PAROLE CHE PARLANO/280

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Tracotanza: l’orgoglio che sfida gli dèi

 Ci sono parole che portano in sé un’eco di eccesso e di limite superato: tracotanza è una di queste. Evoca immediatamente un senso di superiorità ostentata, di superbia, di arroganza, di presunzione che non si limita a lodare se stessi, ma che calpesta e denigra gli altri. 

Il termine deriva dal provenzale tracotar o dal latino volgare tracotantia, unione di trans- (oltre) e cogitare (pensare). Chi è tracotante, quindi, è qualcuno che "pensa oltre": ha un'opinione di sé che va oltre ogni misura, un pensiero che ha perso il contatto con la realtà e con i propri limiti. 

Il mondo greco ci offre il gemello spirituale della tracotanza: la hybris. Per gli antichi Greci, la hybris non era una semplice maleducazione, ma una colpa gravissima: l’atto di sfidare l’ordine divino e le leggi naturali.

Ci sono esempi celebri nei miti: Edipo, che confida fino all’eccesso nella forza dell’intelletto e tenta di sottrarsi al destino; Agamennone, che al ritorno da Troia, persuaso dalla moglie Clitennestra, accetta di camminare sui tappeti sacri color porpora, comportandosi come un dio e non come un uomo; e Niobe, che si vanta della propria prole fino a sfidare gli dèi, perdendo poi tutto.

In tutti questi casi, alla hybris segue sempre la Nemesi: la punizione divina che ristabilisce l’equilibrio distruggendo chi ha osato oltre misura. 

Il cuore della tracotanza cristiana è il voler dimenticare di essere "creature". L'uomo tracotante agisce come se fosse il principio e la fine di se stesso, negando la propria dipendenza da Dio. È il peccato di Lucifero e di Adamo ed Eva: il desiderio di farsi come Dio, definendo autonomamente ciò che è bene e ciò che è male. 

Oggi la tracotanza ha cambiato palcoscenico, ma non sostanza. Basti pensare a molti politici e leader mondiali che troppo spesso ignorano le regole comuni, convinti di essere "intoccabili" e superiori; o ai “coraggiosi” personaggi che compaiono spesso sui social media, dove l'anonimato spinge a umiliare il prossimo per affermare la propria superiorità. Sono la versione moderna del camminare sui tappeti rossi: un'illusione di onnipotenza che spesso precede una rovinosa caduta d'immagine. 

La storia della tracotanza è un monito che risuona da millenni: chi ignora i propri limiti finisce per esserne travolto. Il miglior antidoto resta l'umiltà che non, a caso, deriva da humus, terra: l'umile è chi resta con i piedi ben piantati al suolo, consapevole, come Socrate, che la vera saggezza inizia ammettendo la propria ignoranza e i propri limiti.

Rubrica a cura di Dino Ticli
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