Furti nelle chiese: il don 'grazia' il 24enne, il giudice lo stanga

L'ormai ex arciprete di Calolzio don Giancarlo Scarpellini (che all'anagrafe è registrato come Giovanni) lo ha "graziato". Il giudice titolare del fascicolo no. Pur avendo "depennato" il capo d'imputazione relativo ai fatti avvenuti nel capoluogo della Val San Martino, come da volontà del sacerdote che al tempo guidava la comunità e pur avendo riconosciuto l'imputato innocente in riferimento ad altra accusa, il dottor Paolo Salvatore, alla fine ha condannato il giovanotto ad una pena più alta di quella ipotizzata dalla Procura. 
Un'altra doccia fredda, dunque, quest'oggi in Tribunale a Lecco, per Massimo F., il 24enne già condannato, nel settembre 2025, a tre anni per omicidio stradale. C'era lui, infatti, alla guida della BMW serie 1 che, schiantandosi poco prima dell'imbocco della ss36 ad Abbadia, si è trasformata in una trappola mortale per Jennifer Alcani, la tredicenne che sedeva sul sedile passeggeri dopo essere scappata di casa in piena notte per unirsi al conducente e all'amico che aveva messo a disposizione l'auto, spirata dopo giorni di agonia per i traumi riportati nel sinistro.
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Il momento della restituzione del crocefisso con basamento a don Ottavio Villa

La nuova grana per Massimo F., come già emerso nei passaggi giudiziari precedenti all'udienza odierna, è connessa a fatti più datati nel tempo. Bisogna tornare infatti all'estate 2022, quando a stretto giro si sono registrate intrusioni nella parrocchiale di San Martino a Calolzio e nella chiesa di San Rocco a Lecco. Un colpo andato a segno, nel primo caso, con la sparizione di cassette delle offerte. Doppia visita, invece, in città con l'asportazione prima un crocefisso rivestito d'ottone dall'edificio sacro di Maggianico dove si è poi registrato un secondo tentativo di effrazione andato invece a vuoto per l'intervento di un parrocchiano.
L'intera vicenda è stata sviscerata oggi in Aula. In realtà, per quanto attiene Calolzio, pur arrivato appositamente da Bagnatica (svegliandosi alle 5 del mattina, come ha tenuto a sottolineare) dove risiede dal "pensionamento", don Giancarlo non è stato sentito: già davanti ai Carabinieri aveva dichiarato di non voler che il reo, qualora individuato, venisse perseguito, con la contestazione rimasta però in capo a Fusi per effetto di un'aggravante oggi ritenuta non applicabile dal giudice, chiudendo dunque la partita per difetto di querela.
L'attenzione si è dunque concentrata esclusivamente sui due episodi ambientati in San Rocco. In assenza dell'allora parroco don Ottavio Villa (ora spostato a Brivio e quest'oggi "in gita"), sono stati due fedeli a chiarirne i contorni. Il primo, membro del consiglio parrocchiale, ha ricordato di aver presentato lui stesso denuncia l'8 agosto 2022 in sostituzione del sacerdote a capo dell'Unità pastorale, dopo essersi accorto della mancanza di un crocefisso di inizio '800 rivestito d'ottone, da sempre esposto per l'adorazione. Il secondo, invece, ha avuto un ruolo attivo il giorno seguente: il 9, infatti, due soggetti, uno di colore e l'altro con un taglio di capelli "alla moda", avrebbero provato con una mazzetta e un martello, a sottrarre altro, venendo però disturbati dal suo ingresso in chiesa, dopo essersi insospettito per la presenza di una terza persona all'esterno. A suo dire "mancava la porta del tabernacolo", circostanza non confermata dall'operante delle Volanti della Polizia escusso, che non ricordava nemmeno segni di effrazione. Il parrocchiano ha indicato nell'imputato - presente personalmente, tradotto dalla comunità dove sta scontando la pena già passata in giudicato per l'omicidio stradale - il ragazzo visto in chiesa, dicendosi però non sicuro al 100% di tale riconoscimento.
Il sostituto commissario Marco Di Prinzio, invece, ha aggiunto il tassello mancante, spiegando come la Questura sia arrivata a Massimo F. In realtà, ha detto il testimone, inserito nell'ufficio che si occupa anche di tutela dei minori, le divise erano sulle tracce di un under 18 che in quei giorni si era allontanato da casa. La madre aveva segnalato loro che potesse essere proprio dove l'hanno poi trovato: nell'appartamento del 24enne oggi a processo. Dove non è stato trovato solo lo "scomparso" ma anche oggetti sacri, evidentemente fuori contesto, subito ricollegati ai furti avvenuti sul territorio a inizio agosto. Mandato così a giudizio, oltre a Massimo F. anche suo padre, intestatario dell'abitazione, tacciato di ricettazione, accusa caduta in udienza predibattimentale, quando il fascicolo è stato "mandato avanti" sono in relazione al figlio, assistito dall'avvocato Marco Possenti. 
Per il giovanotto oggi la Procura, nella persona del vpo Pietro Bassi, ha chiesto 9 mesi e 600 euro di multa. Il dottor Salvatore è stato più severo: un anno e 250 euro di multa la pena sentenziata, in riferimento solo furto di oggetti di pubblica riverenza (il crocefisso) al netto dunque dell'assoluzione "per non aver commesso il fatto" per l'intrusione del 9 agosto e al non doversi procedere per il capitolo Calolzio.
A.M.
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