Barlassina e il romanzo della vita. Con uno pseudonimo femminile
La presentazione del romanzo, “Vita in prestito”, era stata annunciata con un alone di mistero. L’autrice Lea Rubistiani in realtà non esisteva. Solo uno pseudonimo. Dietro il quale si nascondeva un «noto personaggio lecchese», come recitava la locandina, che si sarebbe appunto “svelato” durante l’incontro.

Il “noto personaggio” è Giuseppe Barlassina, di professione assicuratore, ancora in pista nonostante i 78 anni d’età («e 64 di contributi Inps» ha chiosato), ma negli anni Ottanta anche consigliere comunale per il Partito repubblicano e poi presidente dell’Anmil, l’associazione degli invalidi sul lavoro, per vent’anni: è sua l’iniziativa di installare la grande scultura di Pablo Atchugarry alla rotonda del Caleotto, quale monumento ai Caduti sul lavoro, inaugurato nel 2003 e per realizzare il quale aveva promosso una raccolta di fondi tra semplici cittadini e aziende.

L’appuntamento, promosso in collaborazione con la Biblioteca civica Pozzoli di Lecco, è stato ieri sera al ristorante-discoteca Orsa Maggiore di Pradello. Non casualmente: in gioventù, Barlassina ne fu un assiduo frequentatore e il locale ritorna più volte nel romanzo. Che è un’autobiografia: «Tutto vero», assicura. Comprese le varie storie d’amore. E, a quanto pare, anche di sesso.

La presentazione è stata aperta dalla direttrice della biblioteca Simona Sanna: «È un libro che chiede non solo di essere letto, ma anche ascoltato. C’è il coraggio di chi ha messo a nudo la propria vita senza omettere nulla. Ed è tutto vissuto nella nostra ciittà di Lecco che è come una mamma che accoglie ed è pronta anche a ricevere quando vi si ritorna.»

È poi intervenuta Grazia Meneghello dell’Auser, visto che il ricavato della vendita dei libri sarà destinato all’associazione sindacale che si occupa di assistenza agli anziani. Non solo: da parte sua, Barlassina raddoppierà di suo quanto raccolto. Meneghello ha presentato le varie iniziative dell’associazione, soffermandosi in particolare sul progetto di teleassistenza, con il quale gli anziani sono dotati di un orologio attraverso il quale vengono monitorati a distanza dalle 7,30 alle 18 e intervenire in caso di emergenza, fornendo così un appoggio alle persone che li assistono.

L’assessore alla cultura Simona Piazza ha quindi portato il saluto del Comune, definendo l’iniziativa di Barlassina «la bella esperienza di un cittadino che non ha abbandonato il suo spirito anche un po’ frizzante» così che la presentazione del suo libro diventa anche un momento di incontro per la città.

A condurre è stata Maristella Mellera che ha riassunto la trama del romanzo. Il cui protagonista è Nick, detto “Sfera di sole”, nato a Soresina in provincia di Cremona e poi venuto ad abitare a Lecco. Nick cresce sul lago tra sport, sfide e donne. Un giorno cade accidentalmente da una scala di tre metri, batte la testa e perde conoscenza per risvegliarsi giorni dopo all’ospedale di Lecco: «E in quel periodo tra la vita e il nulla rivive la sua vita.»

Da parte sua, Barlassina, ha raccontato d’aver cominciato a scrivere il romanzo nei giorni e nelle notti del covid e di dovere la pubblicazione (con le edizioni Albatros) all’interessamento di Guido Puccio. E la direttrice dalla biblioteca Sanna «ha risvegliato le mie velleità di scrittore». Ricordando quando venne ad abitare a Lecco nel 1961, frequentando la terza media: «Quell’anno, tutte le terze della scuola media erano state invitate a presentare un tema sull’Europa. Finì che il mio tema fu scelto per rappresentare Lecco a livello nazionale. Scrivevo di un’Europa come una grande nazione fatta di tante piccole nazioni. L’Europa è stata realizzata diversamente da come l’avevo immaginata io e come l’avevano immaginata altri. Ma esiste ed è già qualcosa.»

In quanto al romanzo, raccoglie «diversi aspetti della mia vita: è tutto vero, anche certi episodi un po’ così… E le ragazze che si incontravano fuori dalle fabbriche e ci si passava i bigliettini da un marciapiede all’altro.»
Ci fu il periodo militare: «Cercavano 220 piloti e selezionarono oltre seimila ragazzi degli istituti tecnici. Io ero al Badoni, arrivai dodicesimo e andai all’Accademia di Pozzuoli. Volavo su piccolo aereo, finché un giorno ci fu un incidente con un aviatore albanese. Allora l’Albania era controllata dai cinesi…» Ci fu una sorta di duello dei cieli e finì che l’aviatore albanese si schiantò contro una torre in Puglia e morì».

Fu il preside dell’istituto Badoni Antonino Cusolito «che mi convinse ad abbandonare il militare: mi aveva trovato un posto di lavoro in una fabbrica. Lavoravo di notte per poter studiare di giorni e laurearmi alla Cattolica. Lavorai in diverse fabbriche e poi mi misi a fare l’assicuratore: dieci anni all’Ina e poi alla Reale Mutua: questo è il 39° anno, con 64 di bollini all’Inps. È una bella cosa: sono ancora vivo e attivo.»

