A urne chiuse e occhi aperti
Lo ammetto: i flussi elettorali continuo a non capirli. Ero convinto - per più ragioni, soprattutto per il dispiego di risorse e propaganda - che Gattinoni vincesse al primo turno. I numeri mi han smentito.
Boscagli ha sorpreso tutti, probabilmente anche se stesso. Ha tenuto oltre le aspettative e ha raccolto voti che non erano e non sono "di partito".
Arrivare davanti al sindaco uscente (con tutto il vantaggio iniziale di posizione che questo comporta) contro quella macchina organizzativa, economica e propagandistica alle spalle, alimentata peraltro anche con risorse del bilancio comunale, cioè soldi dei cittadini - non è un dato di poco conto.
(A proposito: qualcuno sa quanto è costata finora la campagna elettorale di tutte le liste?)
Colombo ha fatto il compitino: candidato civetta per Gattinoni ha sottratto quel tanto che bastava per evitare la chiusura al primo turno a favore di Boscagli.
Ora la domanda è se per il ballottaggio indicherà una preferenza. Ogni voto conterà. Vale lo stesso per Losi e soprattutto Fumagalli: ci auguriamo che gli eventuali accordi vengano discussi alla luce del sole, davanti alla città, non in qualche segreteria o sacrestia di partito.
Gattinoni non ha preso i suoi voti e nemmeno la polarizzazione ha funzionato come sperava. Un elemento su cui dovrà riflettere - se avrà tempo e voglia - considerando tutto quello che aveva a disposizione: Pnrr, pubblicità sui giornali, maggioranza con consiglieri pronti a votare tutto senza fiatare (Dall'aumento delle tasse al piano della sosta, dalla centrale a gas in pieno centro alla gestione ventennale privata del nuovo Bione, da Cavagna per un pelo edificabile alla moschea approvata di nascosto, fino alla polizia in stazione arrivata solo dopo anni di violenza e, purtroppo, un omicidio.
È però solo il primo tempo e come insegna la storia di cinque anni fa - per dirla alla Chef Borghese di 4 ristoranti - tutto si può ancora ribaltare o confermare.
Ma un dato pesa su Gattinoni prima ancora di capire chi non è andato a votare e chi non l'ha scelto. Questa volta gli errori fatti al ballottaggio con Ciresa del 2020 per Boscagli saranno di lezione.
Gattinoni non potrà più giocare la carta della sorpresa, della novità, del giovane contro il vecchio. Delle dichiarazioni da televendita contro quelle harakiri.
Sul piano civico e social, prepariamoci ad altri dieci giorni di promesse, cene alla Piccola, asfaltature dell'ultimo minuto, visite di leader nazionali, cartelloni nuovi e cassette delle lettere intasate, becere offese in rete - ossia tutto l'armamentario per il far credere, per quelli che ci dovranno ri-cascare. Sarà durissima. Per noi cittadini
Boscagli ha sorpreso tutti, probabilmente anche se stesso. Ha tenuto oltre le aspettative e ha raccolto voti che non erano e non sono "di partito".
Arrivare davanti al sindaco uscente (con tutto il vantaggio iniziale di posizione che questo comporta) contro quella macchina organizzativa, economica e propagandistica alle spalle, alimentata peraltro anche con risorse del bilancio comunale, cioè soldi dei cittadini - non è un dato di poco conto.
(A proposito: qualcuno sa quanto è costata finora la campagna elettorale di tutte le liste?)
Colombo ha fatto il compitino: candidato civetta per Gattinoni ha sottratto quel tanto che bastava per evitare la chiusura al primo turno a favore di Boscagli.
Ora la domanda è se per il ballottaggio indicherà una preferenza. Ogni voto conterà. Vale lo stesso per Losi e soprattutto Fumagalli: ci auguriamo che gli eventuali accordi vengano discussi alla luce del sole, davanti alla città, non in qualche segreteria o sacrestia di partito.
Gattinoni non ha preso i suoi voti e nemmeno la polarizzazione ha funzionato come sperava. Un elemento su cui dovrà riflettere - se avrà tempo e voglia - considerando tutto quello che aveva a disposizione: Pnrr, pubblicità sui giornali, maggioranza con consiglieri pronti a votare tutto senza fiatare (Dall'aumento delle tasse al piano della sosta, dalla centrale a gas in pieno centro alla gestione ventennale privata del nuovo Bione, da Cavagna per un pelo edificabile alla moschea approvata di nascosto, fino alla polizia in stazione arrivata solo dopo anni di violenza e, purtroppo, un omicidio.
È però solo il primo tempo e come insegna la storia di cinque anni fa - per dirla alla Chef Borghese di 4 ristoranti - tutto si può ancora ribaltare o confermare.
Ma un dato pesa su Gattinoni prima ancora di capire chi non è andato a votare e chi non l'ha scelto. Questa volta gli errori fatti al ballottaggio con Ciresa del 2020 per Boscagli saranno di lezione.
Gattinoni non potrà più giocare la carta della sorpresa, della novità, del giovane contro il vecchio. Delle dichiarazioni da televendita contro quelle harakiri.
Sul piano civico e social, prepariamoci ad altri dieci giorni di promesse, cene alla Piccola, asfaltature dell'ultimo minuto, visite di leader nazionali, cartelloni nuovi e cassette delle lettere intasate, becere offese in rete - ossia tutto l'armamentario per il far credere, per quelli che ci dovranno ri-cascare. Sarà durissima. Per noi cittadini
Paolo Trezzi




















