Garlate: 'Difendere Cuba è difendere noi stessi'

Garlate, nel pomeriggio di domenica, ha ospitato l’incontro "Contro il blocco a Cuba", con Giancarlo Bandinelli, Corrado Conti e Mauro Castelli. In sala, tra il pubblico, anche il sindaco Giuseppe Conti.
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L'iniziativa è stata introdotta dal brano "Guantanamera" e da una lettera di una donna cubana al mondo, per denunciare il crimine "che nessuno vuole vedere": 
"All'umanità intera, alle madri del mondo, ai medici senza frontiere, ai giornalisti con dignità, ai governi che credono ancora nella giustizia. Il mio nome è come quello di milioni di altre persone. Non ho cognomi famosi né cariche importanti. Sono una cubana comune. Una figlia, una sorella, una patriota. E scrivo questo con l'anima straziata e le mani tremanti, perché quello che oggi vive il mio popolo non è una crisi. E' un omicidio lento, calcolato, freddamente eseguito da Washington. E il mondo guarda dall'altra parte. 
DENUNCIA PER I MIEI NONNI: Denuncio che a Cuba ci sono anziani che muoiono prematuramente perché il blocco impedisce l'arrivo di farmaci per il cuore, la pressione e il diabete. Non è una questione di mancanza di risorse. E' un divieto deliberato. Le aziende che vogliono vendere a Cuba vengono multate, perseguitate, minacciate. I loro governi tacciono. E nel frattempo, un uomo cubano stringe il petto e aspetta. La morte non avvisa. Il blocco sì.
DENUNCIA PER I MIEI BAMBINI: Denuncio che a cuba ci sono incubatrici che hanno dovuto essere spente per mancanza di carburante. Che ci sono neonati che lottano per la vita mentre il governo degli Stati Uniti decide quali paesi possono venderci il petrolio e quali no. Che ci sono madri cubane che hanno visto mettere in pericolo la vita dei loro figli perché un ordine firmato in un ufficio a Washington vale più del pianto di un bambino a 90 miglia dalle sue coste. Dov'è la comunità internazionale? Dove sono le organizzazioni che difendono tanto l'infanzia? O forse i bambini cubani non meritano di vivere?
DENUNCIA PER LA FAME INTENZIONALE: Denuncio che il blocco è fame programmata. Non è che manchi il cibo perché sì. E' che ci impediscono di comprarlo. E' che le navi con i generi alimentari vengono perseguitate. E' che le transazioni bancarie vengono bloccate. E' che le aziende che ci vendono cereali, pollo, latte vengono sanzionate. La fame a Cuba non è un incidente. E' una politica di Stato del governo degli Stati Uniti, affinata nel corso di 60anni, aggiornata da ogni amministrazione, inasprita da Donald Trump e attuata con ferocia da Marco Rubio. Loro la chiamano "pressione economica". lo la chiamo terrorismo della fame.
DENUNCIA DEI MIEI MEDICI: Denuncio che i nostri medici, gli stessi che hanno salvato vite umane durante la pandemia mentre il mondo intero crollava, oggi non hanno siringhe, né anestesia, né apparecchiature a raggi X. Non perché non sappiano produrli. Non perché non abbiano talento. Ma perché il blocco ci impedisce di accedere alle forniture, ai ricambi, alla tecnologia. I nostri scienziati hanno creato cinque vaccini contro il COVID-19. Cinque. Senza l'aiuto di nessuno. Contro venti e maree. Contro il blocco e le menzogne. Eppure, l'impero ci punisce per averli realizzati.
AL MONDO DICO: Cuba non chiede l'elemosina. Cuba non chiede soldati. Cuba non chiede che ci amiate. Cuba chiede giustizia. Niente di più. Niente di meno.
