Scuola lecchese in Palestina: «Non carità, ma Resistenza». Il progetto del coordinamento Stop al genocidio
Il sostegno lecchese alla scuola palestinese non è un’iniziativa umanitaria come altre. Perché in Palestina non c’è una catastrofe umanitaria, ma è in corso un vero e proprio genocidio. È il messaggio lanciato dal Coordinamento lecchese “Stop al genocidio” che in una conferenza stampa, tenutasi ieri al circolo “Promessi sposi” di Germanedo, ha presentato le prossime iniziative e ha fatto il punto sul sostegno a quella che era una scuola-tenda e ora è un edificio in muratura. Si chiama “Lecco school” perché vive grazie ai contributi raccolti nel nostro territorio nell’ambito del progetto “Gaza chiama, Lecco risponde”.

E l’aspetto profondamente politico è stato sottolineato da Corrado Conti che ha definito il sostegno dei lecchesi un’adesione alla Resistenza palestinese, contro le ipocrisie del mondo occidentale, dell’Europa e dell’Italia e anche di molte aziende della nostra provincia che invece sono complici del genocidio armando Israele: «Il nostro non è solo spirito caritatevole.»

Il bilancio delle iniziative svolte dal coordinamento in questi oltre due anni di massacri a Gaza è stato presentato da Serena Colombo che ha ricordato le varie iniziative promosse in città e in provincia, alcune molto partecipate altre meno: «Ma il genocidio non è finito e continueremo a trovarci». Già per le prossime settimane sono state annunciati appuntamenti a Colico (11 aprile), Oggiono (8 maggio), Merate (23 maggio).

Per quanto riguarda quella che è stata battezzata “Lecco school”, nei mesi scorsi sono stati organizzati momenti conviviali e musicali, anche aste di quadri donati da artisti locali per raccogliere i fondi da destinare al progetto. Si è riusciti a racimolare un cifra non indifferente, ben oltre i centomila euro, un risultato significativo. Del denaro raccolto 108mila euro sono andati appunto alla “Lecco school”, altri 3.500 euro al progetto “Un’ambulanza per Gaza” e 2.000 euro sono stati destinate ad aiutare alcune delle famiglie palestinesi profughe in Italia, in particolare quelle ospitate nella vicina provincia di Bergamo «e che – la denuncia - sono state lasciate a sé stesse.». Un contributo di 750 euro, infine, è stato dato all’associazione “Venti di terra”.

La scuola “lecchese” è nata nel 2024 nella località palestinese di Neizurat su iniziativa di Mohammed Nassar. Si trattava di una delle diverse tende-scuola sorte tra le macerie di Gaza per continuare a dare un’istruzione ai bambini e a essere punto di riferimento per le famiglie. Nel mese di gennaio, tra l’altro, l’Officina Badoni ha ospitato una mostra in cui sono stati esposti molti dei disegni realizzati da bambini di quelle tende-scuola.

La situazione di Neisurat è stata descritta da Arianna Russo: la tenda-scuola è stata distrutta dalle piogge torrenziali di novembre, mentre i bombardamenti israeliani hanno colpito alcune case, uccidendone gli abitanti tra i quali anche bambini della scuola.

Di loro rimane il sorriso catturato da un video realizzato per illustrare il progetto della scuola. Ora, come detto, c’è un edificio in muratura con un bagno, due aule, un giardino e forse sarà realizzata anche una cucina per offrire un pasto agli alunni. Del resto, occorre fornire anche materiale scolastico, scarpe e vestiario, ma anche garantire l’elettricità e i rimborsi ai collaboratori.

«L’obiettivo – ha detto Russo – è di ampliarla. Il programma educativo è completo. Vi sono anche programmi di supporto psicologico, laboratori artistici e musicali, di giornalismo, teatrali e cinematografici, sul patrimonio culturale palestinese per preservarlo. E anche questo fa parte della Resistenza. Perché Lecco-school non è solo un luogo di istruzione, ma anche un atto di Resistenza. Chi insegna in quella scuola ci sta dando una lezione potente: anche nelle condizioni più estreme è possibile costruire, resistere e non arrendersi. Ma questo non basta: dobbiamo schierarci. Noi oggi possiamo scegliere se fare parte di questa Resistenza assieme a loro.»

