Lecco: i pionieri del CAI in mostra alla Torre Viscontea

Una piccola mostra, essenziale, quella inaugurata ieri alla Torre Viscontea dalla sezione lecchese del Cai, sulla scia ancora delle celebrazioni per i 150 anni dalla fondazione – festeggiati due anni fa – e che è soprattutto una vetrina per il libro realizzato in occasione dell’anniversario e che si è concentrato sui primi 50 anni dell’associazione: un’opera collettiva firmata da Alberto Benini, Pietro Corti e Sergio Poli per i testi, Mauro Lanfranchi per le fotografie e Raffaele Negri per i disegni.
libriresinelli__1_.jpg (41 KB)La copertina del libro
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Presenti anche Lanfranchi e Negri, a inaugurare la mostra sono stati due degli autori, Benini e Corti, con l’attuale presidente del Cai lecchese Paola Frigerio, l’ex presidente Adriana Baruffini, in carica quando è stato celebrato il centocinquantesimo, e la consulente dei musei civici Barbara Cattaneo.
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Nel suo intervento introduttivo, Cattaneo, oltre a spiegare la genesi della mostra, ha sottolineato il grande lavoro di archivio effettuato per la realizzazione del libro, ricordando anche la figura di Maria Rosa Frigerio, conosciuta dai lecchesi per la sua lunga attività alla biblioteca civica “Pozzoli” e che ha dedicato gli ultimi anni della sua vita proprio a riordinare l’archivio del Cai lecchese.
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La presidente Frigerio ha spiegato come, due anni dopo la pubblicazione del libro (“In cammino con i pionieri”) sia venuta «l’idea di far volare qualche pagina di questo volume, le pagine più significative e di mostrarle così a tutti.»
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«È giusto riproporre quella pagine – ha aggiunto Baruffini - pagine sparpagliate che ripercorrono il libro che a sua volta non è un trattato di storia, ma una sequenza di spunti, di ricordi dei fondatori: Antonio Stoppani, Giovanni Pozzi, Mario Cermenati, Giuseppe Ongania, ma anche altri che in quei primi cinquant’anni si sono dati da fare e hanno contribuito a creare quel movimento di tensione verso la montagna. Ma perché proprio i primi cinquant’anni? Certo, ci si poteva riallacciare ai libri pubblicati per i cento e i 120 anni e raccontare quello che rimaneva. Ma quelli che sembravano i meno studiati della vita del Cai lecchese erano proprio i primi cinquant’anni che sono poi quelli che hanno gettato le fondamenta per il futuro della sezione».
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«Nei pannelli – ha continuato l’ex presidente – sono riprodotte alcune pagine significative del libro: si parla di gite sociali, di memorie personali, di eventi comune il Congresso geologico del 1911. Nelle teche vi sono invece alcuni documenti relativi a quello stesso periodo.»
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Pietro Corti è partito dal disegno di Raffaele Negri scelto per la copertina del libro, quello scorcio del Resegone, anzi del Monte Serrada, sotto una luce particolare. Ricordando come alcune delle 14 cime del Resegone siano proprio intitolate ai pionieri. Cermenati, Pozzo, Stoppani, manca Ongania… I pionieri dell’alpinismo lecchese, prima di Cassin, Bonatti e Mauri: si sono inventati un modo di andare in montagna che allora non c’era.
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Corti si è poi soffermato sul lavoro di ricerca: «Per alcuni c’era molto materiale, come Cermenati e Stoppani. Ma per Pozzi e soprattutto per Ongania è stato più difficile. Erano tutti personaggi di alto livello, di mentalità aperta e progressista per l’epoca. E’ un libro bello da sfogliare, ma soprattutto da leggere, con tante curiosità che ci fanno scoprire come quei pionieri fossero anche persone divertenti…»
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Infine Benini, dopo aver rilevato come degli ultimi anni dell’alpinismo molto sia stato scritto ed era perciò doveroso indagare su quel periodo dimenticato della storia del Cai lecchese: «Abbiamo lasciato parlare loro, i protagonisti. Perché volevamo un libro leggero. L’idea era quella di dare spunti per conoscere personaggi che sono stati importanti.»
La mostra rientra nel programma di “Monti sorgenti”, l’ormai consueta rassegna annuale promossa dal Cai e resterà aperta fino al 17 maggio (orari: giovedì dalle 10 alle 13; venerdì e sabato dalle 14 alle 18; domenica dalle 10 alle 18). Ingresso libero.
D.C.
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