Sulla scelta dello pseudonimo – appunto Lea Rubistiani – Barlassina ha detto d’aver messo assieme sillabe che richiamano i nomi dei figli e di un nipote: «Ho scelto uno pseudonimo un po’ per timore e un po’ per sentirmi più libero. E poi il ruolo della donna è preminente nelle nostre vite; la donna, inoltre, può dire quello che vuole e va bene, se lo dice un uomo… le cose cambiano. Ho avuto una vita un po’ straordinaria e anche esagerata. E ringrazio il destino. Certo è che il mio non è un esempio da seguire. Però bisogna vivere ogni momento.»
Il “noto personaggio” è Giuseppe Barlassina, di professione assicuratore, ancora in pista nonostante i 78 anni d’età («e 64 di contributi Inps» ha chiosato), ma negli anni Ottanta anche consigliere comunale per il Partito repubblicano e poi presidente dell’Anmil, l’associazione degli invalidi sul lavoro, per vent’anni: è sua l’iniziativa di installare la grande scultura di Pablo Atchugarry alla rotonda del Caleotto, quale monumento ai Caduti sul lavoro, inaugurato nel 2003 e per realizzare il quale aveva promosso una raccolta di fondi tra semplici cittadini e aziende.
L’appuntamento, promosso in collaborazione con la Biblioteca civica Pozzoli di Lecco, è stato ieri sera al ristorante-discoteca Orsa Maggiore di Pradello. Non casualmente: in gioventù, Barlassina ne fu un assiduo frequentatore e il locale ritorna più volte nel romanzo. Che è un’autobiografia: «Tutto vero», assicura. Comprese le varie storie d’amore. E, a quanto pare, anche di sesso.
La presentazione è stata aperta dalla direttrice della biblioteca Simona Sanna: «È un libro che chiede non solo di essere letto, ma anche ascoltato. C’è il coraggio di chi ha messo a nudo la propria vita senza omettere nulla. Ed è tutto vissuto nella nostra ciittà di Lecco che è come una mamma che accoglie ed è pronta anche a ricevere quando vi si ritorna.»
È poi intervenuta Grazia Meneghello dell’Auser, visto che il ricavato della vendita dei libri sarà destinato all’associazione sindacale che si occupa di assistenza agli anziani. Non solo: da parte sua, Barlassina raddoppierà di suo quanto raccolto. Meneghello ha presentato le varie iniziative dell’associazione, soffermandosi in particolare sul progetto di teleassistenza, con il quale gli anziani sono dotati di un orologio attraverso il quale vengono monitorati a distanza dalle 7,30 alle 18 e intervenire in caso di emergenza, fornendo così un appoggio alle persone che li assistono.
L’assessore alla cultura Simona Piazza ha quindi portato il saluto del Comune, definendo l’iniziativa di Barlassina «la bella esperienza di un cittadino che non ha abbandonato il suo spirito anche un po’ frizzante» così che la presentazione del suo libro diventa anche un momento di incontro per la città.
A condurre è stata Maristella Mellera che ha riassunto la trama del romanzo. Il cui protagonista è Nick, detto “Sfera di sole”, nato a Soresina in provincia di Cremona e poi venuto ad abitare a Lecco. Nick cresce sul lago tra sport, sfide e donne. Un giorno cade accidentalmente da una scala di tre metri, batte la testa e perde conoscenza per risvegliarsi giorni dopo all’ospedale di Lecco: «E in quel periodo tra la vita e il nulla rivive la sua vita.»
Da parte sua, Barlassina, ha raccontato d’aver cominciato a scrivere il romanzo nei giorni e nelle notti del covid e di dovere la pubblicazione (con le edizioni Albatros) all’interessamento di Guido Puccio. E la direttrice dalla biblioteca Sanna «ha risvegliato le mie velleità di scrittore». Ricordando quando venne ad abitare a Lecco nel 1961, frequentando la terza media: «Quell’anno, tutte le terze della scuola media erano state invitate a presentare un tema sull’Europa. Finì che il mio tema fu scelto per rappresentare Lecco a livello nazionale. Scrivevo di un’Europa come una grande nazione fatta di tante piccole nazioni. L’Europa è stata realizzata diversamente da come l’avevo immaginata io e come l’avevano immaginata altri. Ma esiste ed è già qualcosa.»
In quanto al romanzo, raccoglie «diversi aspetti della mia vita: è tutto vero, anche certi episodi un po’ così… E le ragazze che si incontravano fuori dalle fabbriche e ci si passava i bigliettini da un marciapiede all’altro.»
Ci fu il periodo militare: «Cercavano 220 piloti e selezionarono oltre seimila ragazzi degli istituti tecnici. Io ero al Badoni, arrivai dodicesimo e andai all’Accademia di Pozzuoli. Volavo su piccolo aereo, finché un giorno ci fu un incidente con un aviatore albanese. Allora l’Albania era controllata dai cinesi…» Ci fu una sorta di duello dei cieli e finì che l’aviatore albanese si schiantò contro una torre in Puglia e morì».
Fu il preside dell’istituto Badoni Antonino Cusolito «che mi convinse ad abbandonare il militare: mi aveva trovato un posto di lavoro in una fabbrica. Lavoravo di notte per poter studiare di giorni e laurearmi alla Cattolica. Lavorai in diverse fabbriche e poi mi misi a fare l’assicuratore: dieci anni all’Ina e poi alla Reale Mutua: questo è il 39° anno, con 64 di bollini all’Inps. È una bella cosa: sono ancora vivo e attivo.»
Sulla scelta dello pseudonimo – appunto Lea Rubistiani – Barlassina ha detto d’aver messo assieme sillabe che richiamano i nomi dei figli e di un nipote: «Ho scelto uno pseudonimo un po’ per timore e un po’ per sentirmi più libero. E poi il ruolo della donna è preminente nelle nostre vite; la donna, inoltre, può dire quello che vuole e va bene, se lo dice un uomo… le cose cambiano. Ho avuto una vita un po’ straordinaria e anche esagerata. E ringrazio il destino. Certo è che il mio non è un esempio da seguire. Però bisogna vivere ogni momento.»
D.C.





















