Calolzio: ci sarà una pietra d'inciampo per il dottor Zannini. Targa per i deportati dalla Valle San Martino
Anche a Calolziocorte sarà posata una pietra d'inciampo per ricordare, tramite una targhetta d'ottone della dimensione di un sampietrino, una vittima del nazifascismo. Nel dettaglio l'iter è stato avviato per perpetuare, dinnanzi all'uscio di quello che fu il suo ambulatorio, la memoria del dottor Oscar Zannini, classe 1906, originario di Castellanza ma divenuto calolziese dopo le nozze con Elena Giauna Bernardo.

"Arruolato come ufficiale medico e inviato sul fronte Jugoslavo, venne congedato nel 1941 a seguito della nascita del quarto figlio. Entrò nella Resistenza con il gruppo che faceva capo a Don Achille Bolis; si occupò di organizzare i militari sbandati e i giovani renitenti, in collegamento con i primi gruppi partigiani e con il CLN di Bergamo. Venne arrestato la notte del 22 febbraio 1944, interrogato presso la Casa del Fascio di Bergamo e quindi rinchiuso a San Vittore fino al 27 aprile, quando venne trasferito nel campo di Fossoli. Lì svolse l'incarico di responsabile sanitario finché, attorno al 21 luglio, venne trasferito al campo di Gries (Bolzano) e da lì a Mauthausen, dove giunse il 7 agosto 1944, per essere poi spostato a Gusen. La deportazione di Oscar Zannini fu particolarmente tribolata: dopo Gusen venne ancora trasferito a Flossemburg, poi presso la fabbrica d'armi annessa al campo di Mittelbau ed infine a Buchenwald. Qui fu mandato al lavoro coatto presso l'ex kommando di Dora (diventato lager autonomo) dove mortì il 15 febbraio 1945".

Così è scritto sul cartello inaugurato questa mattina in Largo Garibaldi in omaggio ai Deportati della Valle San Martino. Una targa che, oltre al dottor Zannini, ricorda anche Ernesto Cattaneo, mugnaio originario di Olgiate Molgora, fornitore di farina per i partigiani; Giovanni Ripamonti, calchese che si unì al gruppo di antifascisti formatosi a Calolzio attorno al medico condotto e all'arciprete; Giovanni Rosa, membro attivo della Resistenza, arrestato con il padre Giuseppe, imprenditore e già podestà. Tutti e quattro passati per Fossoli per poi trovare la morte nel sottocampo di Gusen. Riportati anche, in fondo al pannello, i nomi di tre sopravvissuti: Bernardo Carenini di Colle di Sogno, Giuseppe Riva di Vercurago e Angelo Aquilino Frigerio di Calolzicorte, rimpatriati, nel giugno 194,5 da Mauthausen.

"Queste targhe - ha detto il Presidente Provinciale dell'Anpi Enrico Avagnina, facendo riferimento anche agli altri cartelli installati negli anni nel capoluogo della Val San Martino su iniziativa dell'associazione, citati anche nel suo intervento dal sindaco Marco Ghezzi - ci offrono la conoscenza di alcune componenti che formarono quel complesso e articolato fenomeno storico che è stata la Resistenza italiana", dove le brigate armate furono supportate in modo diffuso da chi, al rischio della propria vita, si impegnò "in un'opera di carità, ospitalità e fratellanza, come disse Carlo Maria Martini. E' triste - l'aggiunta di Avagnina, affiancato dal coordinatore del gruppo locale Michelangelo La Rosa - accorgersi oggi come queste opere, da parte delle istituzioni, non siano sempre leggibili verso altre donne, altri uomini, che fuggono dalle guerre e povertà del mondo".

Ad ascoltarlo, sul marciapiede divento troppo stretto per accogliere tutti gli intervenuti, oltre ad alcuni componenti dell'amministrazione comunale e soci Anpi, anche gli studenti dell'Istituto Rota. "Nel tragico e odierno teatro mondiale di 57 guerre, ci preme accompagnare questi ragazzi e queste ragazze lungo questo monumento diffuso, affinché questo non sia solo un momento di doveroso tributo, ma un racconto di fatti di guerra che si trasformi in una presa di coscienza e conoscenza contro tutte le guerre; perché sia un percorso che racconta un periodo triste e nefasto della nostra Patria, ma diventi strumento di partecipazione, di cittadinanza, di conoscenza della nostra Costituzione per cui dobbiamo essere grati a questi caduti. E' con questo intento che il prossimo 2 Giugno incontreremo in collaborazione con l'amministrazione comunale queste classi per consegnare loro la Costituzione, affinché questi nuovi cittadini con la loro partecipazione nel corso della loro vita ne rendano effettivi gli articoli più di quanto siano stati in grado di fare le nostre generazioni".