La raccolta fondi continua, anche se per ragioni di sicurezza è stata cambiata la piattaforma. L’invito è quello di mettersi in contatto con il coordinamento “Stop al genocidio” attraverso i canali social.
E l’aspetto profondamente politico è stato sottolineato da Corrado Conti che ha definito il sostegno dei lecchesi un’adesione alla Resistenza palestinese, contro le ipocrisie del mondo occidentale, dell’Europa e dell’Italia e anche di molte aziende della nostra provincia che invece sono complici del genocidio armando Israele: «Il nostro non è solo spirito caritatevole.»
Il bilancio delle iniziative svolte dal coordinamento in questi oltre due anni di massacri a Gaza è stato presentato da Serena Colombo che ha ricordato le varie iniziative promosse in città e in provincia, alcune molto partecipate altre meno: «Ma il genocidio non è finito e continueremo a trovarci». Già per le prossime settimane sono state annunciati appuntamenti a Colico (11 aprile), Oggiono (8 maggio), Merate (23 maggio).
Per quanto riguarda quella che è stata battezzata “Lecco school”, nei mesi scorsi sono stati organizzati momenti conviviali e musicali, anche aste di quadri donati da artisti locali per raccogliere i fondi da destinare al progetto. Si è riusciti a racimolare un cifra non indifferente, ben oltre i centomila euro, un risultato significativo. Del denaro raccolto 108mila euro sono andati appunto alla “Lecco school”, altri 3.500 euro al progetto “Un’ambulanza per Gaza” e 2.000 euro sono stati destinate ad aiutare alcune delle famiglie palestinesi profughe in Italia, in particolare quelle ospitate nella vicina provincia di Bergamo «e che – la denuncia - sono state lasciate a sé stesse.». Un contributo di 750 euro, infine, è stato dato all’associazione “Venti di terra”.
La scuola “lecchese” è nata nel 2024 nella località palestinese di Neizurat su iniziativa di Mohammed Nassar. Si trattava di una delle diverse tende-scuola sorte tra le macerie di Gaza per continuare a dare un’istruzione ai bambini e a essere punto di riferimento per le famiglie. Nel mese di gennaio, tra l’altro, l’Officina Badoni ha ospitato una mostra in cui sono stati esposti molti dei disegni realizzati da bambini di quelle tende-scuola.
La situazione di Neisurat è stata descritta da Arianna Russo: la tenda-scuola è stata distrutta dalle piogge torrenziali di novembre, mentre i bombardamenti israeliani hanno colpito alcune case, uccidendone gli abitanti tra i quali anche bambini della scuola.
Di loro rimane il sorriso catturato da un video realizzato per illustrare il progetto della scuola. Ora, come detto, c’è un edificio in muratura con un bagno, due aule, un giardino e forse sarà realizzata anche una cucina per offrire un pasto agli alunni. Del resto, occorre fornire anche materiale scolastico, scarpe e vestiario, ma anche garantire l’elettricità e i rimborsi ai collaboratori.
«L’obiettivo – ha detto Russo – è di ampliarla. Il programma educativo è completo. Vi sono anche programmi di supporto psicologico, laboratori artistici e musicali, di giornalismo, teatrali e cinematografici, sul patrimonio culturale palestinese per preservarlo. E anche questo fa parte della Resistenza. Perché Lecco-school non è solo un luogo di istruzione, ma anche un atto di Resistenza. Chi insegna in quella scuola ci sta dando una lezione potente: anche nelle condizioni più estreme è possibile costruire, resistere e non arrendersi. Ma questo non basta: dobbiamo schierarci. Noi oggi possiamo scegliere se fare parte di questa Resistenza assieme a loro.»
La raccolta fondi continua, anche se per ragioni di sicurezza è stata cambiata la piattaforma. L’invito è quello di mettersi in contatto con il coordinamento “Stop al genocidio” attraverso i canali social.
D.C.




















