Calolzio: giro (milionario) di fatture, indagata Michela Vittoria Brambilla

La notizia è stata lanciata da La Repubblica e sta rimbalzando non solo su tutte le testate nazionali ma anche nelle chat "politiche" del lecchese: la calolziese Michela Vittoria Brambilla, deputata tra le fila di Noi Moderati dopo una lunga militanza in Forza Italia, eletta alle ultime elezioni in Sicilia, è indagata, per quanto "battuto" finora senza essere smentito, nell'ambito in un'inchiesta della Procura di Milano vertente sul programma tv "Dalla parte degli animali", condotta proprio dall'ex ministro al turismo del governo Berlusconi. Trasmissione, quella in onda su Rete 4, inizialmente prodotta "in casa" da Mediaset e poi "confezionata", invece, stagione dopo stagione, da tre diverse società ora coinvolte nell'attività investigativa coordinata dai pm Antonio Pansa e Giancarla Serafini con l'aggiunto Paolo Ielo.
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Michela Vittoria Brambilla

Al centro dell'attenzione, l'ipotizzata emissione di fatture per operazioni inesistenti, utilizzate poi per dichiarazioni fraudolente. Oltre a Michela Vittoria Brambilla risultano indagati, a vario titolo, quattro legali rappresentanti/amministratori delegati nonché il presidente dell'Ente Nazionale cinofilia italiana (Enci) Espedito Muto. L'associazione - piuttosto lontana quanto a scopo rispetto alla mission del programma tv - dal 2020, avrebbe sostenuto con robuste iniezioni di denaro "Dalla parte degli animali", con il denaro della sponsorizzazione arrivato poi però, ad avviso della Procura, alla ditta individuale dell'onorevole Brambilla. Come? Attraverso l'interposizione delle tre società "attenzionate", nella ricostruzione dei magistrati che quest'oggi hanno disposto perquisizioni nella sede di Enci e delle imprese.
Tra il 2020 e il 2023, secondo gli inquirenti, arrivati a accendere poi un faro fino all'anno 2025, la ditta individuale della calolziese (che fino a quel momento, con la gestione diretta di Mediaset non aveva né percepito compenso né avanzato richieste a finanziatori/sponsor/produttori) avrebbe emesso fatture per poco meno di un milione di euro alle tre società produttrici, una cifra pressoché sovrapponibile  al quantum fatturato - anno su anno - dalle tre società a loro volta ad ENCI. Senza, dunque, trattenere nulla per l'attività asseritamente svolta di realizzazione del programma, situazione - concludono i pm - di fatto incompatibile con l'esistenza delle attività economiche dedotte in fattura.
Già in passato Michela Vittoria Brambilla aveva dovuto fare i conti con grattacapi giudiziari, legati, in quel caso, alle vicissitudini delle Trafilerie di famiglia. Se tale vicenda è già arrivata a definizione, per la nuova inchiesta, esequiti oggi perquisizioni e sequestri, si attenderanno ora le ulteriori mosse della Procura di Milano.
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