Non soltanto camminare. Sul Viandante col Touring. Presentata a Lecco la nuova guida
Una nuova guida per il sentiero del viandante. Targata Touring club italiano. È stata presentata nei giorni scorsi alla Libreria Volante di via Bovara a Lecco con l’intervento del curatore: Ermanno Bosco, milanese, docente e guida escursionistica ambientale, autore di titoli dedicati ai cammini (quello delle Terre mutate da Fabriano all’Aquila e quello di San Francesco). A intervistarlo, Michele Castelnuovo, anch’egli guida escursionista e che i nostri lettori conoscono per la sua rubrica sui sentieri del nostro territorio.
Ed è stato proprio Castelnuovo a spiegare come il valore aggiunto di questa nuova guida, rispetto a quelle già edite e riedite in questi anni, sia l’andare oltre alla semplice descrizione dell’itinerario, ma offrendo una panoramica del territorio che si attraversa, raccontandone la storia e quel che c’è da vedere lungo il percorso, con il corredo di alcune interviste a personaggi che in qualche modo rappresentano il territorio attraversato.
E Bosco ha aggiunto: «Vero che siamo tutti turisti a diverse sfumature, ma attraversare un territorio lentamente significa accorgersi della geografia che cogli solo quando cammini: le geografia ti entra dentro, la storia viene dopo e si innesta sulla geografia.»
Non è un caso che la guida si apre con l’etimologia di viandante, «una parola superata». Si legge infatti: «”Viandante” è una parola sorpassata, che ha letteralmente ceduto il passo: il mondo dell’outdoor è popolato da skyrunner, camminatori, pellegrini, turisti, escursionisti e presunti viaggiatori. Lui, il viandante non si ascrive a nessuna di queste categorie. Via andante: il viandante è colui che va per la via, viaggia a piedi per lunghe distanze fuori dalla città. Il viandante non si incasella, è sempre un passo a lato, sosta al margine del sentiero, fuori traccia: forse per questa sua indifferenza è diventato un archetipo delle fiabe.»
E se per alcuni cammini c’un senso sotteso, per esempio religioso nel caso di quello di San Francesco dalla Verna ad Assisi e poi a Roma, in altri e nel nostro il senso è l’esperienza stessa del viaggio, del camminare, riscoprendo luoghi vicino a casa che magari avevamo trascurato fino a ieri.
«Ho percorso tre volte questo sentiero – ha detto ancora l’autore – e ho incontrato un po’ di persone, sia gente che camminava sia altri che vivevano nei luoghi roccati e che ho intervistato sulle prospettive che avessero, non tanto sul cammino quanto proprio sul territorio.» E allora il ristoratore e il librario a Morbegno, il preside in pensione a Lierna, il “ragno” Matteo Della Bordella, il naturalista che gli dice: «Per me il lago è il luogo più vicino in cui trovare qualcosa di remoto, perché sotto la superficie c’è l’ignoto. Il lago è un mondo nuovo: se ci pensi, fuori l’uomo ci va da sempre, “fuori” è uno spazio vecchio e conosciutissimo. Mi sono accorto che è cercando negli anfratti che si possono trovare cose nuove.» E la visita al museo della Moto Guzzi: «Francamente, a me le moto non piacciono proprio. Ma quel museo dovevo visitarlo…» Un sacrificio? «In realtà, è stata una visita interessantissima, il custode che mi ha accompagnato ha capito subito che non ero tipo da moto e allora mi ha raccontato altro, mi ha raccontata la storia di una fabbrica nata nelle trincee della prima guerra mondiale e allora la storia della Guzzi è diventata la storia d’Italia.»
In quanto al percorso, Bosco ha scelto la variante valtellinese rispetto a quella valchiavennasca. Si sa che ci sono due scuole di pensiero: da una parte quello più ufficiale e più ambiziosa che disegna un itinerario da Milano fino al Passo dello Spluga e quindi in Svizzera e vede tra i suoi propugnatori Alberto Conte, dall’altro quello che a Colico svolta verso Delebio e Morbegno ed è sostenuto da Albano Marcarini, il quale ipotizza poi di superare l’Adda e raggiungere la Val di Mello.
Nella sua guida, Bosco parte da Abbadia per raggiungere Morbegno. Non include il tratto da Lecco ad Abbadia che peraltro da un anno è interdetto al transito per via di una frana. Convinto lui e convinto anche Castelnuovo che, indipendentemente dalle prosecuzioni verso lo Spluga e Morbegno, il “cuore” del Sentiero del Viandante è il tratto a lago lungo il lago fino a Colico. Che in questi ultimi anni ha fatto registrare un notevole afflusso.
Si sa che il Sentiero del Viandante in quanto tale, un collegamento tra Lecco e Colico è un’invenzione recente che risale agli anni Novanta. In realtà – è stato detto – per i lunghi collegamenti si risaliva il lago con le barche; i sentieri erano utilizzati soltanto per i piccoli spostamenti locali. L’idea è stata appunto quella di collegare tutti i vari sentieri.
Tra l’altro – ha aggiunto Castelnuovo – fino a prima del covid, il Sentiero del viandante non se lo filava quasi nessuno. Da qualche anno, invece, c’è una crescita costante di frequentatore. «Perché siamo tutti esauriti – la spiegazione di Bosco - Siamo spaesati e allora per “ricentrarsi” la cosa più facile è appunto mettersi a camminare.»


E se per alcuni cammini c’un senso sotteso, per esempio religioso nel caso di quello di San Francesco dalla Verna ad Assisi e poi a Roma, in altri e nel nostro il senso è l’esperienza stessa del viaggio, del camminare, riscoprendo luoghi vicino a casa che magari avevamo trascurato fino a ieri.




D.C.




















