'L'anno zero' del Nameless sta per iniziare, sfida per il territorio

L’evento più atteso della stagione sta per iniziare: Nameless Festival “torna a casa”, al Bione, dopo diversi anni. Questo ritorno non è da leggere solo come un cambio di location, ma una scelta identitaria che investe la città e l’intero territorio, chiamato ora a misurarsi con un evento dai numeri imponenti: 90.000 presenze attese per la tre giorni di musica con sabato 30 maggio, anche dall’estero, e oltre 100 artisti.
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La presentazione si è tenuta in mattinata, nell'area allestita per l'occasione presso il centro sportivo. Ad aprire gli interventi è stato Alberto Fumagalli, CEO e fondatore del Festival, che ha ringraziato amministrazioni e forze politiche sottolineando come “mai come quest’anno” Nameless abbia percepito un supporto trasversale, motivo di orgoglio dopo undici edizioni.
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Il cuore del suo messaggio è però legato alla sfida logistica e territoriale: tornare a Lecco significa lavorare “per essere il più perfetti possibile” nella gestione dei flussi e costruire un modello che funzioni sul campo, perché “solo così si può partire con il piede giusto”. E soprattutto significa creare sinergie: Fumagalli ha richiamato la collaborazione con le società sportive e l’obiettivo di far incontrare “mondo culturale, sportivo e turistico”, trasformando l’evento in un’occasione strutturale per il territorio, non in una parentesi.
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Il sindaco Mauro Gattinoni ha legato l’arrivo del Festival al calendario della città, parlando di un incastro con appuntamenti rilevanti e ringraziando l’organizzazione “per essere voluta tornare a casa, a Lecco”. Il primo cittadino ha insistito sull’aspetto comunitario: il Bione, luogo dello sport, diventerà per tre giorni un grande spazio di socialità, “pieno di ragazzi che vogliono fare amicizia nel contesto della musica”.
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Ma Gattinoni non ha nascosto la portata dell’impegno, rivendicando l’investimento della città sulla “professionalità degli organizzatori e degli addetti” (citando le forze in campo tra organizzazione, sicurezza e accoglienza) e definendo questa fase come un inizio: “siamo solo all’anno zero”, con la speranza che Nameless possa confermarsi “con identità lecchese” su scala internazionale. Un passaggio, il suo, che racconta bene la posta in gioco: l’evento è percepito come una leva di posizionamento per Lecco, anche oltre la dimensione strettamente musicale.
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Sulla stessa linea l’assessore all'attrattività Giovanni Cattaneo, che ha spostato il focus sull’immagine del territorio: nei prossimi giorni, ha detto, “ci godremo dell’ottima musica” ma soprattutto tutto ciò che verrà “fotografato e rilanciato” contribuirà a mostrare “l’immagine più bella di questo territorio”.
Cattaneo ha richiamato le montagne come elemento protagonista e ha indicato una direzione per le prossime edizioni: valorizzare ancora di più anche il lago, completando la narrazione turistica lecchese.
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Il suo intervento è stato anche un ringraziamento operativo al “team del Comune” – tra polizia locale e uffici – per il lavoro sulla macchina organizzativa (dalla gestione dei rifiuti alla tenuta degli spazi), con un appello alla collaborazione: “vi chiediamo di aver cura di questo luogo che la città mette a disposizione con generosità” e di lasciarlo “ancora più in ordine di come è stato dato”. Un invito che, letto in controluce, restituisce il senso di corresponsabilità che un evento del genere richiede alla comunità ospitante. Cattaneo ha inoltre rimarcato il valore sociale dell’iniziativa, dicendo “anche da genitore” di coglierne “tutto il bello” come proposta per i giovani.
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A chiudere il giro istituzionale è stato il consigliere regionale Mauro Piazza, che ha definito Nameless un evento dalla “capacità magnetica” capace di superare i confini di regione e Paese. “I numeri sono impressionanti”, ha sottolineato, e proprio per questo “adesso sta a noi come territorio organizzarci per accoglierlo”. Nel suo intervento emerge un tema centrale per Lecco: la possibilità di consolidarsi come polo autonomo e riconoscibile nel quadro lariano. Piazza ha parlato di un contagio positivo già visibile nei pubblici esercizi e ha sintetizzato l’ambizione territoriale in un passaggio netto: confermare Lecco come capitale del lago tanto quanto Como. Anche qui, il ritorno del Festival in città diventa un simbolo e un acceleratore di reputazione.
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Dopo gli interventi, l’organizzazione ha ricostruito il quadro dei servizi e delle scelte pensate per rendere il Festival sostenibile e gestibile sul piano locale, richiamando diversi punti già emersi nelle note operative: dall’incentivo ad arrivare tramite percorsi ciclopedonali alla conferma del modello cashless e alla presenza di punti acqua gratuiti.
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Le linee delle navette
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Centrale anche la strategia sulla mobilità: navette gratuite (attive in fascia ampia, fino a notte inoltrata, per collegare centro e comuni della cintura) e partnership con Trenord, con un treno straordinario notturno utile a ridurre l’uso dell’auto privata.
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La disposizione dei parcheggi in città
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Particolare attenzione è stata dedicata al tema viabilità e parcheggi (QUI le informazioni sulle modifiche previste) e garantire sicurezza nei flussi in entrata e in uscita. Sullo sfondo resta la dichiarazione di intenti più “lecchese” di tutte: non crescere in grandezza, ma aumentare la qualità, facendo del ritorno al Bione non un semplice ritorno fisico, bensì una scelta di lungo periodo.
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Tra i dati richiamati dall’organizzazione, anche la componente internazionale: circa il 20% dei biglietti viene venduto fuori dall’Italia, con una quota importante dagli USA, segno di un richiamo che supera i confini nazionali. E sul fronte artistico il cartellone punta su nomi di fama mondiale: tra gli headliner spicca Calvin Harris, insieme ad altri protagonisti della scena elettronica internazionale.
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Ad affiancare il Festival una novità di quest’anno: con un’attenzione particolare al rapporto tra musica e città, arriva anche la Lake Como Music Week: una rassegna di appuntamenti diffusi nel centro di Lecco dal 28 maggio all’1 giugno, tutti a ingresso gratuito, tra talk, showcase e side events. Un “warm up” che allarga l’orizzonte oltre l’area del Bione e porta il racconto di Nameless dentro i luoghi simbolo della città, dal Palazzo delle Paure a Officina Badoni, con incontri guidati dal giornalista Damir Ivic e ospiti che spaziano dalla divulgazione culturale al dietro le quinte della produzione musicale.
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Il messaggio conclusivo, in definitiva, è chiaro: tornare a Lecco significa riportare il Festival dove è nato e, allo stesso tempo, affidare a Lecco un ruolo nuovo. Non solo città che ospita, ma territorio che costruisce un evento capace di generare turismo, racconto e identità. E se davvero, come ha detto Gattinoni, questo è “l’anno zero”, il valore del Nameless 2026 si misurerà anche nella capacità di trasformare l’energia di tre giorni in una traiettoria stabile per tutta l’area lecchese.
M.E.
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