Ora è ufficiale: i resti trovati a Presallo sono di Osvaldo Lanfredini, scomparso nel 2020 da Crandola
Era scomparso nel nulla nel giorno di Sant'Antonio del 2020, poco prima che l'Italia intera si fermasse per la pandemia, con la nota di ricerca diramata poi, ufficialmente, dalla Prefettura, a metà febbraio, quando ormai erano almeno venti giorni che nessuno lo vedeva e sentiva.
A distanza di oltre sei anni, è stata ufficializzata la morte di Osvaldo Lanfredini, classe 1969, originario di Vegno, residente in un alloggio di proprietà comunale a Crandola Valsassina. La conferma arriva proprio da Matteo Manzoni, sindaco del paese: i resti trovati il 31 marzo 2025 all'interno dei ruderi di località Presallo sono proprio quelli dell'operaio, amante delle camminate in montagna e fungiatt esperto, scomparso nel nulla da un giorno con l'altro, senza congedarsi né dalle due sorelle e dal fratello che vivono fuori territorio né dagli amici di sempre.

Alla macabra scoperta, nei boschi di Vendrogno, l'ex comune ora “assorbito” da Bellano dopo la fusione per incorporazione che ha portato il borgo di Andrea Vitali a estendersi verso la Valle, lo scorso anno si era arrivati per caso, con il corpo rimasto per lungo tempo esposto agli agenti atmosferici e dunque in uno stato di decomposizione tale da rendere necessari esami di laboratorio per arrivare alla compiuta identificazione. Riscontri genetici, quelli affidati dalla Procura per giungere a collegare la sparizione di Lanfredini con il ritrovamento di Presallo, che hanno portato, a distanza di oltre 12 mesi, ad accertare l'effettivo "match".
Restano ora da disbrigare le formalità burocratiche, per poter poi dare degna sepoltura al valsassinese, descritto dagli amici come una persona socievole, soprattutto con i bambini che adorava e con cui giocava spesso al campetto di Crandola, sempre pronto a dare una mano alla Pro Loco per la festa al Larice Bruciato e per la patronale di San Giovanni a Vegno.
"Conoscendolo, non era un uomo che gradiva cerimonie ma senz'altro gli tributeremo un ultimo saluto, senza organizzare nulla di eclatante" fa sapere Manzoni, ancora in attesa di poter procedere in tal senso, dopo aver a lungo sperato che i resti trovati nel casolare diroccato non fossero quelli del concittadino.


Alla macabra scoperta, nei boschi di Vendrogno, l'ex comune ora “assorbito” da Bellano dopo la fusione per incorporazione che ha portato il borgo di Andrea Vitali a estendersi verso la Valle, lo scorso anno si era arrivati per caso, con il corpo rimasto per lungo tempo esposto agli agenti atmosferici e dunque in uno stato di decomposizione tale da rendere necessari esami di laboratorio per arrivare alla compiuta identificazione. Riscontri genetici, quelli affidati dalla Procura per giungere a collegare la sparizione di Lanfredini con il ritrovamento di Presallo, che hanno portato, a distanza di oltre 12 mesi, ad accertare l'effettivo "match".
Restano ora da disbrigare le formalità burocratiche, per poter poi dare degna sepoltura al valsassinese, descritto dagli amici come una persona socievole, soprattutto con i bambini che adorava e con cui giocava spesso al campetto di Crandola, sempre pronto a dare una mano alla Pro Loco per la festa al Larice Bruciato e per la patronale di San Giovanni a Vegno.
"Conoscendolo, non era un uomo che gradiva cerimonie ma senz'altro gli tributeremo un ultimo saluto, senza organizzare nulla di eclatante" fa sapere Manzoni, ancora in attesa di poter procedere in tal senso, dopo aver a lungo sperato che i resti trovati nel casolare diroccato non fossero quelli del concittadino.




















