omertà e l’ostilità nei confronti dei Carabinieri, che hanno reso le attività investigative tutt’altro che semplici, a partire dalle difficoltà di accesso all’abitazione dell’artista.
“È stato individuato un sodalizio criminale molto radicato, duraturo nel tempo e ben organizzato”, ha evidenziato il procuratore nel corso della conferenza, lodando il lavoro svolto dall’Arma, definito “di alta qualità” e capace di portare a risultati “assolutamente di livello”.
Al momento dell’esecuzione del provvedimento, Mouhib si trovava in una comunità, dove stava scontando gli arresti domiciliari. Dopo il fermo è stato quindi trasferito in un carcere della regione.

A rendere il quadro a suo carico ancora più grave sono le accuse relative alla sfera privata: il trapper è infatti indagato anche per maltrattamenti nei confronti della compagna, una giovane italiana di 22 anni, che sarebbe stata vittima di ripetute violenze fisiche e psicologiche, culminate in un’aggressione che le ha provocato la frattura del setto nasale.
G.C.




















