Lecco: conservazione e innovazione. Ecco “il museo che verrà”

Non un museo a sé stante, ma un’ideale continuazione di quello manzoniano allestito al piano terreno. Presentate ieri a Villa Manzoni le linee guida di quello che è stato definito il “museo che verrà” e cioè quello della lingua italiana. Ma anche dei linguaggi e della comunicazione come aveva anticipato l’assessore alla cultura Simona Piazza in occasione della presentazione dei lavori realizzati per la riapertura della villa di don Lisander al Caleotto. Dopo gli interventi di restauro, il museo manzoniano ha riaperto i battenti all’inizio di questo mese mantenendo l’allestimento ideato nel 2019.
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Le attese, ora, sono sulla nuova esposizione che sarà ospitato al primo piano dello stabile, secondo le linee guida messe a punto da un comitato scientifico presieduto da Carlo Ossola e composto anche da Massimo Bray, Massimo Osanna, Gianluigi Daccò, Mauro Rossetto e il celebre studio di architettura milanese “Mario Cucinella Architets”, con il coordinamento di Giuseppina Di Gangi.
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Linee guida che, accennate già in diverse occasioni nelle scorse settimane sono appunto state presentate pubblicamente ieri nell’ambito del mese di iniziative per festeggiare la riapertura di Villa Manzoni.
Punto fermo, lo stretto legame che dovrà esserci tra la raccolta manzoniana e il museo della lingua che potrà svilupparsi anche seguendo le tracce dello stesso Manzoni.
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Il direttore dei musei Mauro Rossetto ha sottolineato la necessità di un rapporto tra il museo manzoniano e il territorio: Villa Manzoni dovrà dare ai visitatori gli strumenti per “leggere” i luoghi lecchesi «superando la tradizione folkloristica che delude perché povera di contenuti».
Ma, soprattutto, il nuovo museo dovrà essere una sorta di fucina, dovrà avere molti spazi per laboratori e seminari, oltre a ricorrere a installazioni multimediali soprattutto per avvicinare le fasce giovanili.
Il museo è visitato per il 30% da studenti gita scolastica e per il 70% da un pubblico adulto: «È un bene – ha detto Rossetto – perché quando entrai nei musei le percentuali erano ribaltate. Però, quel 70% di visitatori non studenti è costituito da persone molto sopra i 40 anni d’età. Mancano dunque i giovani tra i 20 e 40 anni. Ecco dunque la necessità di individuare nuove forme per attirarli.»
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L’architetto Giovanni Trogu dello studio Cucinella ha prefigurato l’utilizzo degli spazi e ha indicato nelle opere manzoniane, quelle teatrali ma anche gli Inni sacri e civili, il mezzo per creare il legame tra i due piani della villa e le due differenti esposizioni, unendo quindi elementi apparentemente dissociati grazie alle sinergie tra curatela e allestimento. Ha ipotizzato poi l’utilizzo di quasi la metà del secondo piano per una grande area destinata all’attività culturale rivolta a bambini, studenti e ricercatori, ha previsto il riutilizzo delle cantine, la valorizzazione del giardino che diventerebbe “giardino letterario” con caffetteria, libreria, sperando che in futuro possa anche esser aperto alla frequentazione come un qualsiasi parco pubblico così da creare un rapporto maggiore tra cittadini e museo.
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In quanto al legame con il territorio, secondo Trogu, il visitatore potrà essere accompagnato sui luoghi cittadini per mezzo di un’app e di installazioni sui singoli luoghi. Per un ulteriore sviluppo si confida anche su un collegamento con la Casa Manzoni di Milano e il Museo della lingua italiana di Firenze.
«Villa Manzoni – ha concluso l’architetto – dovrà diventare un luogo da vivere per l’intera città che potrà a sua volta intervenire e suggerire innovazioni. Così che sarà possibile cambiare installazioni e allestimento secondo le indicazioni che arriveranno dai visitatori. Un museo dunque che non sia statico e fisso.»
«Il visitatore – ha quindi aggiunto la dirigente comunale del settore cultura Giuseppina Di Gangi – così non sarà più passivo, ma avrà un ruolo attivo, potrà aggiungere le proprie esperienze e contribuire a cambiare il museo.»
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Infine, Carlo Ossola, ha sottolineato le potenzialità di Villa Manzoni: «Dei tre luoghi manzoniani istituzionali. Questo ha una vocazione particolare: non è condizionata da usi precedenti. Degli altri due, uno – la villa di Brusuglio – è di proprietà privata e pertanto nulla si può fare, mentre la Casa Manzoni di Milano è ricca di materiale ma non ha quel “dentro e fuori” della villa lecchese, con il giardino e le due corti che potranno essere utilizzati per rappresentazioni teatrali.»
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A proposito del museo della lingua, Ossola ha parlato di contraddizione: «Come si può fare un museo della lingua, quando la lingua è viva e si evolve. Lo si può fare per una lingua morta. Ecco che allora il museo dovrà essere aperto a chi quella lingua la pratica. Conservazione e innovazione, dunque.»
D.C.
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