Calolzio: l'incredibile vicenda di tre operai sequestrati, picchiati e derubati solo per essersi fermati davanti a casa del trapper

La loro unica colpa? Quella di essersi fermati ad aspettare tre connazionali "rimasti indietro" fuori dall'uscio di casa di Baby Gang. Ha dell'incredibile quanto successo lo scorso 15 giugno a tre trasfertisti di origine romena, capitati a Calolziocorte per lavoro. I capi di incolpazione 9-10-11 e 12, dell'ordinanza di custodia cautelare firmata una manciata di giorni fa dal Gip del Tribunale di Lecco Gianluca Piantadosi ed eseguita ieri dai Carabinieri del Comando Provinciale di Lecco a carico del trapper e di altri soggetti ritenuti dagli inquirenti suoi "fiancheggiatori", condensano una vicenda apparentemente surreale.
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Rapina, lesioni (aggravate) e sequestro di persona i reati ipotizzati per quel che riguarda i marocchini, tutti residenti alle Gescal, Aymen Najim (classe 2000, senza fissa dimora ma domiciliato per l'appunto nel complesso popolare in via Di Vittorio), Walid Benchrifa (classe 1998), Mohamed Helal (classe 2005) e Ahmed Amar Bokhtache (classe 2004, nato a Lecco) nonché Aldo Tommaso Sirianni (calolziese, classe 2005), Ayoub Nour Eddine (classe 1996, senza fissa dimora) e Hamza Bourabiaa (classe 1996, di Giussano) oltre allo stesso Zacaria Mouhib, in arte Baby Gang, tacciato altresì di tentata violenza privata per provato – nella versione della Procura - a costringere, minacciandoli di morte, due dei romeni a non denunciare l'accaduto, non esitando però a pubblicare lui stesso sui social i video del violento pestaggio patito dai malcapitati. Filmati presto diventati virali sulle diverse piattaforme tante da arrivare all'occhio anche di parenti delle tre vittime, spingendole così a rivolgersi ai Carabinieri, anche a tutela del loro buon nome. 
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Alloggiati a Calolziocorte in quanto dipendenti di una società con una sede anche in città, i tre romeni, quella sera – stando al contenuto delle loro querele - erano usciti dall'appartamento condiviso con altri tre colleghi per festeggiare, tutti insieme, il compleanno di uno di loro. Mangiata una pizza si erano incamminati verso “casa”, percorrendo Corso Europa e precedendo i tre connazionali che invece si erano attardati per prelevare al bancomat. Per aspettarli si sarebbero fermati davanti a una abitazione, risultata essere quella di Baby Gang, venendo poi improvvisamente accerchiati e spinti in un vietta laterale per essere malmenati da un gruppo di oltre venti persone, non prima di essere stati apostrofati come ladri. 

“Cosa fate qua? Vuoi rubare a casa del ladro? Scemo, uno, due, tre, volete rubare a casa dei ladri? Non puoi rubare a casa del ladro, amico, stai zitto, a casa mia volevi rubare?”, le frasi attribuite al trapper, classe 2001, residente a Lecco ma di fatto domiciliato a Calolzio, non distante dalle case Aler dove è cresciuto. Espressioni “immortalate” nei filmati registrati dal 24enne stesso con il suo Iphone 13 Pro Max, poi posto in sequestro dagli inquirenti  nell'ambito dell'indagine, con le telecamere della zona isolate a ulteriore conferma della credibilità del racconto dei tre sequestrati, due dei quali – a loro dire – rimasti per un'ora in balia degli aggressori mentre il terzo, dopo averle a sua volta prese, parrebbe essere riuscito a scappare, rimanendo nascosto nell'androne di un condominio fino alle tre di notte. 
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Sottratti poi, ad una delle vittime, il bancomat, la tessera di cantiere ed un badge aziendale, al fine, di “identificarla” e tenerla in scacco per scongiurare quelle denunce che, alla fine, sono comunque arrivate.
A.M.
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