Welfare, oltre la polemica Marinoni-Bianchini: serve una regia pubblica forte, non una delega in bianco
La piccata replica di Gabriele Marinoni ad Enrico Bianchini ha il sapore di una reazione nervosa che non vuole guardare in faccia la realtà.
Nessuno evoca nostalgici ritorni a uno statalismo burocratico anni '70, solo portare una riflessione più profonda su un tema delicato e di grande valore. Sostenere la riflessione di Bianchini significa fare un'operazione di onestà intellettuale: riconoscere che l’attuale modello lecchese si è avvitato su se stesso. Bisogna dirlo con chiarezza: Lecco è ingessata da anni in un modello di esternalizzazione spinta che si configurava come una "sperimentazione innovativa".
La realtà è che nessuno in Italia ha copiato questo modello. Se fosse stata la panacea di tutti i mali, oggi farebbe scuola; invece, è rimasta un’anomalia locale che ha finito per delegittimare il ruolo e l'interesse pubblico, allontanando la cabina di regia dai sindaci e dai cittadini.
Dietro la narrazione affascinante della "co-progettazione" e del partenariato paritetico si nasconde spesso una realtà ben diversa. La co-progettazione non può essere una delega in bianco in cui il pubblico abdica al proprio ruolo di indirizzo politico e programmatico. C’è un tabù che va sfatato: un buon appalto, trasparente, rigoroso e con regole d'ingaggio chiare, è infinitamente meglio di una cattiva co-progettazione che si traduce in un monopolio di fatto e in una gestione autoreferenziale.
Un settore sociale che sia davvero "libero e concorrente" — all'interno di una cornice di regole ferree — porterebbe enormi benefici agli utenti e ai progetti.
Ma la domanda sorge spontanea: al pubblico e al terzo settore lecchese interessa davvero mettersi in gioco, o fa comodo mantenere l'attuale assetto? Sostenere le preoccupazioni di Bianchini significa pretendere che il Comune e l'Ambito tornino a fare i registi e smettano di fare gli spettatori paganti.
È tempo che la politica lecchese si svegli dal torpore e si riappropri della sua funzione più nobile: la tutela dei più fragili e di chi, ogni giorno, lavora per loro.
Nessuno evoca nostalgici ritorni a uno statalismo burocratico anni '70, solo portare una riflessione più profonda su un tema delicato e di grande valore. Sostenere la riflessione di Bianchini significa fare un'operazione di onestà intellettuale: riconoscere che l’attuale modello lecchese si è avvitato su se stesso. Bisogna dirlo con chiarezza: Lecco è ingessata da anni in un modello di esternalizzazione spinta che si configurava come una "sperimentazione innovativa".
La realtà è che nessuno in Italia ha copiato questo modello. Se fosse stata la panacea di tutti i mali, oggi farebbe scuola; invece, è rimasta un’anomalia locale che ha finito per delegittimare il ruolo e l'interesse pubblico, allontanando la cabina di regia dai sindaci e dai cittadini.
Dietro la narrazione affascinante della "co-progettazione" e del partenariato paritetico si nasconde spesso una realtà ben diversa. La co-progettazione non può essere una delega in bianco in cui il pubblico abdica al proprio ruolo di indirizzo politico e programmatico. C’è un tabù che va sfatato: un buon appalto, trasparente, rigoroso e con regole d'ingaggio chiare, è infinitamente meglio di una cattiva co-progettazione che si traduce in un monopolio di fatto e in una gestione autoreferenziale.
Un settore sociale che sia davvero "libero e concorrente" — all'interno di una cornice di regole ferree — porterebbe enormi benefici agli utenti e ai progetti.
Ma la domanda sorge spontanea: al pubblico e al terzo settore lecchese interessa davvero mettersi in gioco, o fa comodo mantenere l'attuale assetto? Sostenere le preoccupazioni di Bianchini significa pretendere che il Comune e l'Ambito tornino a fare i registi e smettano di fare gli spettatori paganti.
È tempo che la politica lecchese si svegli dal torpore e si riappropri della sua funzione più nobile: la tutela dei più fragili e di chi, ogni giorno, lavora per loro.
Belladitta Marco, coordinatore di servizi e responsabile di progetti sociali




