La chiusura è stata affidata alla nipote di Ernesto Cattaneo: “A loro – ha detto in riferimento al nonno e agli altri deportati – dobbiamo tutti qualcosa”, invitando dunque i presenti a “essere testimoni viventi delle loro azioni”.
"Arruolato come ufficiale medico e inviato sul fronte Jugoslavo, venne congedato nel 1941 a seguito della nascita del quarto figlio. Entrò nella Resistenza con il gruppo che faceva capo a Don Achille Bolis; si occupò di organizzare i militari sbandati e i giovani renitenti, in collegamento con i primi gruppi partigiani e con il CLN di Bergamo. Venne arrestato la notte del 22 febbraio 1944, interrogato presso la Casa del Fascio di Bergamo e quindi rinchiuso a San Vittore fino al 27 aprile, quando venne trasferito nel campo di Fossoli. Lì svolse l'incarico di responsabile sanitario finché, attorno al 21 luglio, venne trasferito al campo di Gries (Bolzano) e da lì a Mauthausen, dove giunse il 7 agosto 1944, per essere poi spostato a Gusen. La deportazione di Oscar Zannini fu particolarmente tribolata: dopo Gusen venne ancora trasferito a Flossemburg, poi presso la fabbrica d'armi annessa al campo di Mittelbau ed infine a Buchenwald. Qui fu mandato al lavoro coatto presso l'ex kommando di Dora (diventato lager autonomo) dove mortì il 15 febbraio 1945".
Così è scritto sul cartello inaugurato questa mattina in Largo Garibaldi in omaggio ai Deportati della Valle San Martino. Una targa che, oltre al dottor Zannini, ricorda anche Ernesto Cattaneo, mugnaio originario di Olgiate Molgora, fornitore di farina per i partigiani; Giovanni Ripamonti, calchese che si unì al gruppo di antifascisti formatosi a Calolzio attorno al medico condotto e all'arciprete; Giovanni Rosa, membro attivo della Resistenza, arrestato con il padre Giuseppe, imprenditore e già podestà. Tutti e quattro passati per Fossoli per poi trovare la morte nel sottocampo di Gusen. Riportati anche, in fondo al pannello, i nomi di tre sopravvissuti: Bernardo Carenini di Colle di Sogno, Giuseppe Riva di Vercurago e Angelo Aquilino Frigerio di Calolzicorte, rimpatriati, nel giugno 194,5 da Mauthausen.
"Queste targhe - ha detto il Presidente Provinciale dell'Anpi Enrico Avagnina, facendo riferimento anche agli altri cartelli installati negli anni nel capoluogo della Val San Martino su iniziativa dell'associazione, citati anche nel suo intervento dal sindaco Marco Ghezzi - ci offrono la conoscenza di alcune componenti che formarono quel complesso e articolato fenomeno storico che è stata la Resistenza italiana", dove le brigate armate furono supportate in modo diffuso da chi, al rischio della propria vita, si impegnò "in un'opera di carità, ospitalità e fratellanza, come disse Carlo Maria Martini. E' triste - l'aggiunta di Avagnina, affiancato dal coordinatore del gruppo locale Michelangelo La Rosa - accorgersi oggi come queste opere, da parte delle istituzioni, non siano sempre leggibili verso altre donne, altri uomini, che fuggono dalle guerre e povertà del mondo".
Ad ascoltarlo, sul marciapiede divento troppo stretto per accogliere tutti gli intervenuti, oltre ad alcuni componenti dell'amministrazione comunale e soci Anpi, anche gli studenti dell'Istituto Rota. "Nel tragico e odierno teatro mondiale di 57 guerre, ci preme accompagnare questi ragazzi e queste ragazze lungo questo monumento diffuso, affinché questo non sia solo un momento di doveroso tributo, ma un racconto di fatti di guerra che si trasformi in una presa di coscienza e conoscenza contro tutte le guerre; perché sia un percorso che racconta un periodo triste e nefasto della nostra Patria, ma diventi strumento di partecipazione, di cittadinanza, di conoscenza della nostra Costituzione per cui dobbiamo essere grati a questi caduti. E' con questo intento che il prossimo 2 Giugno incontreremo in collaborazione con l'amministrazione comunale queste classi per consegnare loro la Costituzione, affinché questi nuovi cittadini con la loro partecipazione nel corso della loro vita ne rendano effettivi gli articoli più di quanto siano stati in grado di fare le nostre generazioni".
La chiusura è stata affidata alla nipote di Ernesto Cattaneo: “A loro – ha detto in riferimento al nonno e agli altri deportati – dobbiamo tutti qualcosa”, invitando dunque i presenti a “essere testimoni viventi delle loro azioni”.
A.M.




