Vi chiedo di smettere di normalizzare la sofferenza del mio popolo. Vi chiedo di chiamare il blocco con it suo nome: CRIMINE CONTRO L'UMANITA': Vi chiedo di non lasciarvi ingannare dalla favola dl "dialogo" e della "democrazia" mentre ci strangolano. Non vogliamo carità. Vogliamo che ci lascino vivere
Ai governi complici che tacciono: la storia vi presenterà il conto. Ai media che mentono: la verità trova sempre una via d'uscita. Ai carnefici che firmano sanzioni: il popolo cubano non dimentica e non perdona. A coloro che hanno ancora umanità nel cuore: guardate Cuba. Guardate cosa le stanno facendo. E chiedetevi: da quale parte della storia voglio stare? Da questa piccola isola, con un popolo gigante, una cubana comune si rifiuta di arrendersi".
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Nel proprio intervento, Corrado Conti ha spiegato: "Cuba è stata per anni al fianco del popolo palestinese, pur subendo i crimini dell'imperialismo americano. E la cosa peggiore è che noi ci siamo abituati a questa situazione, proprio come ci stiamo abituando al genocidio palestinese, che stiamo piano piano dimenticando. Gli Stati Uniti vogliono cancellare tutto quello che rappresenta lo stato cubano e quello che ha realizzato negli ultimi sessant'anni, in particolare nell'ambito dell'istruzione e della sanità pubblica". 
L’attivista ha proseguito elencando alcuni dati sulle migliorie effettuate dallo stato cubano sui servizi pubblici, che per gli Stati Uniti rappresentano l'opposto rispetto al loro modello politico, e di conseguenza vengono visti come una minaccia: "L'attacco di Cuba è un attacco contro tutti noi. Dobbiamo agire passando dalla retorica all'azione" ha concluso. 
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Giancarlo Bandinelli ha poi presentato un contributo di Moni Ovadia. "Non basta tutto quello che Cuba ha sofferto, adesso Trump si è messo in testa di rovesciare il governo cubano e il suo modello di vita. Il fatto stesso che abbiano dichiarato di volerlo fare deve mobilitare tutti gli uomini per bene di questo mondo. Non è più una questione di orientamento politico, tutti noi dobbiamo porci al fianco di Cuba, per non sottoporci alla prepotenza di alcuni governi". 
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Infine, Mauro Castelli, partecipante all’European Convoy for Cuba, appena tornato dalla missione, ha parlato della sua recente esperienza. "Non si tratta di un genocidio come quello palestinese, ma ci siamo vicini. Immaginiamo ospedali senza gasolio e senza corrente: la gente muore a causa di queste problematiche. I medici sono costretti a decidere chi operare e chi non operare: se l'operazione è troppo lunga e c'è il rischio che salti la luce, il paziente non viene operato; se sono necessari dei farmaci post-operazione e non ci sono, il paziente non viene operato. I bambini non possono andare a scuola perché i mezzi non ci sono, i pullman non funzionano". Con questi esempi Castelli ha descritto ciò che ha visto e che ha vissuto, sottolineando l'ingegno utilizzato dai cubani per creare degli spazi appositi a istruzione e lavoro. "Il prezzo medio della benzina è di 7€/L e lo stipendio medio di un metalmeccanico è di 14€ al mese". Castelli ha raccontato di tanti incontri, di tante persone, di tante voci e ai bambini preoccupati perché andava via la luce rispondeva: "La vedi la luce del sole? Trump quella luce non la sognerà mai, non potrà mai spegnerla". 
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Cuba ha bisogno solo di respirare, ha spiegato il relatore, non ha bisogno di pietà o di aiuto economico, ma semplicemente che si permetta all’isola di vivere. La vita stessa è ridotta: ogni abitante ha diritto solo a una certa quantità di denaro al giorno, poiché manca la valuta; il turismo è limitato e quasi inesistente, anche a causa della mancanza di benzina e trasporti; i prelievi sono limitati, così come le risorse alimentari. "Difendere Cuba è difendere noi stessi, perché se permettiamo che quello che è successo a Cuba accada a qualcun altro, non abbiamo speranza di andare avanti".
G.I.
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